Il 20 febbraio del 1974 incominciavano le attività pubbliche del Centro Evangelico di Cultura a Sondrio. 50 anni dopo, sabato, 24 febbraio, un’intera giornata è stata dedicata a questo “spazio” che i promotori (oggi in parte assenti e in parte presenti) vollero fosse non solo un luogo di culto, ma un centro di dialogo e incontro oltre i confini confessionali e religiosi. Così è successo.
I fondatori
Primi forti promotori tre pastori di origini italiane e un laico brusiese: tutti e quattro assenti, per diverse motivazioni. Cominciamo dai viventi.
Paolo Ricca
Paolo Ricca, “straordinario studioso valdese: a lui dobbiamo, infatti, un’introduzione che è in realtà un vero e proprio saggio, il cui taglio scientifico non ne impedisce la lettura godibile anche a causa di un dettato quasi narrativo. Egli pone sul tappeto tutti i dati di questi scritti luterani di vario genere e approccio, ma li sottopone a una acuta e necessaria ermeneutica contestuale”. Questo scritto (pubblicato dal quotidiano “Il Sole – 24 ore” di domenica 25 febbraio) è parte di una recensione di Gianfranco Ravasi, vescovo e cardinale, al volume “Lutero e l’Islam”, curato da appunto da Ricca e pubblicato recentemente da Claudiana. Per inciso Ravasi fu invitato dal CEC, ma parlò in una diversa e più ampia sede.
“L’identità protestante” fu il titolo scelto per la prima conferenza tenuta proprio da Ricca. Quasi ogni anno egli è intervenuto al CEC, dispensando perle a credenti e non credenti. Sabato 24 non se l’è sentita di intervenire né in presenza, né in remoto: pesano i sui ottantanove anni di vita.
Carlo Papacella e Gino Tognina
Papacella, Anch’egli vicino ai novant’anni, ha preferito restare a Poschiavo con sua moglie, Anita Beeli. Presenti invece la figlia Anna e il figlio Daniele, relatore di mattinata. Papacella era allora pastore a Poschiavo e insieme a Gino Cantarella (defunto ), pastore a Brusio, e Gino Tognina (defunto), presidente della stessa comunità, abbracciarono, sostennero e realizzarono l’idea del Centro partorita da Franco Felice Scopacasa (sul quale torneremo poco più avanti). Papacella lo troviamo presente all’inaugurazione, in posizione defilata (vedi foto).
A sostenerli c’era il presidente dell’Hilfsverein, l’associazione di aiuto protestante grigione, Christian Barandun che si occupò del finanziamento, battendo cassa in tutta la Svizzera.
Gaspare Bracchi e Giuseppe Enrico Brivio
Due laici sondriesi erano presenti sia all’inaugurazione che alla festa del cinquantenario: Gaspare Bracchi ed Enrico Giuseppe Brivio, storico sostenitore del Movimento federalista europeo (vedi foto). Bracchi ha voluto ricordare come il Centro fu subito anche luogo di incontro e di scambio di persone libere e di associazioni informali. Qui si trovarono le prime femministe valtellinesi come i sostenitori delle comunità cattoliche informali “di base”. Qui vennero persino organizzati corsi di esperanto. Memorabili alcune conferenze ricordate nella relazione di Daniele Papacella: «Nel maggio del 1974 in Italia si tiene il referendum sul divorzio e il Centro ospita il magistrato valdese Giorgio Peyronel che si sofferma sul tema in chiave laica. Si parla di storia con Salvatore Caponnetto, Susanna Peyronel e Giorgio Spini, i grandi storici della Riforma italiana». Chi scrive ricorda, tra l’altro, il grande successo di pubblico della conversazione con l’abate (poi defenestrato) del romano San Paolo fuori le mura, Giovanni Franzoni. O la palpitante attesa del programmato arrivo di padre Ernesto Balducci, sfumato per un incidente stradale. La lezione del Concilio Vaticano II era assolutamente urgente e presente.
