I frontalieri pagheranno più tasse

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Manca ancora l’ufficialità
(di M. Travaglia)
E’ stato perfezionato un accordo tra Roma e Berna che, è stato precisato, concretizza quanto deciso nel febbraio scorso in materia di questioni finanziarie e fiscali.

 

Per i frontalieri che lavorano in Svizzera è previsto, nei prossimi anni, un aumento dell’imposizione fiscale sui redditi da lavoro. Questo, almeno, è quanto emerso da un incontro che si è tenuto martedì tra Roma e Berna e che ha in sostanza ratificato quanto già deciso tra le parti nei primi mesi dell’anno.

In sostanza è stato concordato che i frontalieri pagheranno le tasse sui redditi per il 70% in Svizzera e per il 30% in Italia, quindi di più, considerato che le aliquote sono più alte oltre confine. Secondo alcuni esperti, però, l’effetto sulle buste paga dei lavoratori non dovrebbe essere immediato (ci vorrebbero circa 10-12 anni); a fronte di una cattiva notizia, i lavoratori italiani potranno però beneficiare delle detrazioni per spese sanitarie, d’istruzione e per i mutui.

Il nuovo accordo tra i due Stati, non ancora firmato ufficialmente, andrà a sostituire quello del 1974, e verrà presentato ai lavoratori frontalieri tra gennaio e febbraio nelle città di Tirano e Chiavenna.

Secondo quanto trapelato a Roma, inoltre, il ministero delle Finanze ha confermato la scomparsa della Svizzera dalla black-list, l’elenco di Paesi in cui vige una fiscalità privilegiata e verso i quali le imprese italiane hanno l’obbligo di comunicazione delle operazioni intercorse con loro, riguardanti le disposizioni e le prassi di tipo tributario e finanziario urgenti per la lotta contro l’evasione fiscale e le frodi fiscali internazionali e nazionali.