Un piano Marshall per le regioni di montagna?

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La riflessione di Mario Costa
Da quanto si può dedurre dalla stampa cantonale, nascono delle visioni alquanto irragionevoli, che vorrebbero mettere maggiormente in ginocchio una parte delle regioni alpine.

 

 

Si propone ora un “Piano Marshall” locale, dedotto da quello ideato dagli Stati Uniti nel 1947 per aiutare l’Europa, distrutta dalla seconda guerra mondiale, da realizzare in 4 anni, su affermazione del Segretario di Stato degli Stati Uniti George Marshall.

La proposta di un piano Marshall solo per i centri importanti grigionesi escludendo il resto del territorio, rappresenta però una discriminazione senza pari, che può nascere solo nella mente di chi sta vivendo nella bambagia. I grossi centri hanno già provocato vari disagi. La legge sulle seconde abitazioni è riuscita per causa dell’esplosione edilizia dei grossi centri. Le rimanenti regioni purtroppo subiscono la stessa cosa, poiché la legge colpisce tutto il territorio. La legge sulle seconde abitazioni ha colpito anche le case di montagna (Monti), mettendo in ginocchio in modo ingiusto un sano sviluppo specialmente in Valposchiavo.

Economicamente è evidente che la forza di una regione deve nascere dall’imprenditorialità sul territorio. Il piano Marshall voleva promuovere la rinascita dell’Europa, ma non voleva frenare o impedire lo sviluppo di chi non ha avuto la fortuna di trovarsi su un suolo ricco di risorse.

La definizione “Nicht mehr jedes Tal erschliessen”, ossia “Evitare di dare spazio a ogni vallata”, sottinteso nei Grigioni, rappresenta un affronto inaudito.

Un corpo in cui solo parte di esso gode di ottima salute, è un corpo destinato a fallire nel tempo. Si propone qui di creare due classi ben distinte, cioè la società degli abbienti e la collettività di chi deve affannarsi per sopravvivere. E’ da sperare che simili affermazioni rappresentino solo un attimo di smarrimento, lasciando a tutto il territorio la facoltà di esistere.

Mario Costa


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