«Daisy Miller», romanzo breve di Henry James, si apre come se lo scrittore lavorasse con una cinepresa: inquadratura iniziale larga, lago Lemano, una fila di eleganti alberghi sulla riva di Vevey. Poi lo zoom si avvicina all’albergo “Trois Couronnnes” (esiste ancora oggi, ma qui siamo nel 1878) e infine si fissa sul giardino dell’albergo, dove c’è un giovanotto. Lo scrittore interviene di suo (oltre la virtuale telecamera) per dirci che il giovanotto è appena arrivato in vaporetto da Ginevra per far visita a una vecchia zia (“ma la zia aveva l’emicrania – la zia aveva quasi sempre l’emicrania – e si era serrata in camera ad annusare canfora, così lui era libero di andare a zonzo”).














