La replica di Poschiavo Viva
Le opinioni formano la base di tutte le discussioni. In questo senso, non esiste motivo di contestare l’intervento liberale. Hanno tutto il diritto di esporre il loro punto di vista. È normale trovarsi in disaccordo sui diversi temi politici comunali e non condividere le perplessità degli altri.
Ciononostante – e qui emerge il problema principale – gli esiti di un dibattito non dipendono da argomenti raggranellati in fretta e furia, tanto per dire qualcosa e poter marcare il proprio disappunto o la propria permalosità. Ma da contenuti che esprimono un minimo di consistenza e, specialmente, sono supportati da informazioni solide.
C’è ben poco da ridere
La situazione comunale non fa proprio sorridere. Il sorridente liberale può contestare la problematica della “convergenza d’interessi” e dei relativi giochi di potere o sminuire l’effetto delle coalizioni per difendere gli interessi particolari. Tuttavia, è semplicemente assurdo asserire che questi temi vengano discussi per presentare Poschiavo Viva come una vittima di complotti politici. Semmai, la vittima non è il movimento, ma la Popolazione poschiavina. L’opposizione politica non è premeditata, ma risulta dalla preclusione, dalla reticenza d’ampliare i campi di valutazione, limitandosi agli aspetti stabiliti dai soliti attori. Durante la campagna elettorale si parla di continuare, d’impegnarsi per il bene comune, ma ciò che conta sono i risultati. E raramente uno sviluppo, anche contenuto, è stato raggiunto dall’immobilismo mentale o da un approccio acritico.
Poschiavo Viva ha raccomandato di non approvare la legge sull’efficienza energetica di Karl Heiz, perché troppo onerosa, disperdendo inutilmente i contributi comunali. La necessità finanziaria di ritardare la messa in vigore, dimostra l’attendibilità degli argomenti presentati. Anche la mozione per il consolidamento dello stato finanziario era ed è più che mai pertinente. Il partito liberale, che si vanta di una particolare competenza finanziaria, non ci ha pensato, preferendo lo strangolamento dei comuni con la riduzione del tasso fiscale per le società commerciali. Pertanto, resta solo l’attacco al dipartimento di Renato Isepponi. Ma per quale motivo non hanno inoltrato un referendum contro il preventivo deciso dalla Giunta, se ritenevano che esistesse una possibilità di ridurre le uscite senza compromettere quei servizi pubblici?
Solo chiacchiere
Nondimeno, lo spunto riguardante l’interramento della linea d’alta tensione dimostra la particolare focalizzazione mentale del sorridente liberale. Infatti, il caso, tematizzato da Poschiavo Viva in un postulato, doveva essere discusso con i diretti interessati, chiedendo ufficialmente a Swissgrid (gestore delle linee elettriche a livello nazionale) di liberare il nostro paesaggio dalla linea ad alta tensione e d’integrarla nella prevista galleria, che dall’Ospizio Bernina doveva portare l’acqua del Lago Bianco direttamente nel Lago di Poschiavo. Per il Consiglio (Repower) questo non era il momento opportuno, poiché poteva intralciare e persino ritardare la procedura d’approvazione della concessione. Tantomeno, è stato disposto a valutare positivamente la variante Miralago – Robbia.
E non bisogna essere dei veggenti o possedere delle particolari facoltà intellettuali per capire quali interessi dovevano essere difesi e chi ha lottato in prima linea contro gli obiettivi del postulato. La proposta di respingere il postulato, espressa dall’esecutivo comunale, aveva definitivamente compromesso la posizione del Comune nei confronti di Swissgrid. Non era il momento opportuno, ma quando mai si sarebbe verificato quel momento ideale? Perdendo tempo con le solite chiacchiere, passando da seduta in seduta senza un minimo risultato? Ascoltando i pretesti di Karl Repower piuttosto che gli argomenti di Swissgrid? La vita è troppo corta per sprecarla in ciarle.
La distruzione del territorio è pianificata
Anche la pianificazione territoriale è un tema molto interessante. Risalta però che il sorridente e zelante portavoce del partito liberale non si è degnato di leggere i nostri testi. Infatti, Poschiavo Viva non ha solo criticato aspramente la procedura diretta da Menghini, ma, all’inizio del quadriennio, ha pure inoltrato una mozione, proponendo dei precisi criteri per la revisione. Menghini, ha preferito un’altra via, consigliato dai soliti consulenti. Così, ha inizialmente pasticciato intorno alle zone industriali e artigianali, poi è arrivato il turno dell’inutile concetto di sviluppo territoriale, che si è distinto per “i progettini del consulente urbanistico”.
Anziché analizzare seriamente le situazioni di conflitto territoriale, formulare degli obiettivi per la riqualificazione del paesaggio e degli insediamenti, vagliare e definire le esigenze future, questo concetto si è limitato a stabilire delle ubicazioni ed elogiare – guarda caso – la rivitalizzazione del Poschiavino. In questo modo, il centro culturale finisce letteralmente al cimitero invece che ai Cortini, la zona industriale a Robbia invece di suddividerla e ubicarla in aree meno conflittuali, il campo sportivo al Cavresc (senza rete per non compromettere il paesaggio!) invece che ai Pradei o all’Annunziata (dove esistono già un campo sportivo e una palestra!). Poi, per dare un tocco artistico allo studio urbanistico, dimezza la via da Spultri con una fila d’alberi e distrugge il contesto di S. Maria con un nuovo tracciato stradale.
