Al momento sono presenti 10’000 piante per una superficie di 30 ettari
Forse molti di voi già se ne erano accorti; in Valtellina, sparsi qua e là, ci sono sempre più ulivi. Per comprendere meglio questo fenomeno ci rivolgiamo a Ivano Fojanini, tecnico presso l’omonima fondazione, attiva nel settore sperimentale della viticoltura e frutticoltura.
Signor Fojanini, come mai questo interesse per gli ulivi in Valtellina?
Al momento c’è effettivamente un incremento di questa coltura: l’ulivo è un albero esteticamente bello, un albero che piace. Come testimoniano degli affreschi presenti nel Palazzo Besta a Teglio, l’ulivo in Valtellina era presente già attorno al 1400.
Clima e terreno in Valtellina sono quindi da sempre ottimali per questa coltura?
Anche il vitigno è molto tardivo e ciò mostra che terreno e clima permettono colture mediterranee e ci sono quindi sicuramente ottime possibilità anche per l’ulivo.
Nel febbraio del 2012, ad esempio, la Valtellina aveva subito una forte ondata di freddo ma tra i nostri ulivi non avevamo riscontrato più danni che nelle coltivazioni del Piemonte o del Friuli.
L’oliva sostituirà l’uva?
No, l’ulivo non sostituisce il vitigno né sottrae superficie buona per altre coltivazioni. È una pianta non impegnativa, cresce su suolo un tempo boschivo e recupera quindi terreno incolto. Dagli anni ‘80, quando si ha cominciato a reintrodurre l’ulivo in Valtellina, la tendenza è andata in crescendo ed è probabile che l’aumento nella coltivazione di ulivi continuerà anche nei prossimi anni.
Al momento la Valtellina conta 10’000 piante per una superficie di 30 ettari. L’anno scorso sono stati raccolti 2 quintali di olive per un totale di 20 ettolitri d’olio.
E questo olio “del nord”, com’è?
L’olio valtellinese non solo è buono, è di altissima qualità.
Nel 2011 l’olio extravergine di oliva proveniente dai campi sperimentali della Fondazione Fojanini si è classificato primo al concorso “Goccia D’oro”, battendo tutti gli oli provenienti dalle sponde del lago di Como e ottenendo un punteggio altissimo.
Chissà, quindi magari in futuro le etichette degli oli più rinomati porteranno il nome delle nostre zone.
Elisa Bontognali














