Le parole, si sa, sono pietre.
Pietre che diventano ancor più pesanti quando a pronunciarle sono delle persone che ricoprono importanti cariche istituzionali.
Ma andiamo con ordine. Nella penultima sessione del Gran Consiglio, Ilario Bondolfi, in una mozione sottoscritta, tra gli altri, da tutti i granconsiglieri valposchiavini, lamentava la mancanza di riguardo per la rappresentanza italofona nelle organizzazioni che assumono incarichi pubblici. Bondolfi, a titolo di esempio, si riferiva allo scenario del gruppo di progetto per l’elaborazione della strategia per la promozione della cultura del 2018 e anche a quello, più recente, di GRdigital. In entrambi i casi non era stato inizialmente designato alcun rappresentante grigionitaliano: nel caso della promozione della cultura fu poi inserito soltanto in seguito su pressione del parlamento, mentre in quello di GRdigital la sua elezione sembra prevista nel primo anno di progetto.
A lasciare sconcertati, da più di un punto di vista, è la risposta che il Governo ha dato alla questione.
Da un lato, infatti, il Governo sembra scegliere di citare solamente uno dei due casi tirati in ballo da Bondolfi: ignorando totalmente la vicenda della promozione della cultura si concentra sulla questione GRdigital. A questo proposito, apprendiamo che era stato chiesto un rappresentante italofono e che il nome del candidato non era giunto in tempo? A chi era stato chiesto? Dall’analisi del verbale della seduta della penultima sessione del Gran Consiglio appare piuttosto chiaro: alla Pgi.
Vero è che, stando così le cose, la mancata candidatura nei tempi previsti di un rappresentante italofono rappresenta non solo un insuccesso ma un clamoroso autogol, specie per chi, come la Pgi, si occupa per mandato della tutela degli interessi linguistici grigionitaliani. D’altro canto, tuttavia, il Governo, nello scegliere di rispondere soltanto su questa questione, sembra voler addossare ad altri le proprie responsabilità.
Nella seconda parte della risposta, giunge invece una considerazione di carattere generale. Con l’insediamento di un servizio specializzato per il plurilinguismo, il cui rappresentante è stato recentemente nominato, ci sarà uno stimolo in più per attuare una compiuta rappresentanza delle diverse comunità linguistiche. Curioso che il Governo sembri puntare sul fatto che d’ora in poi ci sarà qualcuno per ricordargli quello che è un dettame costituzionale. Sembra poi in tal modo ignorato un fatto fondamentale: sia la mancanza di funzionari e responsabili grigionitaliani all’interno delle istituzioni cantonali. Grigionitaliani, non italofoni! Non è che serve solamente che qualcuno sappia la bella lingua di Dante alla perfezione: è necessario che conosca la realtà linguistica, sociale e culturale della Valposchiavo, della Bregaglia e del Moesano.
Tale disparità sembra affliggere in misura minore la Romancía, ben rappresentata nei gangli amministrativi di Coira e nell’Esecutivo: per giunta, lo stesso “poliziotto per le lingue” appena nominato è Alberto Palaia, un romancio della Surselva che parla bene l’italiano…
La chiusa della risposta del Governo lascia ugualmente un po’ perplessi. Si dice infatti: “l’ordinanza sulle lingue del Cantone dei Grigioni deve essere integrata con una disposizione secondo cui in seno agli organi ai quali sono affidati compiti pubblici si deve mirare a un’adeguata rappresentanza delle tre regioni linguistiche”.
Ai microfoni di ATS, nel ritenersi soddisfatto della risposta del Governo e della disponibilità a modificare la legge, Bondolfi auspica però una maggiore concretezza e minore discrezionalità.
Traduzione? Il problema sta nella parola “mirare”. Mirare ad avere un’adeguata rappresentanza non significa in alcun modo assicurarla o garantirla, vuol un po’ dire tutto e niente, lasciando al Governo un enorme margine di manovra discrezionale, proprio come Bondolfi vorrebbe evitare.
Le parole, appunto, sono pietre, ma come si sa il diavolo sta nei dettagli…
Clicca qui per leggere la risposta della Pgi: Replica della Pgi all’articolo «Presenza grigionitaliana? Sì, ma a discrezione del Governo», 11.11.2021.















