Per un nuovo Cristianesimo

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Prima parte
(di R. Weitnauer)
L’opinione estemporanea di un agnostico su fede, scienza, migranti e bellezza.

 

Chi ha fede crede che i destini dell’uomo possano essere decretati da Dio. Quanto significato c’è in questa semplice affermazione! Ma, a ben vedere, quanta confusione e incertezza! E quanti problemi che si esacerberanno nei prossimi anni in un mondo in vertiginosa trasformazione!

Il destino cristiano non è uno sbocco esistenziale prestabilito, bensì consegue a un influsso ultraterreno sui singoli, in vita e dopo la vita. All’uomo è lasciata la facoltà indipendente di scegliere tra il bene e il male, attimo dopo attimo. Secondo le religioni monoteistiche, infatti, Dio vuole che ognuno di noi partecipi attivamente a un progetto celeste con il proprio libero arbitrio, un dono da Lui stesso elargito agli umani, creature da Lui predilette, anzi persino somiglianti.

Che il bene e il male, come sostenuto nei secoli da molti filosofi, siano in verità categorie relative (non assolute) concepite dagli umani e non certo in sfere trascendenti, è un’eventualità che per alcuni passa in subordine rispetto al sentimento, pauroso e nel contempo confortante, di un Padre che ci accusa o ci assolve tutti quanti. Così, come molti glissano sull’incongruenza di un Dio che desidera che ognuno di noi scelga liberamente, salvo poi dare possenti colpi di timone alla nostra imbarcazione quando le rotte scelte non siano di Suo gradimento. Il che appare anche come una ‘défaillance’ di una figura che la religione vuole onnisciente e che quindi tutto dovrebbe prevedere, senza trovarsi nelle condizioni di mettere a posteriori delle pezze.

Posto in questi termini, il discorso sul destino è semplicistico e polemico. Non c’è dubbio che intere schiere di teologi avrebbero giustamente da lamentarsi per l’apparente banalizzazione nelle soprastanti righe di duemila anni di dottrina. Per salvare capra e cavoli, mi si perdoni l’espressione, ci si potrebbe ad esempio appellare a Sant’Agostino che nel IV secolo scriveva la commovente frase: Quel Dio che ha creato te senza di te, non può salvare te senza di te.

Eppure, è proprio sullo sfondo di questo genere cruciale di argomentazioni sul male, sul libero arbitrio e sull’onnipotenza divina che il Cristianesimo perde oggi parecchi colpi. Il numero di reinterpretazioni delle Scritture è stato nei secoli e negli ultimi decenni eccessivo per riuscire a restituire agli occhi delle donne e degli uomini moderni una coerenza interna che li porti a credere con profonda convinzione. Le statistiche parlano chiaro.

Anche dimenticando gli inauditi soprusi e le estreme violenze della Chiesa dei secoli passati, si tratta di scogli logici che allontanano i fedeli in un’epoca in cui non è più la religione a dirci com’è fatto il mondo, almeno quello materiale; un mondo, inoltre, in cui il dolore e le disgrazie non sembrano più essere giustificabili con i voleri ultraterreni descritti dal Cristianesimo. Non è un caso che diversi reduci di guerre, ad esempio, abbiano completamente perso la fede. Quanti possono oggi ancora accettare che la sofferenza sia un insegnamento o che possa essere riscattata dopo la morte?
Infatti, o Dio è buono e la sua potenza creatrice ha generato solo buone cose, e allora il male non esiste; oppure Dio è anche cattivo, e allora Egli è causa delle sventure che colpiscono gli uomini e il mondo; oppure, ancora, Dio è buono e il male lo osteggia dall’esterno; e allora Dio non è poi così potente, quantomeno non è onnipotente.

Forse non tutti sanno che nel Vecchio Testamento il male è talvolta presentato come una parte di Dio stesso. La prepotenza divina, finalizzata a conservare la Creazione, compare tipicamente (ma non solo) nel Libro dell’Esodo con l’invio dal cielo delle piaghe.

