“Senza ca, amò pü paes”, questo il motto della giornata (di P. Pola)
Organizzata da Elisabetta Pola e Don Giuseppe Paganini, la manifestazione ha avuto luogo domenica 26 giugno 2016, con dapprima la Santa Messa per tutti i convenuti e poi un pranzo conviviale presso l’Agriturismo Miravalle. Oltre cento i partecipanti all’incontro, molti dei quali visibilmente emozionati per il carattere denso di significati di questo particolare ritrovo.
Per una giornata Campocologno torna a rivivere i fasti dei suoi tempi più belli, quando nella piccola contrada di frontiera vivevano oltre 400 persone e la vita quotidiana era scandita da un brulicare continuo di persone che, dal mattino alla sera, attraversavano la via principale in cerca di prodotti da acquistare, avvolti dal profumo del caffè sprigionato dai grossi camini delle torrefazioni che, instancabili, emanavano nell’aria il loro denso fumo carico di aromi.
Campocologno non era però solo caffè e sigarette, zucchero o cioccolato; in quegli anni, tra la fine della Seconda guerra mondiale e l’inizio degli anni Settanta, il paese offriva una sessantina d’impieghi solamente tra i suoi tre maggiori datori di lavoro: le Forze Motrici Brusio, la Dogana e la Ferrovia Retica. C’erano un asilo e una scuola e, ogni scorcio di paese, pullulava di vita e di attività. La “Selvetta” era ancora coltivata a vite, fragole e piante da frutta e i castagneti s’inerpicavano puliti e rigogliosi fino a pochi passi da Monte Scala.
Immagini d’altri tempi, che oggi scorrono nella memoria di chi li ha vissuti e che, per un giorno, sono tornate alla ribalta grazie all’iniziativa tanto originale quanto piacevole e apprezzata di Elisabetta Pola e Don Giuseppe Paganini. Con un semplice annuncio apparso più volte sulla stampa locale, essi sono riusciti a creare un evento unico nel suo genere, vale a dire radunare tutti coloro che hanno vissuto a Campocologno e che in seguito hanno lasciato definitivamente il paese, ad un incontro dal sapore nostalgico, una rimpatriata ricca di ricordi e d’emozioni, che ha visto molte persone rispondere al richiamo delle proprie origini o, semplicemente, al ritorno nel luogo simbolo di un tassello fondamentale della propria vita.
All’entrata della Sala Frazionale, dove il Comune parrocchiale ha offerto l’aperitivo dopo la celebrazione della Santa Messa, sopra una vecchia foto di classe campeggiava una bellissima citazione di Cesare Pavese: “Un paese ci vuole … non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”.
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Così, tra le prelibatezze culinarie, seguite poi all’Agriturismo Miravalle, ognuno ha avuto modo di srotolare la pellicola dei ricordi e trovarsi protagonista di un film dove ciascuno, inconsciamente, ha scritto un pezzo di copione.
















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