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(di A. Pola e P. Pola)
Domenica scorsa, prima di quaresima, come di consuetudine nel basso brusiese si è consumato il rito che mette al rogo la “Vecchia”, dentro una cornice di festa e canti, animati da bambini dell’asilo, alunni e insegnanti delle scuole di Brusio, nonché da numerosi volontari.
Il piccolo corteo carnevalesco con il carro, che quest’anno trasportava la “Vecchia”, il suo compagno e un pupazzetto di neve, è partito dopo le 18.00 da Campascio, nei pressi dei Casai, e si è diretto verso la distesa di campi a sud di Zalende, dove, nelle precedenti settimane, era stato approntato il grande mucchio di legna da ardere. Il fuoco è stato poi accuratamente acceso dai pompieri e i fantocci della bizzarra “famigliuola” sono andati in fiamme, mentre il tradizionale canto della Vègia vegiùn veniva eseguito dai ragazzi delle elementari.
Nell’umida e fredda serata di febbraio gli astanti hanno potuto riscaldarsi con del vin brûllé e rimpinzarsi con pett da mùniga, taschèt ed altri svariati dolci del carnevale; prelibatezze generosamente offerte dalle mamme degli scolari.
La rappresentazione del rogo della “Vecchia”, tipica delle nostre contrade attigue al territorio di Tirano, ha dei tratti in comune a quella di altri territori. La più vicina è proprio quella di Tirano, ma anche in altre terre d’Italia e Francia si brucia o si sega la “Vecchia” di mezza quaresima. Non è dunque un caso che, anche da noi, la festa venga inscenata nella prima domenica di quaresima e il fantoccio, in passato, poteva personificare la quaresima stessa.
Tuttavia, considerando l’inzio della quaresima secondo il rito ambrosiano, nonché l’origine etimologica di carnevale (dal latino carnem levare, che significa toglier la carne, riferito in origine al primo giorno di quaresima) è possibile anche ipotizzare che, in tempi più remoti, questa forma arcaica di carnevale si celebrasse proprio il primo giorno di quaresima e che, dietro la “Vecchia”, si celasse un culto legato alla dea della fertilità e dell’abbondanza.
Gli antichi romani, ad esempio, festeggiavano l’inizio dell’anno il 15 marzo con banchetti in onore di Anna Perenna, una figura femminile della loro mitologia. Più in generale si può affermare che, in molte manifestazioni folkloristiche a cavallo tra l’inverno e la primavera, convergano elementi di purificazione e propiziazione per l’imminente ripresa delle attività agricole.
In epoca preistorica questi riti devono avere ricoperto un ruolo di enorme rilevanza e, con l’avvento del cristianesimo, il pupazzo messo al rogo potrebbe avere assunto una duplice funzione simbolica: iconoclastica ed espiatoria.
Achille Pola e Piero Pola













