Matteo Badilatti secondo alla “Engadiner Radmarathon”

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Dopo aver dominato la gara, l’atleta di Poschiavo ha dovuto inchinarsi sul finale al tedesco Berndl (di P. Pola)
Domenica 3 luglio 2016 ha avuto luogo una nuova edizione della Maratona ciclistica engadinese, che ha visto tra i protagonisti il ciclista valposchiavino Matteo Badilatti. Ancora in testa con più di 1 minuto di vantaggio, dopo oltre 200 km di gara, l’atleta di casa nostra ha dovuto cedere il passo sul finale al tedesco Johannes Berndl, più fortunato nella discesa verso Zernez.

 

La “Engadin Radmarathon“, come dice già il suo nome, è una vera e propria maratona ciclistica che si snoda lungo un percorso di 212.9 km, per un dislivello totale di 4’088 metri. Partenza e arrivo sono a Zernez e il tragitto porta i corridori dapprima a Livigno, da dove affrontano una prima volta i Passi della Forcola e del Bernina, per poi ridiscendere verso l’Engadina Bassa fino a raggiungere Susch.

Da qui si torna a salire lungo i tornanti della Flüela, con susseguente discesa su Davos e quindi di nuovo giù fino ad Alvaneu Bad, punto di partenza per affrontare le asperità dell’Albula. Scollinata ai 2’310 metri del colle che riporta i corridori in Engadina, la corsa continua verso Zernez, per affrontare una seconda volta sia il Passo della Forcola che del Bernina. Ultimi chilometri di gara nuovamente in direzione Zernez, punto d’arrivo della corsa.

Roba da far venire il capogiro anche solo a leggere la cartina altimetrica, che rende ancora più epica questa gara, affrontata in modo esemplare da Matteo Badilatti, il quale, all’ultimo passaggio a La Punt, vantava ancora un vantaggio di 1’e 50” sul prossimo inseguitore. Alla fine, ad alzare le mani al cielo sul traguardo di Zernez è stato però il tedesco Johannes Berndl che ha preceduto il ciclista di casa nostra di 26″, dopo oltre 6 ore di gara. “Ho disputato un’ottima gara, – afferma a IL BERNINA Matteo Badilatti – purtroppo non è bastato per vincere”.

Non nascondendo la propria delusione per la mancata vittoria, il ciclista di Poschiavo riconduce la rimonta del proprio avversario al fatto che quest’ultimo ha potuto approfittare della scia di alcune automobili di passaggio (la corsa non era completamente chiusa al traffico), circostanza questa che lo ha sicuramente avvantaggiato nell’inseguimento durante gli ultimi chilometri di gara.

“Quale testa della corsa – precisa Badilatti – io ero attorniato dalle macchine della Polizia, come pure dalla carovana al seguito della corsa, che procedevano alla mia andatura, mentre chi seguiva ha effettivamente potuto approfittare dell’andatura più sostenuta di qualche automobile di passaggio. Non si spiega altrimenti – specifica ancora Badilatti – il recupero di quasi 2 minuti da parte del mio avversario, tra La Punt e Zernez, tratto questo che non prevedeva peraltro nessuna asperità“.

Non per questo, però, lo sportivo valposchiavino vuole sminuire la prestazione del suo avversario che è semplicemente stato più fortunato negli ultimi chilometri, dimostrandosi anzi molto soddisfatto del proprio comportamento che lo ha visto correre in testa fino quasi all’ultimo.

Ora mi riposo una settimana, poi riprenderò con l’agonismo verso metà luglio” – continua ancora Badilatti. Il calendario prevede dapprima alcune gare di un giorno, per poi affrontare, a fine luglio, una corsa a tappe in Francia. A fine agosto un’altra corsa a tappe lo porterà invece in Giappone.

Dopo aver brillantemente concluso, lo scorso autunno, gli studi in economia all’università di San Gallo, Matteo Badilatti ha deciso di dedicarsi per un anno intero al ciclismo, correndo per i colori del Velo Club Mendrisio, squadra a cui appartiene già da alcuni anni e che lo ha fatto crescere quale corridore. Come ci conferma Badilatti, la stagione sta procedendo molto bene e, salvo imprevisti, continuerà fino in ottobre. Poi si vedrà.

Matteo è un ragazzo serio e molto in gamba che, con grandi sacrifici, ha saputo combinare in modo ottimale sport d’élite e studio. Le sue giornate sono scandite da ore e ore di duro allenamento in sella alla sua bicicletta, con la quale macina centinaia di chilometri per poter poi affrontare le gare che lo attendono.

Il suo sogno nel cassetto sarebbe quello di poter partecipare, un giorno, ad una grande corsa a tappe. E noi ci auguriamo di poterlo applaudire presto salendo lungo i tornati dell’Alpe d’Huez o scollinare su una delle mitiche Cime Coppi. Matteo è uno scalatore e la sua tenacia lo porterà a scalare anche i suoi sogni.