Pronti a continuare invece che a cambiare…

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L’opinione di Poschiavo Viva
“La politica è la dottrina del possibile” e in questo è ben difficile dare torto a Bismarck. Tuttavia, il possibile non si limita alla casualità o ai compiti ordinari, ma si concretizza nella formulazione di obiettivi precisi e nella realizzazione d’interventi efficaci e lungimiranti.

In questo senso, bisogna constatare che al termine del quadriennio politico, c’è ben poco da esibire a livello comunale e cantonale. La situazione finanziaria peggiora costantemente; la legge sull’efficienza energetica si è rivelata inefficace, stralciando inizialmente e riducendo poi i contributi nel preventivo; la conclusione della controversa revisione della pianificazione locale si rinvia ormai automaticamente, nonostante si tratti di definire alcune zone; procedure edilizie che si trascinano per anni nell’improduttivo groviglio di consulenti e il Centro tecnologico del legno, l’unica iniziativa prestigiosa, evidenzia delle notevoli incongruenze.

I problemi del Comune sono tangibili e non si risolvono congelandoli e tantomeno con frasi fatte. Serve un radicale cambiamento e invece, l’espressione politica più incisiva per la candidatura in Gran Consiglio si riduce al tirare a campare, annunciando d’essere sostanzialmente “pronti a continuare”.

Intanto, il Governo ha approvato le concessioni per il progetto Lagobianco. Questa notizia non rappresenta una sorpresa – quando è direttamente coinvolto l’azionista di maggioranza – però, le implicazioni, connesse agli aspetti ecologici, sono altrettanto importanti e tutt’altro che marginali per il Comune di Poschiavo. Infatti, qualora il progetto venisse realizzato, Repower deve procedere ad ampie misure di protezione, ripristino e compensazione. E qui torna la famosa “spina dorsale”, celebrata nel 2012 persino da un concetto di sviluppo territoriale che non è mai stato dibattuto e tantomeno analizzato seriamente. Tuttavia, le rivitalizzazioni lungo il Poschiavino, che Repower dovrebbe attuare come misure di compensazione, non si limitano al contesto del progetto Lagobianco, ma sono parte integrante del “Concetto di sviluppo delle acque Valposchiavo” e risulteranno vincolanti al termine della revisione della pianificazione regionale e comunale.


I costi delle rivitalizzazioni

L’aspetto inquietante di queste condizioni non si riduce quindi al notevole impatto territoriale, derivato da un concetto approssimativo che ha ampliato di proposito le dimensioni dell’intervento, ma riguarda sostanzialmente le conseguenze finanziarie. Le probabilità che il progetto Lagobianco venga realizzato si assottigliano costantemente, a meno che il Cantone e la Confederazione non siano disposti a investire diverse centinaia di milioni. Pertanto, sottratti i sussidi, le rivitalizzazioni causeranno dei rilevanti costi che dovranno essere assunti interamente dal Comune. Forse, l’intervento potrà essere rimandato per alcuni anni o persino decenni – come speculano e sperano alcuni Consiglieri comunali – ciononostante, presto o tardi sarà inevitabile procedere alla realizzazione del progetto di rivitalizzazione, indipendentemente dallo stato delle casse comunali.

Una considerazione insostenibile, perché sarà improbabile che in futuro le condizioni economiche del Comune saranno floride a tal punto da permettere lo stanziamento di parecchi milioni per un intervento territoriale superato e improduttivo. Ma particolarmente irritante è il fatto che, in questo modo, gli attuali responsabili politici addossano alle prossime amministrazioni l’incombenza d’aumentare l’indebitamento pubblico o alzare il tasso fiscale.


La crisi del settore idroelettrico

La concessione non prevede termini relativi all’inizio dell’esecuzione, lasciando a Repower un ampio spazio di manovra e ostacolando nel presente e nel futuro la possibilità di sviluppare e finalmente potenziare il territorio comunale per un progetto idroelettrico in fase terminale. Tantomeno contempla delle riserve per circostanze particolari come nel caso delle rivitalizzazioni: senza centrale di pompaggio niente soldi. L’industria idroelettrica è in manifesta crisi e i lungimiranti manager che hanno trascurato i prevedibili sviluppi nel settore energetico, anziché sgomberare consapevolmente le poltrone, tentano d’attribuire le responsabilità alle pratiche di sovvenzionamento dell’energia solare ed eolica. Eppure, proprio da un rapporto dell’Unione europea è trapelato che la maggior parte delle sovvenzioni pubbliche non è stata destinata agli impianti alternativi (30 miliardi) ma bensì alle centrali a gas, a carbone e – guarda caso – alle centrali nucleari. Insieme superano i 130 miliardi annui, senza calcolare i costi ambientali o la copertura finanziaria delle catastrofi nucleari, ovviamente accollati allo Stato! Stranamente, il sovvenzionamento delle fonti convenzionali non viene considerato una distorsione del mercato. Una circostanza sconcertante che presumibilmente presenterà forti analogie anche in Svizzera, se consideriamo l’intenso lobbismo dell’industria energetica e il notevole coinvolgimento azionario dei cantoni.

Il mercato dell’energia è in subbuglio e probabilmente, presto o tardi, verranno definite delle misure di sostegno per evitare il definitivo tracollo dell’energia idrica. Ma da questa particolare situazione sono toccati in modo vitale anche i comuni concessionari, perché la loro dipendenza finanziaria li rende particolarmente vulnerabili. E nel nostro caso, questi rischi vengono accentuati da un assoggettamento politico che dalle istituzioni comunali si estende al Gran Consiglio. Inevitabilmente, le prospettate correzioni alle normative, che strangolano l’energia idroelettrica, non miglioreranno la situazione di mercato – sarebbe comunque interessante capire in che modo si pensa di regolare la produzione tedesca da Coira. Semmai, resta la possibilità di contribuire a un lieve risanamento delle aziende con nuove sovvenzioni, oppure strangolando ulteriormente i comuni.


Gli interessi del triunvirato

Questo è un anno d’elezioni, pertanto, non sorprende che simili contesti non vengano approfonditi. I legami con Repower sono ben solidi, la coalizione in Giunta e il triunvirato in Consiglio assicurano la condivisione degli interessi e l’affossamento di qualsiasi intervento critico, pertanto, è meglio continuare e lasciare alle future generazioni l’onere di sbrogliare la matassa.