Vecchi “puntunai” e inossidabili “lavanderi”

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Vecchi “puntunai” e inossidabili “lavanderi”

L’acqua al servizio di artigiani e massaie.

L’acqua ha da sempre costituito un bene prezioso per la Val Poschiavo, percorsa dal fiume Poschiavino e arricchita da numerosi laghi e torrenti di montagna. Il Borgo di Poschiavo si era dotato di un sistema idrico fin dai tempi antichi. Già negli Statuti del 1550 (una traduzione della versione latina risalente al 1388) si faceva riferimento alla possibilità di convogliare l’acqua del fiume, a determinate condizioni, in apposite gore che ne permettessero lo sfruttamento da parte soprattutto di mulini e altre officine artigianali: i cosiddetti “puntunai”. La topografia del paese e la configurazione dell’abitato hanno determinato la necessità di costruire due canali, per poter portare l’acqua il più vicino possibile al maggior numero di edifici: il “puntunal di sopra” e il “puntunal di sotto”. L’acqua del fiume, se poi qui reimmessa, poteva venir sfruttata gratuitamente in quanto bene pubblico. Le due gore, invece, erano di proprietà degli artigiani che ne usufruivano, riunitisi col tempo in due rispettivi “Consorzi” nell’intento di creare un’organizzazione in grado di regolare l’uso comune e provvedere alla loro manutenzione.

Il “puntunal di sopra”, lungo circa 800 m, aveva inizio all’altezza del Fulon, a nord del Molino e Pastificio di Cimavilla, e percorreva tutto il Borgo. Il “puntunal di sotto” aveva la sua porta fra il ponte di Cimavilla e il ponte di S. Giovanni, dietro la casa Gianoli (l’imboccatura originaria, risalente a prima dell’alluvione del 1834, si trovava invece a nord della Passerella). Dal ponte S. Giovanni fino alla casa Pagnoncini le due gore scorrevano parallele, poi il “puntunal di sotto” (quello a destra) proseguiva più o meno in linea retta, mentre il “puntunal di sopra” (a sinistra) attraversava la Plazzola per congiungersi infine all’altro in Fondovilla e insieme rigettarsi nel fiume.

L’acqua del fiume veniva deviata nelle gore mediante l’arcata, ossia una bassa diga obliqua costruita nell’alveo del Poschiavino: uno sbarramento fatto a scala e formato da tronchi puntellati da grossi massi. L’imbocco della gora era munito di una porta in legno che permetteva, tramite una serranda, di regolare la quantità d’acqua da immettere nel canale. Il fondo dei “puntunai” si presentava come un robusto selciato, mentre le pareti erano costituite da forti muri di pietra e calcina.

L’acqua convogliata nelle gore veniva utilizzata per produrre la forza necessaria ad attivare i mulini, gli utensili dei fabbri ferrai, le seghe delle falegnamerie, i vari macchinari di diversi artigiani e per un certo periodo anche per l’illuminazione elettrica pubblica, in particolare per gli impianti dell’ingegnere Selebam. Alimentava inoltre le fontane e consentiva fra l’altro di pulire le fognature e sciacquare i tombini. Dato che attraversavano l’abitato e che in molti tratti erano scoperti, col tempo si è cominciato ad utilizzare i “puntunai” come lavatoi. I primi lavatoi erano molto semplici, ma pur sempre più pratici del fiume fino ad allora usato allo stesso scopo: all’argine della gora veniva fissato un’asse di legno su cui le donne si chinavano a insaponare, strofinare e sciacquare la biancheria.

L’incarico di fare il bucato al lavatoio spettava alla massaia o a una “serva” oppure ancora a una “lavandera” regolarmente impiegata a giornata (nel 1930 una lavandaia che lavorava dalle h 7 alle h 19 veniva pagata fr. 2.50). Per facilitare loro il compito col tempo si è cercato di migliorare i lavatoi: per poter lavare in piedi a volte si abbassava il livello del terreno da una parte della gora, ma il livello dell’acqua era comunque basso e il lavoro risultava lo stesso molto faticoso. Dove lo spazio lo permetteva, venivano erette delle pareti di legno e delle tettoie in lamiera per proteggere le donne dalle correnti d’aria. Ad ogni lavatoio c’era posto per diverse lavandaie: il bucato, quindi, diventava anche occasione di incontro e di scambio di qualche chiacchiera.

… a “munt”, invece, ci si arrangiava come meglio si poteva!

Anche a S.Carlo-Aino, nei pressi del mulino di Aino, le donne si servivano della gora come lavatoio. Nell’arco degli anni l’esistenza dei “puntunai” a Poschiavo è stata costantemente minacciata da svariati fattori: le piene, il gelo, l’erosione, un uso a volte sconsiderato (diventavano spesso immondezzai) li danneggiavano fortemente; erano poi causa di straripamenti, infiltrazioni, pericolo a causa della mancanza di ripari nei tratti che scorrevano scoperti. Verso la fine degli anni Trenta i proprietari hanno cominciato poco a poco a non più sfruttare l’acqua, a cedere i propri diritti, a spartire i terreni, a riempire e coprire la maggior parte del tracciato, a sciogliere i Consorzi. Il “puntunal di sotto” è stato utilizzato fino al 1955, mentre quello di sopra presenta ancora oggi un breve tratto, a sud del Molino e Pastificio in Cimavilla, ancora scoperto e in funzione.

Per ulteriori informazioni sul tema:

“I puntunai da Pusc’ciaf”, lavoro di ricerca storica di Cristiana Tognina, Scuola magistrale, Coira, 1984
“Lingua e cultura della Valle di Poschiavo”, Riccardo Tognina, Poschiavo, 1967
Foto: archivio fotografico Luigi Gisep, Poschiavo

Alessandra Jochum-Siccardi, Pierluigi Crameri

Per ulteriori informazioni sul tema:

  • ”Lingua e cultura della Valle di Poschiavo”, Riccardo Tognina, Poschiavo 1967

  • La fabbrica Ragazzi per la lavorazione del tabacco, sul sito ”Fra di noi le montagne”

  • ”La mia biografia con un po’ di storia di Poschiavo nel secolo XIX”, Tommaso Lardelli, a cura di F. Iseppi, Poschiavo 2000

  • Foto: archivio fotografico Luigi Gisep, Poschiavo

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