La barca e il lago

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Il racconto di Serena Bonetti
C’ero sabato mattina, e ce n’erano tanti altri: giovani, bambini, adulti, anziani, variopinti e sorridenti, pronti a partecipare all’inaugurazione di un pensiero un po’ strambo e audace, ma oggi realizzato!

 

 

Scrivo per chi non c’era, perché le sensazioni e l’atmosfera percepite in quelle ore meritano il tempo di queste riflessioni.
Sono nata in un paese di lago, ho sempre sperato di poter vivere vicino all’acqua. La bellezza del lago di Poschiavo non mi ha però mai catturata completamente. Quell’andar sempre “su e giù”, quello spogliarsi delle rive, mi hanno sempre dato un senso di inquietudine: come se il lago non fosse lì per noi e raccontasse, a sua volta, la sua di inquietudine. Come se  il rumore  della ruspa che dragava il fondale per raccoglierne la sabbia, fosse il suo ruggito arrabbiato.

Oggi no, ho avuto una specie di riconciliazione: il lago era lì per noi. Il pontile della vecchia ruspa, rinnovato in un bel rosso acceso, si inchinava alla barca vestita a festa: pareva un braccio teso sul lago per invitarlo a star buono.

Mi sono emozionata, ci credete? La banda che suonava, la barca di un gusto antico, capitano e apprendisti-capitani in divisa, il lago quieto, le bandiere pescate dall’acqua, sommozzatori che, come delfini beneauguranti, scortavano le manovre a riva, discorsi brevi e non retorici… ma che bella festa!

Foto di Marco Travaglia

C’erano un orgoglio e una tenerezza di paese vere. Ho fatto qualche foto, ma non saranno quelle a ridare la sensazione del momento. Sono grata che esistano le parole per farlo: noi tutti, lì davanti al lago sabato mattina, saremmo stati un capitolo perfetto dentro un libro di Vitali.
E alle 11.25 da Miralago è arrivato il treno: si è inchinato alla barca e con un fischio le ha dato il suo benvenuto.

Idea stramba, ho detto all’inizio, ma che ho trovato, fin da subito, geniale. E oggi lo ripenso, orgogliosa di aver riconosciuto negli ideatori non uno spirito manageriale, ma un vero legame affettivo con il lago, e la voglia ancora di sognare.
Grazie e… buon vento!

Serena Bonetti