Stop all’immigrazione di massa: parola alla nostra economia

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“La minestra non la si mangia mai come appena tolta dalla pentola”
Dopo aver sentito l’UDC e gli altri partiti valligiani, IL BERNINA ha chiesto un parere sull’approvazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa ad alcuni esponenti dell’economia valposchiavina: Roberto Nussio, Guido Badilatti e Dario Cao.

Iniziamo da Roberto Nussio, presidente della PER (Promozione Economica Regionale) e per molti anni a capo della Banca Cantonale Grigione a Campocologno. Ecco la sua analisi.

Comincio dal settore energetico, quindi da Repower. Al momento l’Unione Europea risponde piccata ma dovrà entrare in discussione perché dalla Svizzera passano delle grosse linee elettriche tra nord e sud. Penso che ci saranno delle decisioni pragmatiche in special modo con la Germania e l’Italia, la quale ne ha di bisogno. Per i progetti a lunga scadenza, leggi LagoBianco, al momento questo è fermo di per sé. Vedremo nei prossimi 2 – 3 anni se si muove qualche cosa. Alla lunga non penso che si possa fare a meno di bacini stile LagoBianco. Ci vogliono montagne, acqua e soldi. Le opzioni rimangono dunque aperte.

Per gli artigiani e commercianti invece il problema è quello delle seconde case e non tanto il risultato del 9 febbraio. Vedremo se anche su questo tema il Canton Grigione potrà raggiungere un qualche compromesso. Se così sarà, si vedrà quanti lavoratori potranno accedere in base alla richiesta.

All’Ospedale San Sisto e alla Casa Anziani non dovrebbe cambiar nulla, così come per le due grosse ditte situate nel Comune di Brusio. Sempre che il governo svizzero mantenga la promessa di non voler mandar via chi già c’è: e non ho motivo di non crederci. I primi segnali dati dai fautori dell’iniziativa lasciano credere che gli stessi non abbiano nessuna intenzione di “farsi e farci del male”. Al contrario, nel caso il numero di persone aventi diritto tra 2 – 3 anni fosse basso, temo che riceveranno il diritto ad accedere preferibilmente lavoratori esteri con profili di alta qualità. Per noi dunque, negativo.

Per quanto riguarda il settore finanziario ci saranno probabilmente delle reazioni negative anche da parte dell’Italia che con il tempo si attueranno. Il fatto che alcuni istituti in valle si stiano “reinventando” specializzandosi sulla gestione di patrimoni dichiarati al fisco, è di buon augurio. Passando al turismo, la questione è di prezzo dei servizi e della capacità di spendere dei visitatori. Per quanto riguarda il personale vale lo stesso ragionamento fatto appena sopra.

Infine credo che la minestra non si mangia mai come appena tolta dalla pentola. Quando un tessuto che serve a molti si strappa, di solito, dopo le colpe rivolte all’uno e all’altro, si cerca di ricucire il tutto: per poterlo ancora usare.

Un’analisi ricca, che fra i diversi punti tocca il settore sanitario. Così abbiamo rivolto due domande anche al direttore dell’Ospedale San Sisto e della Casa Anziani di Poschiavo, Guido Badilatti. Ecco la prima: in futuro le due strutture devono temere delle difficoltà nel reperire il necessario personale qualificato?

Risulta tuttora difficile rispondere a questa domanda in quanto nessuno sa bene quali cambiamenti aspettarsi. Infatti le diverse questioni toccate dal testo dell’iniziativa non sono definite. Nel caso di un ripristino del sistema in vigore prima della libera circolazione delle persone, occorre sapere in quali settori e soprattutto in che forma verranno introdotti i contingenti.

E la seconda: ha notato delle preoccupazioni fra il personale “straniero” dopo l’esito della votazione?

No, non ho recepito nessuna preoccupazione di particolare rilievo ad eccezione di alcune infondate paure.

Infine abbiamo interpellato l’imprenditore valposchiavino e esponente UDC Dario Cao, rivolgendogli il seguente interrogativo: il pensiero politico del suo partito non rischia di mettere in difficoltà attività imprenditoriali come la sua, se si pensa ad esempio al reperimento della forza lavoro?

Quale imprenditore che occupa per il 90% frontalieri il risultato di domenica 9 febbraio non mi preoccupa, anzi sono convinto che è un bene per il futuro della Svizzera. Come premessa voglio far notare che i nostri frontalieri, che vivono con la loro famiglia in Valtellina, non rappresentano un’immigrazione di massa. È una realtà che viviamo da tantissimi anni, senza nessun problema. Io impiego frontalieri, dato che non trovo operai indigeni, per cui anche in futuro, con i contingenti, potrò impiegare manodopera straniera. Sono però convinto che se devo impiegare un nuovo operaio è giusto che la mia ricerca dia la precedenza a una persona qualificata che faccia parte del mondo lavorativo svizzero, dato che lavoro, vivo e beneficio del sistema svizzero.

Negli ultimi anni sui cantieri si è notato un cambiamento. Prima della libera circolazione trovavamo maggiormente valtellinesi, operai di spiccata professionalità, qualità e disponibilità, molto interessati in primo luogo a svolgere il loro lavoro in modo perfetto oltre che, naturalmente, a percepire lo stipendio. Negli ultimi tempi è più difficile trovare le persone con la formazione desiderata, anche se cresce il numero di candidati che vengono da regioni sempre più lontane. È più difficile perché scarseggia la preparazione professionale e, a volte, viene meno l’interesse di svolgere ogni lavoro con la dovuta dedizione anche da un punto di vista tecnico. La conseguenza di tutto questo è una netta diminuzione della qualità del lavoro eseguito. Questo richiede più controllo e quindi più spese per la mia ditta. Dunque, è meglio che in futuro formiamo la nostra gente e chi è già legato alla nostra realtà e mentalità. Così facendo riusciamo a rendere stabile il mondo del lavoro e mantenere i salari a un livello buono. Invece la libera circolazione senza limiti provoca una pressione sui salari e sulla manodopera composta da persone svizzere e da frontalieri che abitano ovviamente nella vicina Valtellina. Se una ditta può contare su operai formati, che non devono temere di perdere il posto solo perché altri sono disposti a lavorare per una retribuzione inferiore, allora è possibile costruire un gruppo che cura la stessa mentalità della ditta e che genera armonia, qualità e efficienza. Come imprenditore sono dunque molto interessato a formare un gruppo che possa essere sempre più solido nel tempo e in cui il singolo operaio possa avere una certa sicurezza occupazionale e retributiva. Questo è possibile solo se la circolazione delle persone è regolata e pianificata, come vuole l’iniziativa.

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