Durante una lunga seduta, queste e altre inconcepibili proposte sono state discusse, senza trovare un minimo spiraglio. Menghini e i suoi esperti hanno altre priorità, altri obiettivi, non certo la riqualificazione e lo sviluppo del territorio. Dopo arriva il momento dei gruppi di lavoro. Non resta che discutere durante poche sedute le proposte già decise a tavolino, magari segnalare alternative e – al limite del masochismo – sperare in un cambiamento di rotta. Scommettiamo che poco è cambiato? Tanta scena, tanto fumo, tanto denaro speso… ma Poschiavo Viva non è disposta a partecipare alla premeditata distruzione del territorio. Caro liberale, c’è poco da sorridere, quando l’occasione di rivalutare il territorio poschiavino viene semplicemente sciupata dall’ottusità politica.
Il progetto del triumvirato
Degrado e interessi particolari. Questo scenario è pienamente riproposto dal progetto, ubicato nei pressi della via Olimpia. Il sorridente liberale ritiene probabilmente che i suoi ragionamenti siano calzanti (strano che non commenti anche il muro in via da l’Uspedal…). In fondo, è quasi peccato disilluderlo. Tuttavia, prima d’esprimere dei pareri opinabili, farebbe meglio a leggere e non solo sfogliare la legge edilizia, come fosse una rivista. L’altezza di 11 metri per la zona nucleo è definita dall’articolo 53 (schema delle zone), ma il quarto capoverso dell’articolo 42, che stabilisce i criteri d’inserimento della zona nucleo, fissa che “se lungo una strada vengono chiusi singoli spazi intermedi oppure sostituite o trasformate costruzioni esistenti, le altezze degli edifici e dei colmi delle costruzioni adiacenti non possono essere superate. Negli altri casi valgono le altezze degli edifici e dei colmi secondo lo schema delle zone”. Pertanto, anche diminuendo successivamente gli 11 metri (presentati durante l’esposizione pubblica!) a 10 metri (una modifica probabilmente colta nei corridoi di Repower durante le pause), poco cambia per i vincoli del contesto legale. Tantomeno, si lascia banalizzare il problema della distanza verso l’edificio posteriore con affermazioni ignoranti, schiaffeggiando i cittadini, che dovrebbero essere tutelati e non sacrificati per degli interessi particolari. Certo, il sorridente liberale e l’irresponsabile triumvirato possono nascondersi dietro l’incompetenza del servizio monumenti e l’incapacità urbanistica del consulente comunale, fatto sta che il progetto, contestato da 318 cittadini, rappresenta un’intollerabile degradazione del nucleo storico, danneggiando oltretutto il vicinato.
E il riferimento alla legge federale sulla pianificazione del territorio non è altro che un tentativo maldestro per sviare l’attenzione dai fatti (RE)ali. In questo caso, il concetto relativo alla concentrazione insediativa è completamente fuori luogo, perché non esonera il Comune dal compito di conservare il patrimonio storico e applicare le leggi in vigore. Semmai, se il sorridente liberale voleva proprio stupirci con la sua incontenibile competenza, doveva fare riferimento all’ISOS (l’inventario federale degli insediamenti svizzeri da proteggere) – fra l’altro vincolante anche per l’autorità poschiavina – che rileva l’importanza di conservare l’edificio esistente e il cortile. Pertanto, la demolizione e l’occupazione del cortile non potevano essere sostenuti dal servizio monumenti e, tantomeno, approvati dal triumvirato. Ma nel frattempo, si sarà forse accorto che l’articolo di Poschiavo Viva ha presentato proprio questa posizione, evidenziando i principi legali che dovevano essere rispettati dal Comune. Principi che dovrebbero essere validi per tutti!
O ha dei vuoti di memoria, oppure è semplicemente impreparato
La memoria non sembra rappresentare una particolare qualità del sorridente liberale. Affiancare l’IPP all’attuale triumvirato, targato RE, denota una certa creatività ma anche una preoccupante inclinazione all’autolesionismo, poiché, quasi vent’anni fa, la maggioranza in Consiglio era formata da un indipendente e DUE LIBERALI!! Sarà il fervore ideologico, il tentativo di compiacere al suo carismatico triumviro, ma anche l’allusione che il consulente è stato introdotto da un “triumvirato IPP”, è semplicemente ridicola. Infatti, quel ruolo figurava già nella legge edilizia del 1984 (maggioranza assoluta PDC)! Poverino, si arrampica sugli specchi, eppure dovrebbe ormai sapere che non è il consulente a complicare le procedure, ma chi lo nomina, lo interpella senza criteri precisi, strumentalizzando le procedure (ha già scordato la mozione di Poschiavo Viva?).
Proprio i liberali che sbandierano le loro conoscenze aziendali per dirigere le istituzioni pubbliche, elogiando le capacità “manageriali” dei loro candidati, non si accorgono che le responsabilità non sono attribuibili ai consulenti, ma a quelli che dovrebbero definire le competenze e i compiti, controllare e decidere. Eppure, dovrebbe essere ormai evidente che il triumvirato, oltre manifestare una preoccupante parzialità e irresponsabilità, ha pure dimostrato una considerevole incapacità nel dirigere l’amministrazione edilizia. Ma quest’aspetto non è una novità, quando mai i manager si sono assunti delle responsabilità…











