La Macroregione Alpina vista dal prof. Stefano Bruno Galli

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“Il modello federale svizzero doveva essere riferimento per la costruzione dell’Europa”
(di Chiara M. Battistoni)
Approfondiamo la tematica inerente alla Macroregione Alpina attraverso un’intervista al professor Stefano Bruno Galli, uno dei teorici della strategia Eusalp nonché Consigliere in carica di Regione Lombardia.

 

Professor Galli, lei ha seguito tutto lo sviluppo della strategia Eusalp, oltre a esserne uno dei teorici. Quanto c’è nella strategia presentata in Slovenia a gennaio di quel federalismo “alpestre” che negli anni Settanta Gianfranco Miglio considerava il vero motore di una progressiva trasformazione in senso federale della nostra Europa?
Visto che, anzitutto, parliamo a dei lettori svizzeri, vorrei cominciare da un altro grande pensatore federalista per rispondere a questa domanda. Vorrei cominciare da Denis de Rougemont, che all’atto dell’elezione del primo europarlamento, alla fine degli anni Settanta, scrisse il suo celebre “Rapporto al Popolo europeo”, in cui guardava alla realtà regionale come alla grande risorsa per costruire, oltre gli Stati, l’Europa federale dei popoli. Alla vigilia della Seconda guerra mondiale, Rougemont aveva già pubblicato “Mission ou demission de la Suisse”. A suo avviso il modello federale svizzero doveva essere assunto come modello di riferimento per la costruzione dell’Europa dei popoli. Un’Europa dunque “elvetizzata”. Poi le vicende andarono in tutt’altra direzione, come ci racconta la storia. Fu davvero una scommessa azzardata quella di costruire l’Europa Super-Stato, cioè come Stato di Stati, nel momento in cui la forma Stato cominciava a percorrere la china discendente della sua inesorabile crisi.

Osservata dal palcoscenico privilegiato del nostro presente, dobbiamo ammetterlo: fu una scommessa persa in partenza. Di questo Gianfranco Miglio era perfettamente consapevole. Anche perché l’idea di federare le comunità volontarie territoriali dell’arco alpino è un’idea che ha dei padri nobili e delle robuste radici. Oltre a Rougemont e a Miglio mi piace ricordare anche Emile Chanoux e l’auspicio contenuto nella Dichiarazione di Chivasso del 19 dicembre 1943. Nella cittadina alla periferia di Torino si incontrarono, infatti, quel giorno, i delegati della Valle d’Aosta e i delegati delle valli valdesi, auspicando la realizzazione di quel modello di federalismo “alpestre” che deve essere inteso come l’antidoto di fronte a eventuali rigurgiti di autoritarismo e di totalitarismo, ma anche come il sistema politico che poggia su un’articolazione istituzionale finalizzata a valorizzare le popolazioni alpine, il loro sviluppo e il loro benessere. Questa è la sfida della strategia macroregionale alpina.

Nelle aree di frontiera, come la Valposchiavo e l’Alta Valtellina, la collaborazione è già realtà, oltre che storia dei territori. Qual è dunque l’utilità di Eusalp in contesti già molto permeabili?
E’ vero che tra le terre alte di confine esistono dei rapporti e delle relazioni consolidate nel tempo, nei secoli. E’ inevitabile che sia così, lo certifica la storia di queste popolazioni. Anche perché al di qua e al di là delle Alpi sussistono le medesime condizioni geomorfologiche che hanno plasmato gli uomini, in termini di mentalità collettiva, di modelli di cultura e di comportamento, e li hanno resi affini tra di loro. La montagna unisce e non divide, come erroneamente si pensava alla fine dell’Ottocento quando furono costruiti gli Stati-nazione, circoscritti da sicuri baluardi naturali. Eusalp, però, è una strategia macroregionale allargata. Gia da una decina d’anni, a Bruxelles si pensa in termini macroregionali. E sono state varate la strategia macroregionale baltica, quella danubiana e quella adriatico-ionica. Dal basso, cioè dai territori e dalle regioni, è infine arrivata la strategia macroregionale alpina, che mette insieme 48 regioni appartenenti a 7 Stati. Si tratta di un’area di 450mila kmq, con circa 80milioni di abitanti, 2.800 miliardi di euro di Pil, che è un quinto di quello dell’Ue. Dati che fanno venire i brividi e che si misureranno su tre aree di intervento: crescita e innovazione, mobilità e infrastrutture, ambiente ed energia.

Il Cantone Grigioni, in quanto Cantone di montagna, attribuisce valore al partenariato paritario tra Alpi e metropoli. Quali potrebbero essere i capisaldi di un simile partenariato?
Adoro il Canton Grigioni per una folla di ragioni, tra le quali anche quella che un illuminista trentino che ho studiato a fondo, Carl’Antonio Pilati, visse il suo esilio tra Poschiavo e Coira nella seconda metà del secolo decimottavo. Il Canton Grigioni, che si trova nel cuore dell’area della strategia macroregionale alpina, esattamente al centro, può essere protagonista della ridefinizione del rapporto tra le Alpi e le metropoli. In nessuna altra realtà geografica vi è una così significativa prossimità fra la montagna e la grande città, come nel caso dell’intero arco alpino. La valorizzazione di questa prossimità consentirà una nuova declinazione delle dinamiche di integrazione tra l’agricoltura e le micro-piccole imprese artigianali con la media impresa e il terziario avanzato. E questo inciderà direttamente sullo sviluppo dei territori. Eusalp è nata per promuovere questo sviluppo in senso strategico e coordinato fra le 48 realtà territoriali che la compongono.


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A cura di Chiara M. Battistoni


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