Per i musulmani il male è invece esterno, personificato dal Diavolo, considerato come un sobillatore dell’animo umano. Anche nei Vangeli il Diavolo è un ‘free-lance’ del male, ma arriva al punto di costituirsi come un vero e proprio antagonista di Dio, un ‘competitor’ sul mercato della fede. Nondimeno, il Diavolo ha qualcosa di divino, giacché non si è generato da solo e, al pari di Dio e degli umani, possiede il libero arbitrio.

Il Diavolo non è presente nel Vecchio Testamento, ma nel Libro della Genesi si racconta che alcuni angeli (per lo più innamorati delle femmine umane) insegnarono la tecnica agli uomini. Così facendo, essi violarono il dettame della separazione tra la sfera divina e quella terrena. Da dove viene quello sgarro se non dal Creatore del Tutto? Per lo meno, Dio doveva aver scelto male i suoi delegati. L’aveva fatto apposta?
Da parte loro, gli uomini, allettati da quell’opportunità, peccarono di presunzione, osando innalzarsi verso il cielo con la tecnica (si pensi anche alla Torre di Babele), ma finendo per portare il disordine e il male nel mondo. Sappiamo che Dio ha punito varie volte, e anche con incredibile brutalità, il genere umano.

In sintonia con ciò è il Nuovo Testamento. Qui il Diavolo opera nella vile materia, a favore della tecnica e del progresso. La conoscenza è di nuovo vista come una corruzione e un atto arrogante. Insomma, tutto il contrario della meravigliosa frase dantesca pronunciata da Ulisse ai suoi uomini: Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza. Forse nell’Apocalisse Boltzmann, Newton o Einstein patiranno le pene dell’Inferno.

Ecco, dunque, come stanno le cose: la moderna conoscenza scientifica, diabolica deformazione dell’animo umano e fonte di superbia e male, ha finito per farci capire molto meglio come si configura l’universo che abitiamo, dagli elettroni, all’evoluzione biologica, alle galassie più remote. Le descrizioni bibliche e le spiegazioni della dottrina cristiana (filosofia scolastica e seguito) si sono invece dimostrate totalmente fallaci.
Così, ciò che doveva essere evitato, in quanto fonte di peccato di protervia, ci ha permesso di vivere meglio e più a lungo. Soprattutto, ci ha permesso di sperare, un’esclusiva che prima era della religione. Madre Teresa di Calcutta è stata una donna di tempra e cuore eccezionali. Ma senza antibiotici avrebbe potuto fare una parte minima di quel che ha fatto.

Quel che è peggio per il Cristianesimo è che gli straordinari successi della scienza, della medicina e della tecnologia non solo non hanno in alcun modo richiesto di appellarsi al retaggio delle Sacre Scritture (perso nella cultura dei Sumeri), ma hanno fatto a meno dell’idea stessa della divinità (a qualcuno può interessare forse leggere: ‘La scienza non ha bisogno di Dio’ di Edoardo Boncinelli).

Per dirla tutta, la religione è stata persino d’intralcio alla scienza e alla libertà di ricerca; e questo, senza scomodare Giordano Bruno o Galileo, persino in tempi più recenti. Per fare un piccolo esempio personale, chi scrive qualche anno fa non ha potuto pubblicare su un quotidiano italiano un articolo sulle cellule staminali, in quanto l’argomento trattato era ritenuto non etico dalla proprietà della testata che fa capo alla Curia.

Di fronte a un simile quadro il nostro libero arbitrio è confrontato sempre più con la responsabilità di gestire in proprio e al meglio gli strumenti del sapere e del saper fare che non a individuare qualche presunto piano divino. Non è più la Chiesa che può dirci come comportarci, a meno di non essere intellettualmente passivi, il che, però, contravviene al concetto stesso di fede.

Chi ha fede e poi la perde per le suddette ragioni è definitivamente orfano; non può più essere adottato.

Roberto Weitnauer