Più consumiamo alimenti di origine vegetale, invece che animale, meglio è per il clima
(di M. Travaglia)
Due anni dopo il documentario statunitense “Cowspiracy”, anche il WWF ammette il forte impatto ambientale che l’allevamento animale causa all’intero pianeta.
Nel 2014 Kip Andersen e Keegan Kuhn hanno prodotto il documentario Cowspiracy: The Sustainability Secret, un cortometraggio che indaga e mette alla luce il devastante impatto dell’allevamento e dell’industria animale sull’ambiente, investigando le politiche delle organizzazioni ambientaliste su questa questione.
Secondo quando dimostrato nel documentario, che è partito dalla denuncia praticamente inascoltata della FAO (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura), il 51% delle emissioni del gas serra del pianeta sono dovute alla filiera dell’allevamento del bestiame a scopi alimentari. Se pensiamo che il 18% dei gas che influenzano l’innalzamento della temperatura del pianeta sono originati dall’inquinamento dei mezzi di trasporto ci rendiamo subito conto della portata del problema e della scarsa informazione che c’è stata a riguardo, complice il coinvolgimento delle potenti lobby legate a questo tipo di attività commerciale e industriale.
Cowspiracy snocciola alcuni dati che rendono l’idea sul problema che lo stile di vita attuale sta causando all’umanità e all’intero pianeta:
- il 91% della deforestazione dell’amazzonia è dovuto al sostentamento dell’agricoltura che produce alimenti per il bestiame
- su sei libbre di pesce pescato (circa 2,7 chilogrammi), solo un sesto viene commercializzato; il resto, spesso, è destinato a perire
- 1/3 della desertificazione del pianeta è dovuto al bestiame; il 45% della Terra è sfruttato dal bestiame
- per fare un hamburger vengono impiegati, in tutta la filiera, circa 2.500 litri d’acqua, una quantità sufficiente a fare la doccia per 2 mesi
- l’industria di carne e latticini utilizza 1/3 dell’acqua fresca del pianeta; negli U.S.A. il 5% dell’acqua viene impiegata per uso domestico, il 55% per l’agricoltura animale.
E questi sono solo alcuni dei sorprendenti dati che il documentario evidenzia. Anche il nuovo studio presentato dal WWF, commissionato a ESU-services, azienda specializzata nell’elaborazione di bilanci ecologici, va in questa direzione. L’organizzazione ha fatto analizzare la quantità di emissioni di gas serra generate da sette diversi stili di alimentazione: è emerso che circa la metà delle emissioni globali è imputabile a carne, pesce, latticini e uova.
Esiste una via d’uscita? Fortunatamente sì, ed è rappresentata da una dieta vegetariana e, ancora meglio, vegana. Un modello dietetico vegetariano che esclude dall’alimentazione la carne di qualsiasi animale e di tutti i prodotti di origine animale produce il 50% in meno di anidride carbonica. “Possiamo fare le differenza – commentano i produttori di Cowspiracy – semplicemente mangiando meno prodotti di origini animale, rimpiazzandoli con alimenti vegetali”.
«Chi arricchisce la propria alimentazione con pietanze vegetali e consuma solo eccezionalmente carne e latticini fa molto bene all’ambiente», afferma Christoph Meili, esperto in bilanci ambientali presso il WWF Svizzera. Questa tesi è avvalorata anche dai risultati relativi ai flexitariani, che orientano la propria alimentazione ai consigli della Società Svizzera di Nutrizione: per una dieta sana è sufficiente mangiare carne 2 – 3 volte la settimana. Chi non supera queste quantità causa emissioni di gas serra pari a soli 1.495 kg di CO2. Le proteine animali sono mediamente responsabili della metà dei carichi ambientali dovuti all’alimentazione: quindi, meno se ne consuma e meglio sta il clima.












