No Billag, Alan Crameri: “Con il sì si affossa il servizio pubblico, non si manda un semplice segnale”

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Il prossimo 4 marzo, il popolo è chiamato ad esprimersi in merito all’iniziativa “No-Billag”, una modifica di legge che, secondo molti, metterebbe a rischio l’informazione locale nelle tre lingue cantonali. Il Bernina ha intervistato Alan Crameri, giornalista alla Radiotelevisione svizzera (Rete Uno).

 

Che aria tira nel mondo del giornalismo e in particolare tra i dipendenti? 
Tra i dipendenti c’è una certa preoccupazione per il posto di lavoro. Ma questo capita anche in altri settori, per altre dinamiche… per chi non è coinvolto direttamente non è un tema.
Nel mondo del giornalismo svizzero c’è la coscienza di essere di fronte ad una votazione che potrebbe stravolgere tutto il sistema. La SSR sarebbe travolta, ma anche molti editori privati che ricevono parte del canone. Il governo retico, ad esempio, ritiene che anche l’offerta radio-tv del gruppo Südostschweiz sarebbe drasticamente ridimensionata.

Che scenari vedi qualora dovesse passare una simile votazione?
Non sono il tipo dagli scenari apocalittici, ma di certo avremmo un enorme perdita di offerta informativa, d’intrattenimento e culturale, soprattutto nella Svizzera italiana. Faccio molta fatica ad immaginare che il libero mercato possa trovare le risorse per sostituire i soldi del canone. Pensa che in una ventina d’anni, secondo uno studio dell’uni di Friburgo, il mercato pubblicitario della carta stampata è sceso da 1,7 miliardi di franchi a 700 milioni. E le cose non stanno certo migliorando.
Uno potrebbe anche ritenere basti un gruppo editoriale in tedesco per tutta la Svizzera, ma in una nazione con la democrazia diretta come la nostra non mi sembra per nulla opportuno.

Chi sopravvive e chi no?
Risposta semplice: sopravvive chi trova sufficienti abbonati e inserzionisti pubblicitari. La domanda ovviamente è chi ne troverà, e quanti. La SSR, quindi la RSI chiuderà? Secondo me è la conseguenza logica del voto: se non ho più possibilità di acquistare benzina, butto l’automobile. Qualcuno dice che si potrebbe comunque continuare… ammesso che sia vera questa variante, la domanda è: per produrre cosa? Non certo trasmissioni come Falò, i Radiogiornali attuali, Grigioni Sera o le Voci del Grigioni Italiano. Credimi: per fare radiogiornali di qualità (quindi con informazioni verificate, cercando di proporre dei contenuti originali) ci vogliono molte persone, quindi costa.
Come detto anche molti privati, che ricevono circa il 5% del canone, dovrebbero ridimensionare l’offerta. Perché se è vero che ricevono una quota relativamente piccola del canone, per diversi di loro questo importo rappresenta oltre la metà del budget.
Quindi la domanda rilevante secondo me non è “chi sopravvive?”, ma “quale offerta giornalistica si potrà ancora garantire?”.

Che scenari invece pensi si apriranno, a prescindere dal risultato, a livello politico?
Anche dopo il voto sull’iniziativa no-Billag il dibattito sulle regole per il mondo mediatico continuerà. In Parlamento a Berna verrà discussa una nuova legge, adeguata ai tempi (oramai non ci sono più solo radio-tv… ).
Ritengo però utile che, grazie a questa votazione, si discuta finalmente pubblicamente del valore dell’informazione. Purtroppo sta crescendo una generazione che, con internet, crede che sia gratuita! In realtà non è così, se leggo qualcosa senza pagare, non è comunque gratis: regalo i miei dati, la mia attenzione agli inserzionisti o a qualcuno che ha interessi di parte, ecc.

Cosa succederebbe alla periferia, per esempio alla Valposchiavo? E al centro?
Ti rispondo con una domanda: quanti giornalisti RSI avete visto in valle negli ultimi anni? E quanti dei media privati? Ecco, fate l’equazione e capite che probabilmente la Valposchiavo – salvo catastrofi naturali (e facciamo gli scongiuri) – sarà assente dal dibattito pubblico. Spero ascoltiate Grigioni Sera alle 19.00 su Rete1 o in podcast… ecco, non credo che qualcun altro possa produrre una trasmissione quotidiana del genere dalle nostre parti.

Quali campagne sono in atto e quali verranno fatte in futuro contro questa iniziativa?
Non spetta certo alla SSR o alla RSI fare campagna, anzi non può! Ci limitiamo a rispondere quando interpellati, come faccio ora. La campagna contraria è condotta dall’Associazione Amici della RSI, alla quale si può aderire, e da un comitato politico, del quale in Svizzera italiana fa parte anche la sindaca di Bregaglia Anna Giacometti. Lei, tra l’altro, ha sottolineato come la cronaca della RSI sia stata importante per la solidarietà dopo la frana di Bondo.

Quanto è informata la gente? Pensi lo sia abbastanza? 
Da qui al 4 marzo sarà certamente informata abbastanza, il popolo è abituato a votazioni anche molto più complicate. In questo caso è semplicemente importante capire che se passa l’iniziativa ci saranno conseguenze concretissime, non si manda soltanto “un segnale”. Quindi non è votando “sì” che si vedranno più partite del Davos, ad esempio.
Però trovo legittimo che qualcuno possa voler abolire il servizio pubblico, perché ritiene che il mercato possa garantire un’informazione sufficiente per il funzionamento della società. Io non credo proprio, ma – come detto – su questo punto si può dibattere. Però, per favore, si chiamino le cose per il loro nome: qui non si tratta di lanciare un segnale. Il testo dell’iniziativa è chiaro: la Confederazione non sovvenziona alcuna emittente, non riscuote canoni, non gestisce enti radio-tv proprie.

Nel caso in cui l’iniziativa dovesse passare e dovessi perdere il posto di lavoro, sai che ti accoglieremmo a braccia aperte, vero?
Allora sto tranquillo [ride]… Scherzo, anche perché siamo diversi valposchiavini e grigionitaliani impiegati alla RSI. E anche tra i colleghi ticinesi, col tempo, mi son fatto qualche amico… [ride di nuovo].
Tornando seri, quello degli impieghi è un aspetto molto rilevante per la Svizzera italiana. Ma io da giornalista preferirei che si discutesse sul senso dell’informazione, del giornalismo nell’epoca del “su facebook trovo comunque tutto gratis”.


A cura di Marco Travaglia

Marco Travaglia
Caporedattore e membro della Direzione

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