Franco Felice Scopacasa
Da ultimo, e non suoni come una “diminuitio”, ecco l’ideatore del CEC: Franco Felice Scopacasa (defunto). E qui lasciamo campo, per sommi capi, alla relazione dello storico Daniele Papacella.
«Chi lo ricorda lo descrive come un pastore veramente protestante: curioso, critico e anche polarizzante, quindi tutt’altro che un mero amministratore dell’ortodossia riformata. Nelle lezioni di religione era un insegnante esigente che spronava alla riflessione».
Tre gli eventi facilitatori per la fondazione del CEC. Il primo fu naturalmente Scopacasa.
«Nato nel 1927, era cresciuto in una famiglia evangelica wesleyana di Trieste. Suo nonno materno era un ex sacerdote convertitosi al protestantesimo e diventato poi pastore. La famiglia della madre è l’ambiente in cui Franco è cresciuto, visto che suo padre, ufficiale dell’esercito italiano di origini calabresi, morì di malaria in Eritrea quando aveva solo 12 anni. La famiglia viveva ad Arezzo e frequentava la Chiesa dei fratelli, dove il giovanissimo Franco fece i primi passi come predicatore laico. Dopo aver concluso gli studi alla Facoltà Valdese di teologia, Franco Scopacasa venne consacrato pastore nel 1955. Un anno dopo, assunse la carica di pastore a Poschiavo. Dal 1961 al 64 tornò in Italia per lavorare nella comunità di Trieste e Gorizia, poi tornò in Svizzera: a Castasegna, fino al 1976. È in questo periodo che nasce l’idea del Centro evangelico di Cultura di Sondrio».
Il secondo elemento è la presenza di una diaspora protestante proprio a Sondrio e dintorni. Papacella ha ricordato le comunità riformate presenti da noi nel Cinquecento: comunità tragicamente azzerate dal “Sacro macello”.
«Il successo dell’evangelizzazione post unitario in Valtellina e Chiavenna sembra essere rimasto contenuto», si parla di «uno sparuto gruppetto di persone che faceva riferimento ad una sala di culto a Sondrio. La sede rimase una stazione legata alla chiesa di Milano. In Valtellina i non cattolici incontrarono molte difficoltà. Chi seguiva le attività del predicatore doveva temere misure di ritorsione, anche da parte dell’amministrazione pubblica. (…) Dimostrativamente la Chiesa metodista volle organizzare il suo convegno nazionale annuale del 1920 a Sondrio, il tema avrebbe dovuto essere il 300esimo anniversario del Sacro Macello.
Alla fine, gli organizzatori dovettero desistere, l’idea fu percepita come una provocazione a cui le autorità locali si opposero e l’incontro si tenne a Venezia».
Terzo ed ultimo elemento catalizzante fu il contesto storico e teologico degli anni Settanta, caratterizzato dal Concilio Vaticano II, a cui si è sopra accennato.
“Esaminate ogni cosa e ritenete il bene”
Da ultimo Papacella ha ricordato che i fondatori scelsero insieme come «motto per il Centro, un versetto di una lettera dell’apostolo Paolo ai Tessalonicesi che avrebbe guidato l’attività: “Esaminate ogni cosa e ritenete il bene”. Questo hanno cercato di fare al centro a Sondrio e questa è, credo, l’impegno per il futuro del Centro».
La giornata si era aperta con i saluti non formali, ben accolti dal folto pubblico, da parte di Andrea Del Giorgio, parroco di Chiuro. Pubblico con preponderante presenza di riformati pervenuti dalla Valposchiavo, dalla Bregaglia, dall’Engadina, da Coira e dal Ticino.
Intense e alte le parole di saluto di Romedi Arquint, del comitato gestore del CEC.
Thomas Müller-Weigl, presidente del sinodo dei pastori evangelici del Canton Grigioni, ha da parte sua sottolineato l’importanza di costruire ponti, oltre i confini nazionali e confessionali.
Emanuele Campagna, direttore del CEC, si è giustamente mostrato e dichiarato felice per l’esito proficuo dell’incontro.
Incontro che è proseguito nel pomeriggio e cui daremo conto in un prossimo articolo.












