Per un nuovo Cristianesimo (seconda parte)

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Mostrare la bellezza del Tutto a tutti
(di R. Weitnauer)
Secondo capitolo dell’opinione estemporanea di un agnostico su fede, scienza, migranti e bellezza.

 

 

Insomma, la bellezza si sposta sempre più dalla divinità verso Madre Natura. Non è un ritorno al paganesimo. Piuttosto, sembra essere richiesto un nuovo tipo di spiritualità, qualche nuovo Dio o qualche diversa interpretazione di Dio e della Creazione. Un’altra ancora? Sì, un’altra, ma questa volta pensata per durare, concepita più con lo sguardo verso il futuro che al mantenimento (politico) di assurdi precetti passati.

Deve emergere qualche teologo straordinario che indichi la via? Forse. Ma, più probabilmente, è dal basso che può venire questa svolta, dal contatto con i fedeli e i loro problemi spirituali e di coscienza. L’altro giorno Papa Francesco ha dedicato la catechesi all’immagine del ‘Buon Pastore’. Il racconto evangelico si snoda tra Gesù (il pastore), la pecora smarrita e il resto del gregge. Chi opera attivamente, sottolinea il Papa, è però solo il pastore. Oggi le pecore smarrite sono sempre di più. Tocca ai pastori moderni intervenire. Tuttavia, dovrebbero farlo in un modo innovativo, al passo con i tempi.

La poesia ha sempre avuto un linguaggio più vicino alla religione che non alla scienza. Poesia e religione parlano al soggetto, alla sua intimità, mentre la scienza tratta di aspetti oggettivi e usa ove possibile delle formule. Eppure, come già Baudelaire rimarcava a metà del XIX secolo, la poesia si avvicina sempre più alla scienza. Perché? Perché la bellezza traspare ormai più dalle conquiste della fisica, della biologia e dell’astronomia che dai sermoni in chiesa.

Finché la Chiesa sosterrà, ad esempio, che la teoria evoluzionistica (non dimostrabile), in quanto di carattere materialistico, costituisca un’ingerenza dannosa nella teologia cristiana, nessuna armonia sarà possibile tra scienza e religione. Si tratta peraltro di un’armonia già intravista dallo stesso Galileo, così duramente perseguitato dalla Chiesa. Ecco le sue parole: Nelle mie scoperte scientifiche ho appreso più col concorso della divina grazia che con i telescopi. Oggi tra i dotti cristiani serpeggiano invece concezioni come ‘il darwinismo cristiano’ che, probabilmente, non soddisfano né gli evoluzionisti classici, né i teologi cristiani classici. Un ibrido invischiato nella palude di vecchi interessi.

In questo contesto avanzano i musulmani. Non si dice nulla di scandaloso quando si afferma che l’Islam è tre o quattro secoli dietro il mondo occidentale. È pura verità. Il che non implica necessariamente che essere tre o quattro secoli avanti sia meglio.
Ma è altrettanto vero che nelle comunità dove la legge di convivenza è stabilita dalla religione (la cosiddetta ‘Sharia’) non ci si pongono troppi quesiti filosofici, non si fanno sottili distinguo dottrinali, non si ragiona serenamente sui diritti, non si disquisisce a lungo sulla democrazia. La fede, le regole civili e l’interpretazione del mondo sono lì un tutt’uno monolitico. Le conseguenze appaiono grezze, primitive e anche terrificanti a noi occidentali. Le cronache lo illustrano quasi ogni settimana. In questa crudezza c’è una forza che la religione cristiana non ha più, c’è un impeto deteriore che per noi è una grave minaccia.

In senso lato, l’arrivo di popolazioni islamiche può essere da noi controllato in un modo soltanto: con l’assimilazione. Ciò significa integrazione, accoglimento, ma anche imposizione dell’apprendimento delle nostre lingue, obbligo di studio da parte dei migranti delle nostre costituzioni, nonché incondizionata accettazione delle stesse.

La religione occidentale, dal canto suo, deve riconquistare un’energia e un’attrattiva che ha perso, se vuole porsi come interessante alternativa. Per farlo deve essere convincente sul piano più progredito delle attuali conoscenze. Perché, se è vero che il Cristianesimo è oggi una religione aperta e armonica, molto diversa da quel che era secoli fa, è altrettanto vero che in certe diocesi si porta dietro come un carretto sgangherato alcuni aspetti dottrinali incompatibili con quanto oggi si sa sulla materia, sulla vita e sul cosmo.

Di fronte a chi vuole fare proselitismo cristiano si sta dunque delineando una strada tutta in salita. Per persuadere le persone a credere, occidentali o asilanti che siano, occorrerà meno conservatorismo, una maggiore conoscenza dei risultati scientifici e una minore attrazione per le rivelazioni. Non è un processo di secolarizzazione, ma il compito di queste figure religiose sarà senz’altro arduo, dai pastori o dai parroci in su. Le sfide sono d’altronde sempre eccitanti per chi crede realmente in quel che fa.

Nel romanzo ‘L’idiota’ di Dostoevskij il protagonista, un principe digiuno di esperienze, privo di sovrastrutture e considerato svampito, afferma che il mondo verrà salvato dalla bellezza. Per lui la bellezza è nella compassione. Infatti, si nutre del dolore altrui come se fosse un nettare, partecipandovi. Un punto di vista interessante, per qualche verso simile alla parola di Gesù.

La bellezza è in effetti un concetto complesso. Anche perché appena la si tocca sfiorisce. La bellezza è un’utopia, cioè non è in nessun luogo particolare. Essa è ovunque, tra le righe del discorso universale, ma è anche vicina. Essa è più della somma delle sue parti. Essa non può essere circoscritta, richiama sempre altro. Collegando i dolori nella compassione, il principe di Dostoevskij riusciva a contemplare qualcosa di universale.

L’uomo avrà sempre bisogno di bellezza e universalità. Lo compresero bene già Platone, che formulò la teoria delle idee universali, e il suo discepolo Aristotele che disquisì su bellezza e verità. È nella bellezza locale e globale che sta la speranza. Se Dio esiste e se davvero ha creato il mondo deve essere stato ispirato dalla bellezza. Qualunque umano di qualunque etnia o cultura la può scorgere. Questa stessa circostanza ha in sé qualcosa di meraviglioso, persino di divino, per chi ci crede.

La scienza è di per sé universale. La formula di Einstein, ad esempio, è un esempio di semplicità e bellezza. Essa è compresa nello stesso identico modo da un americano, da un africano o da un asiatico. Oggi la scienza è arrivata al punto di descrivere poderosamente la bellezza, senza però disporre degli strumenti di comunicazione per restituirla al nostro animo per quello che è, oltre i tecnicismi. Ecco perché, a fianco dell’arte e della poesia, deve tornare a intervenire anche la religione.
Una religione come si deve ha proprio questo compito: mostrare la bellezza del Tutto a tutti, insegnare a confidare universalmente in essa e a perseguirla, anche nel dolore. Lontano dalle illusioni di un tempo e vicino alle conoscenze di oggi.

Roberto Weitnauer


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