”La libertà é il dono più grande»
| Suor Maurizia Giuliani |
| Classe 1934 |
| È la Madre Superiora della famiglia delle suore Agostiniane di Poschiavo. Con i suoi 73 anni, la bicicletta, l’agenda e il telefonino affronta di slancio le sfide del 21. secolo. |
«Il Vecchio Monastero aveva un fascino particolare. La casa era povera, nel refettorio c’era una luce fioca… Oserei dire che si poteva vivere un’esperienza più diretta con Dio». Suor Maurizia Giuliani, Madre Superiora al Monastero delle Agostiniane di Poschiavo, viene interrotta più volte dallo squillo del telefono. I suoi ricordi non sono nostalgici: sembra infatti aver trovato l’equilibrio anche tra le abitudini contemporanee. Alle telefonate segue il più delle volte un appuntamento o un’annotazione sull’agenda strapiena di scritte. Spesso abbreviazioni decifrabili solo a lei, «ma anch’io ogni tanto non capisco più ciò che ho scritto», ammette ridendo.
Al Vecchio Monastero Suor Maurizia c’è entrata a 26 anni, «il 3 ottobre 1960», ricorda con precisione. Anche se lei avrebbe voluto andarci già dieci anni prima, “ma mia madre mi disse che ero troppo giovane, di aspettare ancora. Ed è stato un bene. Così ho infatti potuto imparare da infermiera. Prima sono stata a Coira come aiuto-infermiera al Kreuzspital. Lì ho guadagnato i soldi per la scuola di infermiera a Zurigo; non volevo gravare sulle finanze già scarse dei miei genitori». La Madre ha quindi racimolato il necessario per la tassa d’iscrizione (500 franchi), libri, vitto e alloggio per il primo anno, durante il quale non era retribuita per il lavoro pratico svolto.
«Una volta da Coira sono andata all’opera in Liechtenstein, e siccome s’era fatto tardi, sono rientrata solo il mattino seguente. E mi sono presa una sgridata al lavoro. Con ragione. Ancora oggi mi chiedo, infatti, come si possa lavorare bene se si è fatta festa la sera prima?!»
Agli studi a Zurigo è seguita la pratica e la specializzazione in anestesia a San Gallo. «All’inizio avevo una paura enorme: si facevano anestesie anche a bambini di pochi mesi. Ero scoraggiata. Ma il dottore mi ha rassicurata, dicendomi che ero adatta a quel lavoro. Mi ha dato fiducia. Da questo episodio ho imparato molto per la vita successiva, anche di oggi». Per l’appunto anche nel suo ruolo di Madre Superiora. «Già dal nome si può dedurre la mia funzione: io sono come una madre, non un capo. Io non impartisco ordini, ma cerco – come un genitore – di lasciar crescere i figli. Ognuno deve svilupparsi secondo le proprie caratteristiche e i propri talenti. Ognuno deve saper scegliere usando la propria libertà, che è il dono più grande che ci ha fatto Dio. Qui in convento siamo una famiglia e non una struttura organizzativa; è quindi importante l’attenzione al singolo, il dialogo, la fiducia».
«Siamo nate per aiutare la nostra gente»
L’attività delle Agostiniane a Poschiavo è stata importante. Nell’ambito dell’istruzione, come insegnanti di scuola e di asilo, e della sanità. Nel 1929 le suore hanno aperto l’Ospedale San Sisto, poi ampliato nel 1960. La casa anziani è tutt’oggi gestita da loro. «Ma già prima di queste due istituzioni si offriva un aiuto a domicilio per i bisognosi, come la Spitex oggi… moderne, no?» Domanda retorica. «Una volta le iniziative di opere sociali spesso nascevano da istituzioni religiose. Era molto difficile, perché si doveva iniziare dal nulla e non c’erano sussidi. I deficit dell’ospedale ce li assumevamo noi. Anche la questione scolastica era molto onerosa».
Oggi invece è lo Stato che va via via assumendosi questi compiti. «Ed è giustissimo. Siamo state noi a chiedere al Podestà che fosse il Comune a gestire l’ospedale. Per un problema di costi e di personale». Alla domanda se così non svanisce il loro compito, il loro ruolo, risponde decisa: «No. Il nostro compito principale è quello di pregare, e la preghiera autentica diventa dono, ne nasce un’attività. Non il contrario. Questo è centrale per noi».
La solidarietà è quindi implicita nella fede delle Agostiniane, anche se il monastero ha una tradizione di vita contemplativa. «Per 200 anni il convento di Poschiavo è stato di clausura, già a partire da pochi decenni dopo la nascita della comunità, nel 1629. Una comunità nata nel contesto del Protestantesimo – anche se questo per alcuni non si può dire ad alta voce», spiega accompagnando l’ultima frase con gesto vago della mano. «Le suore erano di clausura ma potevano uscire per svolgere i loro compiti, come l’insegnamento. In fondo siamo nate per aiutare la nostra gente. L’importante è sempre stato tenere gli occhi aperti e capire i bisogni del prossimo».
Avere una visione più ampia della vita
Da pochi giorni è morta Suor Maria Luca, infermiera e Superiora in casa anziani che assieme a Suor Maurizia e altre consorelle ha scritto le pagine più importanti del passato recente delle Agostiniane in Valposchiavo. «Ci ho passato assieme la vita. Con lei discutevamo molto, non eravamo sempre dello stesso parere, ma era importante parlare. Anche a questo serve l’amicizia: a crescere, a illuminarci». Suor Maurizia ricorda con serenità l’amica. «La gente mi chiede, “ma non sei disperata?”, ma perché dovrei esserlo? Io non vivo per una persona, ma prendo ognuno come un dono. È importante ricordarselo nel rapporto col prossimo. Lo dicevo sempre anche alle neomamme: “guarda che il bambino non è tuo, lo hai in dono!”. Suor Maria Luca è giunta dove noi dobbiamo ancora arrivare. Credo che da lì il suo influsso su di noi sia ancora più autentico, meno legato alla nostra “umanità”».
Suor Maurizia guarda negli occhi quando parla. Sguardo e parole si fondono in un messaggio che scaturisce forse da 73 anni di esperienza, forse dall’aver visto migliaia di volti in ospedale, o forse – per chi ha fede – da un’ispirazione divina. «Bisogna avere una visione più ampia della vita. Così la morte non fa paura. Spesso si scaccia la morte dai propri pensieri, ma è uno sbaglio. Chi ne è cosciente prende la vita, il tempo come un dono e ne apprezza ogni istante».
Guarda il filmatino di Suor Maurizia Giuliani











