Si continuano a cercare soluzioni per salvare la Tessitura, il 13 febbraio si avvicina

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Dopo quasi tre settimane dalla serata pubblica per salvare la Tessitura Valposchiavo (12 gennaio scorso) e avvicinandosi la fatidica data del 13 febbraio, nella quale, durante l’Assemblea dei soci della Cooperativa, verrà deciso il futuro del sodalizio, Il Bernina ha sottoposto alcune domande, tra cui quelle arrivate dai suoi lettori, al comitato direttivo della Società Cooperativa Tessitura Valposchiavo.

Come ci suggerisce in un commento Arianna Nussio: con delle attrezzature più moderne non si potrebbe produrre di più in meno tempo? 

La tessitura quale arte e tecnica artigianale per realizzare tessuti ha una storia antichissima. Una conoscenza che si è costruita attraverso i secoli, sviluppando macchinari sempre più complessi. Verso la fine del XVIII secolo nascono i primi telai, detti Jacquard, provvisti di motore a vapore dove una scheda perforata comanda il movimento dei licci permettendo l’esecuzione di disegni molto complessi, risultati particolarmente difficili da raggiungere con il lavoro di un solo tessitore.

Nei primi anni del XIX secolo, i telai a mano come abbiamo in Tessitura quasi spariscono dall’ambito artigianale e domestico per diventare uno degli artefici della rivoluzione industriale.

Già nel 1955, quando la Tessitura Valposchiavo è nata, la professione di tessitrice/tore a mano, non era più giustificabile dall’esigenza primaria di avere tessuti artigianali: i prodotti industriali erano già ben radicati nella nostra società, lo scopo era quello di riscoprire, rivalorizzare e preservare questa antica arte.

Nonostante tutte le difficoltà che la Tessitura ha incontrato in questi quasi 70 anni, l’obbiettivo è rimasto lo stesso. È fonte di orgoglio per la nostra valle poter dire di essere riusciti a portare avanti con instancabile passione e coraggio questa piccola realtà. Sopravvivere in un’epoca in cui l’artigianato e le tradizioni sono stati pian piano messi da parte per fare spazio a un’industria che viaggia ad altissima velocità e da un consumismo di massa che sembra non vedere limiti.

L’assenza di mezzi automatizzati per la realizzazione dei tessuti al telaio è da considerare come fascino e valore aggiunto al prodotto finito, in quanto manufatto unico e fortemente legato alla mano e alle capacità di chi lo realizza.

L’automatizzazione dei telai andrebbe a intaccare irrimediabilmente l’autenticità e lo scopo di preservare e valorizzare quest’arte, inoltre non risolverebbe la questione dei prezzi. Aumentando la velocità di produzione grazie a delle macchine non saremmo mai lontanamente competitivi sul mercato dei tessuti industriali o semi industriali e il risultato finale verrebbe percepito come una via di mezzo poco interessante né dal punto di vista artigianale né economico.

Con una direzione professionale dell’atelier di tessitura si potrebbe migliorare di molto la gestione del tempo e delle risorse, rendendo più efficiente e redditizia la produzione.

Un lettore ci ha suggerito via mail la domanda: perché i Comuni di Poschiavo e Brusio non intervengono, come fatto per esempio per il CTL?

Come Comitato Direttivo della Società Tessitura Valposchiavo, fino adesso abbiamo rinunciato ad una richiesta ufficiale ai due Comuni. Solitamente le singole attività non possono essere sostenute con soldi pubblici. In questo modo, il settore pubblico interferirebbe nella concorrenza. Oltre a questo la Tessitura non è da paragonare con il CTL. Il CTL è stato un progetto strategico per lo sviluppo economico della Regione, una situazione ben diversa da quella della Tessitura.

A circa due settimane dalla serata pubblica è stata vagliata qualche tipo di soluzione concretizzabile? 

Ci sono state segnalate un paio di idee interessanti. La più facilmente attuabile è l’idea di fondare una specie di fan club della Tessitura. I membri di questo club si impegnerebbero a pagare una quota annuale, per esempio CHF 500 o anche CHF 1’000. Durante l’anno corrente alla donazione potrebbero riscuotere questa quota con acquisti. In caso di rinuncia l’intera somma o la parte non riscossa rimarrebbe alla Tessitura quale donazione. Questa idea ci piace molto, in quanto generebbe un’entrata più sicura e non verrebbe percepita soltanto come una donazione, ma un modo per rendere attivo e consapevole il cliente sostenitore, assicurando circolarità a una parte delle vendite.

Comunque, come abbiamo già detto la sera del 12 gennaio: le finanze sono solo una parte del problema. La sfida più grande è trovare una o più persone in grado di gestire la Tessitura per garantirle un futuro sicuro.

Personalmente, quante speranze avete di trovare un modo per salvare la Tessitura Valposchiavo in poco meno di 20 giorni? 

Le speranze sono sempre le ultime a morire. Quale CD siamo ben coscienti che sarà difficile trovare una soluzione vincente e sicura in pochi giorni. D’altro canto, la Tessitura non è la prima volta che si trova in difficoltà e un cambio di strategia aziendale è più che mai necessario. La grande partecipazione alla serata pubblica, come l’aumento delle vendite in negozio e l’interesse alla causa che molti, anche per strada, manifestano, dimostra che i poschiavini ci tengono. Speriamo nella volontà delle persone, non sono nel trovare fondi o fare acquisti, ma specialemente nelle risorse umane, con cui si possa creare un progetto concreto per dare continuità a questa bella e rara realtà artiginale.

Potete spiegarci in concreto cosa succede se il 13 febbraio durante l’Assemblea si deciderà per la chiusura? 

Durante l’Assemblea Generale prevista per il 13 febbraio in Casa Torre, l’attuale comitato direttivo presenterà, se il caso lo vorrà, eventuali proposte concrete per il salvataggio e il futuro della Tessitura. Nel caso non ci siano progetti su cui discutere o persone che si mettono concretamente a disposizione ad assumere cariche gestionali per un cambio del direttivo, il CD chiederà ufficialmente ai soci presenti di sostenere la proposta volta alla graduale cessazione dell’attività.

In questo caso si scongiura il fallimento: quali scenari si aprirebbero per la Tessitura Valposchiavo? 

Come più volte ribadito, il cambio di strategia gestionale e aziendale è necessario e urgente. Ci auguriamo si possa trovare una soluzione a corto termine, che possa dare tempo e speranza al futuro dell’attività. Un modo per guadagnare tempo, ma che da subito sia improntato sull’obbiettivo futuro.

Speriamo sia possibile mantenere intatto il team, dandogli un minimo di sicurezza e specialmente motivazione nell’impegnarsi a costruire un nuovo progetto, in cui direzione e impiegate ne siano i principali fautori.

Una gestione professionale al passo con i tempi, la ricerca di nuovi mercati di nicchia, collaborazioni esterne con designer del tessile e la creazione di una filiera corta legata alla lana sono probabilmente i punti di partenza principali.

Infine, durante l’Assemblea del 13 febbraio sarà concesso a chiunque interessato di seguire l’incontro?

Certamente, anzi, cogliamo l’occasione per fare un invito ufficiale a tutta la popolazione a partecipare all’Assemblea Generale del 13 febbraio alle ore 20:00 in Casa Torre.

Ivan Falcinella
Membro della redazione