Anche quest’anno Il Bernina ha selezionato e intervistato alcuni personaggi valposchiavini che si sono distinti nel corso del 2017.
Nonostante la carica di presidente del Tribunale regionale Bernina e il secondo mandato nel Sottocomitato ONU per la prevenzione della tortura, Hans-Jörg Bannwart ha sempre dedicato tempo ed impegno alla cultura. Dal 2009 organizza il cineforum dei Film di Devon House, ha una grande passione per la fotografia, il ballo e da anni è membro della commissione per la promozione della cultura. Ha persino aperto la propria casa alla cultura, partecipando alla realizzazione dello spettacolo teatrale Tyn…sssset!, uno spettacolo itinerante attraverso Devon House, dove l’omonimo libro di Wolfgang Hildesheimer è ambientato. Il suo impegno per la cultura è costante e di qualità.
Che cosa ti ha fatto interessare alla cultura?
Chi mi ha sensibilizzato alla cultura sono stati sicuramente la mia famiglia e la scuola. I miei genitori mi portavano spesso a fare dei viaggi. Andavamo spesso in Olanda, il paese natio di mia madre, ma anche in Germania ed in Italia, dove è cresciuto mio padre. Gli itinerari erano vari e quando possibile visitavamo monumenti e musei. Un altro fattore importante sono stati i vecchi libri di storia ed arte di mio padre e mio nonno. Da bambino li guardavo spesso ed ho sempre avuto il desiderio di visitare i posti di cui leggevo, di avvicinarmi a quello che raccontavano. Infine, penso che la mia passione per il disegno e per il modellismo (mi divertivo spesso a costruire modelli di città inventate), abbia assunto un ruolo importante. Da sempre, poi, sono attratto da altri mondi, in particolare quello arabo. Questo interesse si è poi concretizzato nei viaggi che ho fatto molti anni dopo. Così ho imparato a capire meglio il mio.
Cos’è per te la cultura?
E’ un concetto difficile da definire in poche parole. Sicuramente non è solo Arte. Per esempio, anche la cura del territorio, come coltivare l’orto, modellarlo insomma, può rappresentare cultura. Credo che, in un’accezione più astratta, cultura sia tutto ciò che l’uomo intraprende per valorizzare, per fare crescere il contesto in cui vive, prima di tutto quello comunitario. Si, perché la cultura, non è un fine a sé stesso, né autoreferenziale, ma una forma di dialogo, rivolto all’altro.
Come ti sembra la situazione culturale a Poschiavo in questo momento?
Direi che la cultura a Poschiavo oggi si trova in una situazione di fermento. È una tendenza che si può osservare già da anni ma negli ultimi tempi l’offerta culturale è cresciuta in modo esponenziale, non solo in quantità ma anche in qualità. Tutto questo è possibile solo grazie alla passione e al volontariato prestato da molti nonché al grande interesse che le offerte culturali risvegliano nei poschiavini. E’ anche incoraggiante come l’offerta non sia unicamente convenzionale o, per usare una parola inglese “main stream”, ma che ci sia anche un’offerta nuova e di nicchia. Negli ultimi anni si è riusciti a dare alla scena culturale una forma molto capillare, anche per quanto riguarda i luoghi dove viene proposta: dai musei, ai giardini, dalle case private all’aperto. La scena culturale di Poschiavo è un po’ come un “gabinetto delle meraviglie” del seicento: ambienti particolari dove i collezionisti dell’epoca erano soliti conservare raccolte di oggetti straordinari come trofei di caccia, opere d’arte e altri oggetti da collezione. Una camera delle meraviglie dove non si sa mai che cosa aspettarsi e che ci sorprende sempre.
Questo fermento è sintomo si una voglia di confrontarsi e scoprire cose nuove, voglia di aprire i propri orizzonti, e questo è essenziale quando si parla di cultura.
Come pensi che tutto ciò si evolverà in futuro?
Penso che tutto segua un ritmo ciclico, e questo vale anche per la scena culturale. Sicuramente oggi ci troviamo in una fase di crescita, che bisogna sviluppare e sfruttare e sostenere lasciando spazio e mezzi a chiunque voglia contribuire. Poschiavo, credo, è sempre stato un terreno fertile per lo scambio culturale, anche grazie alla sua posizione geografica quale asse di comunicazione tra sud e nord e grazie agli impulsi e alle visioni giunti dall’emigrazione, dal partire e dal tornare.
Oggi viviamo in un periodo di benessere, dai grandi potenziali. Abbiamo ancora più tempo e mezzi per confrontarci con simili impulsi. Queste opportunità sono da sfruttare. E’ un buon momento per seminare.
A cura di Daniele Isepponi















