Crisi Repower, Heiz: “Non ho nulla da rimproverarmi”

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A suo tempo si ritenevano ancora molto importanti i vettori fossili a livello mondiale
(di P. Pola)
In un’intervista mandata in onda martedì 7 giugno 2016 dall’emittente radiofonico SRF1, a cura di Stefanie Halblützel, l’ex CEO di Repower Karl Heiz, riferendosi ai progetti all’estero, parla di decisioni prese a suo tempo in un contesto economico e di mercato completamente differenti dall’attuale, rivelatesi col senno di poi in parte errate.

 

Nel 2000 nasceva Rätia Energie, il nuovo colosso energetico grigionese sorto dalla fusione della Forze Motrici Brusio SA (FMB) con la Bündner Kraftwerken AG (Klosters) e la Rätische Werke für Elektrizität (Thusis), di cui Karl Heiz, già direttore delle FMB, ne assunse da subito la direzione.

Da lì a poco la ditta iniziò ad espandersi, aprendo un proprio ufficio per il commercio d’energia a Milano. Il comparto legato al commercio dell’energia si trovava all’epoca in forte espansione, al punto che, negli anni 2005 e 2006, secondo quanto riportato in un rapporto del 2008 del Forum economico, valeva otto volte il volume di produzione.

In quegli stessi anni Heiz era pure convinto del potenziale di sviluppo che ancora si celava dietro le fonti d’energia non rinnovabili. Una sua dichiarazione del 2006 a Radio SRF, mandata in onda nel corso della stessa intervista, metteva in evidenza questa sua persuasione: “Carbone, olio e gas nascondono ancora un’enorme potenziale” – le testuali parole del CEO. Altrimenti detto: il fabbisogno d’energia è ancora molto sostenuto e non si ridurrà nei prossimi tempi; l’azienda ha così iniziato ad investire in centrali all’estero.

“È stato in parte un errore di valutazione“, afferma oggi Karl Heiz in riferimento alle previsioni d’allora relative al consumo energetico. Nessuno aveva comunque previsto un simile sviluppo, tanto meno la crisi economica e neppure le forti sovvenzioni in Germania delle energie rinnovabili.

Le conseguenze per Repower sono state a dir poco fatali. Solo per la centrale a ciclo combinato di Teverola, inaugurata nel 2006, l’azienda ha dovuto finora operare rettifiche di valore e ammortamenti per ben 150 milioni di franchi. Altri milioni sono stati inghiottiti da progetti per centrali a carbone in Italia e Germania, dai quali ci si è nel frattempo ritirati.

Alla domanda se si sente corresponsabile dell’attuale situazione di Repower, Karl Heiz risponde: “Neppure io avevo potuto prevedere il crollo dei prezzi dell’energia sui mercati europei”; per il resto, l’ex CEO, non ha nulla da rimproverarsi.

Repower punta oggi sulle energie rinnovabili, come annunciato a fine 2015 nell’ambito della presentazione della nuova strategia aziendale. Alla domanda se non si era tematizzato il cambio di strategia già 10 anni fa, Heiz risponde che sì, se n’era discusso, ma allora si era deciso altrimenti, in quanto, a livello mondiale, si ritenevano ancora molto importanti i vettori fossili. “Avremmo certo potuto evitare molti grattacapi se l’azienda avesse previsto certi sviluppi. Col senno di poi è però sempre tutto più facile e sono tutti più bravi”, chiosa Karl Heiz.

Anticipando i tempi, progetti come Teverola o le centrali a carbone non sarebbero stati affrontati, risparmiando così milioni. Ma appunto, nulla lasciava presagire un cambiamento così repentino del contesto economico e delle dinamiche di mercato. Questo il concetto ribadito da Heiz anche al nostro giornale: “Quando in primavera del 2008 ho lasciato l’azienda, i prezzi dell’energia si trovavano al punto più alto della storia. Pochi mesi dopo hanno iniziato a flettere, crollando poi nel breve volgere di poco tempo”. Per l’ex numero uno di Repower, dunque, una situazione alquanto anomala e, nei suoi risvolti, difficile da prevedere.