La discriminazione operata dagli animalisti… con le loro contraddizioni

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Comunicato dell’ATsenzaGP
Sono sempre più gli animal-ambientalisti estranei, confusi, che non fanno differenza alcuna fra gli umani e gli animali. Alcune cerchie di loro tendono a classificare gli animali, classificandoli fra animali di valore superiore ad altri e allo stesso tempo eguagliandoli all’essere umano.

Questa comprensione e sensibilità anomala verso il regno animale e in particolar modo rispetto ai grandi predatori, presenta un’inquietante analogia con la discriminazione.

Questa forma di “razzismo animale” è un atteggiamento da condannare, poiché non è corretto ritenere le sofferenze di un lupo o di un orso ferito siano di valore superiore alle sofferenze sopportate da cervi,caprioli o da animali da reddito. Nasce spontanea la domanda: la vita di una pecora o di un asina gravida, terribilmente dilaniate da un attacco e lasciate in agonia per ore e ore, vale molto meno della vita di un lupo o di un’orso?

Non si riesce a comprendere quali sentimenti nascono nel cuore degli animalisti, che dimostrano una comprensione e una sensibilità anomala e morbosa verso un grande predatore che ha sofferto dopo un tentativo di abbattimento, ma che ignorano totalmente le terribili sofferenze prodotte dai grandi predatori sugli altri animali ritenuti di specie inferiore.

Ancora più preoccupante il fatto che esistono autorità politiche e giudiziarie che sostengono questi modi barbari di convivenza, dimenticando che sono a capo di istituzioni, che dovrebbero garantire la sicurezza e il benessere di tutti i cittadini che hanno dato loro la fiducia con il loro voto!!

In difesa contro questi obbrobri si stanno formando delle opinioni contrarie in cui si cerca di mantenere lo stato quo vivibile e sostenibile, senza quindi voler introdurre i grandi predatori, che presto o tardi devono essere abbattuti perché provocano solo disagi e danni.

In questo contesto delle delegazioni provenienti dall’arco alpino svizzero si sono incontrate ultimamente a Berna con l’Associazione svizzera dei contadini per fare il punto alla situazione.

I fatti:

  • In Svizzera durante l’anno 2013 nel Cantone Vallese sono state predate dal lupo più di 100 pecore, nel Cantone Ticino più di 20, nel Cantone Uri 22, nel Cantone dei Grigioni singole.
  • Altri esempi dall’Arco alpino negli ultimi anni: in Piemonte le predazioni sono di diverse centinaia (testimonianza disperata del pastore Durbano del Comune di Monterosso in Val Grana e altre) mentre per esempio in Francia dove si convive da oltre 20 anni le perdite sono in drastico aumento e hanno toccato per l’anno 2012, le 5848 unità! (Leggi qui  e cfr. pure lo studio riportato sul Grigione Italiano no. 47 del 21.11.2013, pag. 3).
  • Si constata in modo palese che malgrado la presenza di cani da protezione dei greggi le predazioni non possono essere escluse. Da ultime esperienze fatte sia appunto in Piemonte, sia sulle Alpi Francesi emerge poi che i lupi, dove esistono da alcuni anni, “imparano” ad attaccare in modo sempre più deciso e senza alcun timore le greggi, ma anche vitelli o puledri/cavalli… anche in presenza dei cani…, i quali non riescono assolutamente più a difendere le loro malghe… riuscendo a ferire gli stessi cani e seminando panico e morte, anzi minacciando seriamente anche l’uomo (p.es. l’anno scorso in Val Maira: un motociclista inseguito da due lupi venne salvato all’ultimo momento da compaesani entrando nel paese di Macra San Damiano!). Confronta pure per esempio quanto accaduto di recente in Lessinia o nella Maremma!

 

Vivere la montagna con delle escursioni, in futuro, sarà sempre più problematico e a volte impossibile. Sono innumerevoli le lamentele dei turisti che sono stati cacciati o addirittura aggrediti e costretti a fare dietro-front. Aggressioni che in alcuni casi sono sfociate in denunce al detentore del cane.

La bella parola convivenza che ci vogliono imporre continuamente gli animalisti e gli ambientalisti è quindi proprio solo una grande illusione.

L’orso, è un altro grande predatore, che crea pure grossi problemi, specialmente per i piccoli ruminanti, e può essere pericoloso anche per l’uomo. Proteggere gli apiari con recinzioni elettrificate, abolizione del compostaggio nel proprio orto a favore di una raccolta centralizzata con appositi contenitori per i rifiuti, recinzione di tutti i frutteti e recinzioni elettrificate o fisse di tutte le forme di scorte alimentari (conflitto poi con la pianificazione/leggi edilizie!), resta soltanto un pio desiderio! Quando agli orsi saranno precluse tutte le fonti di cibo, suo malgrado, lo cercheranno ovviamente negli abitati.

Cerchiamo di difendere le tradizioni e culture della nostra gente di montagna. Se i nostri popoli non possono portare le loro greggi, o malghe sui loro piccoli alpeggi, lavorare i loro maggesi, allora sì che perderemo una bella parte della biodiversità di queste zone e andrà avanti l’imboschimento con tutte le sue conseguenze! Allora altro che nuova politica agraria 2014-2017 con preferenza di coltivazione del paesaggio e delle montagne!

I fanatici animalisti e in parte anche certi ambientalisti vogliono farci credere che qualche orso e alcuni lupi siano un contributo alla biodiversità, sebbene questi animali dalle nostre parti non hanno più un habitat naturale, perché il territorio è troppo antropizzato.

E noi abitanti dell’arco alpino non siamo d’accordo di abbandonare le nostre montagne e le nostre vallate per creare i cosiddetti parchi… alcuni dei quali anche in Svizzera, di enormi dimensioni già ormai programmati e pronti all’uso!?

Proprio ad esempio la Valposchiavo si può vantare di possedere uno dei paesaggi più coltivati al Sud delle Alpi. Questa opera è frutto di un intenso lavoro dei nostri antenati che si è protratto fino al giorno d’oggi. Lasciare all’abbandono le alte terre è una perdita economica e culturale.

Da oltre un anno, in Valposchiavo, non si è notata la presenza di ulteriori grandi predatori, ma la continua crescita della popolazione di orso nella vicina provincia di Trento e lo spostamento del branco di lupi del Calanda, verso la Domigliasca (con un assaggio anche da noi), non ci permette di abbassare il livello di guardia.

Se ci si vuole riparare contro le valanghe, non si può attendere fino a quando sono scese e provocato il danno, ma bisogna poter intervenire con un buon margine di anticipo! Dice bene un detto tedesco: “Wehret den Anfängen”! (Difendiamoci dagli inizi… e prima che sia troppo tardi!).

ATsenzaGP