Matteo Badilatti, 270 giorni all’anno in sella

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Il sacrificio più grande? “Aver poco tempo per se stessi”
(di E. Bontognali)
Matteo Badilatti è ormai da qualche anno il giovane ciclista valposchiavino per eccellenza. Attualmente corre nella categoria “elite”, stadio che precede il professionismo. A colloquio con IL BERNINA, Matteo svela alcuni aspetti della sua quotidianità e di cosa lo sprona, ogni giorno, a mettersi in sella alla sua bicicletta.

Molto sportivo lo sei sempre stato. Quando ti sei reso conto che il ciclismo era l’attività alla quale volevi dedicarti?
Il ciclismo mi ha sempre affascinato e già da piccolo seguivo con grande passione le gare cicliste, soprattutto le grandi classiche come il Giro d’Italia e il Tour de France. La passione e la voglia di dedicarmi a questo sport si è tuttavia sviluppata in modo graduale a partire dai 19 anni.

Descrivici la tua settimana tipo, in piena stagione ciclistica…
Il lunedì coincide spesso con il giorno di riposo o di “scarico”, caratterizzato da uscite di circa un’ora a ritmo blando. Da martedì a venerdì assolvo allenamenti di diversa tipologia ed intensità che variano in base alle gare in programma. Venerdì sera raggiungo Mendrisio, il punto di ritrovo per gli atleti della squadra. Il sabato e/o la domenica si corre e ciò comporta spesso anche lunghe trasferte.

L’arrivo dell’autunno è anche tempo di bilanci. Come è andata questa tua ultima stagione? E facendo una valutazione globale degli ultimi anni, cosa pensi?
In termini di valutazione globale sono soddisfatto degli ultimi anni. Ho raggiunto gli obbiettivi da me prefissati, consapevole del fatto di non potermi dedicare in modo completo alla pratica sportiva. Per quanto riguarda questa stagione, ho avuto la fortuna di vivere tante soddisfazioni. Sono però cosciente di aver sprecato alcune occasioni.

E nel periodo invernale, quindi adesso, cosa prevede il piano d’allenamento?
In autunno è importante recuperare le energie spese durante la stagione delle gare e valutare al meglio la preparazione per il nuovo anno. Di solito a metà novembre si ricomincia con degli allenamenti a carattere polisportivo, paralleli a delle sessioni in palestra.

I sacrifici sono tanti. Qual è il più grande?
Il fatto che la stagione cominci a febbraio e finisca a ottobre lascia poco spazio di recupero. A livello agonistico, inoltre, le aspettative si fanno logicamente sempre più alte. Questo comporta molti sacrifici e innumerevoli rinunce. Sono dunque dell’opinione che il sacrificio più grande sia quello di aver poco tempo per se stessi.

Ti è mai venuta voglia di dedicarti ad un altro sport?
Certo. E penso sia normale. Nella vita bisogna comunque porre delle priorità.

Ma un pochino di tempo per degli hobby, ti resta? Che fa Matteo quando non è in sella alla sua bicicletta?
Attualmente il ciclismo è il mio hobby principale. Quando ho un attimo di tempo mi piace intraprendere delle gite in montagna, sia d’estate che d’inverno, oppure praticare sci di fondo, al quale mi sono dedicato con altrettanta passione per alcuni anni in passato.

Il ciclismo ha un passato pesante, soprattutto per quanto riguarda il doping. Come convivi tu con questa situazione?
Personalmente provo grande tristezza, vergogna e forte rabbia nei confronti di coloro che ricorrono a sostanze dopanti e non solo nel ciclismo! Oltre a danneggiare la propria personalità e addirittura la salute, questi atleti ingannano la propria cerchia familiare e i loro fans, ma soprattutto i concorrenti che credono e praticano il ciclismo pulito. Migliorarsi abusando di sostanze dopanti con l’unico scopo di tagliare per primo il traguardo o per essere semplicemente protagonisti è un agire irresponsabile, vile e senza senso.

A livello “elite”, l’uso di sostanze dopanti è presente. Con che spirito affronti le gare consapevole di questo fatto?
Io corro per piacere mio, indipendentemente da cosa fanno gli altri. Pensare in modo negativo già prima di gareggiare non ha senso ed influisce negativamente sulla mia prestazione.

Tu sei un tipo coi piedi per terra, ma è pur vero che tutti sognano. Tra dieci anni dove ti piacerebbe essere?
La voglia di raggiungere gli obiettivi personali spero mi porti fra dieci anni ad aver realizzato i miei sogni.