UniZurigo per i dialetti lombardo alpini (poschiavino e valtellinese)

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Questo articolo esplora l’affascinante mondo dei dialetti locali di Poschiavo e della Valtellina, tracciando un parallelo tra i termini dialettali usati un secolo fa e quelli attuali. Il punto di partenza è l’Atlante linguistico ed etnografico dell’Italia e della Svizzera meridionale (AIS), un progetto pionieristico del secolo scorso. Attraverso un’analisi dettagliata di come venivano chiamati coccinella, lucciola e cavalletta in diverse località, l’articolo illustra le variazioni linguistiche e culturali nel tempo. Recentemente, ricercatori dell’Università di Zurigo hanno ripreso questi studi, documentando l’evoluzione dialettale contemporanea e coinvolgendo le comunità locali in un dialogo vivace e scientifico.


Giochiamo. I poschiavini tutti (o quasi) sanno come si dice oggi in dialetto coccinella e lucciola e cavalletta.
E un secolo fa (più o meno)?

Alcuni docenti universitari individuarono 407 punti di inchiesta funzionali alla compilazione dell’Atlante linguistico ed etnografico dell’Italia intera e della Svizzera meridionale (AIS). A Poschiavo venne assegnato il punto numero 58, mentre ad esempio Albosaggia ricevette il 227/228 (vedremo più avanti perché due numeri, n.d.r.), Lanzada il 216 e Grosio il 218.

Riprendiamo il gioco e vediamo come i compilatori dell’AIS registrarono i nomi dei tre insetti. Cominciamo dalla coccinella: (figura 1) la galinina dal signur per Poschiavo;in Alta Val Brembana cambia il riferimento religioso e si dice la madonina, assimilabile a la mariola, in uso nella Marca Anconetana.

Per lucciola si noti nella figura 2 la dizione poschiavina in un solo vocabolo, mentre quella reperita a Lanzada (216) ricorre ad un giro di parole.

Infine per cavalletta (figura 3) notiamo evidenti somiglianze tra Poschiavo, Albosaggia, Grosio e Lanzada. Nella località malenca troviamo anche una seconda possibilità, che presenta una chiara assonanza con il termine saltamartino, originariamente riferito ad un gioco.

Da ultimo temperino (figura 4): ecco una visione d’insieme ( sempre riferita ad un secolo fa) come è stata proiettata recentemente ad Albosaggia.

Il nostro dialetto va all’università”

Questo l’accattivante titolo dell’ incontro che mercoledì 19 giugno ha richiamato un folto pubblico nella biblioteca del paese orobico.

«Noi siamo onorati che il gruppo di ricerca dell’Università di Zurigo abbia accolto il nostro invito e sia qui stasera per questo incontro pubblico», così Doriana Paganoni, assessore alla Cultura e coordinatrice degli appassionati ricercatori locali.

«Il gruppo “Dialetto di Albosaggia” si sta dedicando a questo lavoro di ricerca da diversi anni, per mantenere e valorizzare gli aspetti caratteristici del nostro dialetto, dandosi il compito di recuperare il maggior numero possibile di lemmi dialettali.

Quello fin qui affrontato è stato un compito impegnativo, anche per le numerose differenze presenti sul territorio – in particolare per la diversa pronuncia tra le frazioni di Moia (228) e Torchione (227), distanti solo 3 chilometri – e per la complessità riscontrata nella trascrizione di alcuni suoni, per l’evoluzione che il dialetto ha subito e la forte contaminazione con la lingua italiana. Siamo convinti che sarà una preziosa occasione di dialogo tra gli appassionati di dialetti locali e i ricercatori, per scoprire l’importanza di progetti come quello dell’AIS per la salvaguardia e la mappatura scientifica delle varietà linguistiche alpine e non solo. Prima di lasciare la parola agli esperti ospiti, mi sento in dovere di ringraziare per il sostegno e la presenza Simon Pietro Picceni, Presidente dell’ IDEVV – Istituto di dialettologia e di etnografia valtellinese e valchiavennascae, e Andrea Martocchi, coordinatore scientifico dell’archivio sonoro dei dialetti della provincia di Sondrio. A proposito, come saprete, i dialetti della provincia di Sondrio hanno il loro archivio sonoro: “Voci dell’Adda e della Mera”».

Il lavoro dei ricercatori universitari ieri nella Svizzera meridionale ed oggi in Valtellina

Ieri

I dati grigionesi e ticinesi sono stati già raccolti e caricati sul sito nel periodo tra il 2016 e il 2019. Inoltre, sono stati raccolti, registrati e trascritti nuovi dati provenienti da 36 punti dati AIS nella Svizzera meridionale (18 per le varietà lombarde nel Canton Ticino e nella parte italiana del Cantone dei Grigioni e 18 per le varietà romanze nel Cantone dei Grigioni) per un totale di circa 61.000 voci.

Insomma un lavorone.

Chi è che a Poschiavo si è prestato per raccogliere i dati? Di seguito il profilo: maschio; età: 77; professione: ingegnere elettrico; luogo di origine dei genitori: Poschiavo; soggiorni di lunga durata a Berna e Coira. Ambiente: sala interna privata

Non sarà difficile per il lettore aggiungere nome e cognome!

Oggi

I ricercatori di UniZurigo Alice Idone, Lisa Gasner e Adriano Salvi, coordinati dal prof. Michele Loporcaro, hanno condotto indagini su varianti del dialetto valtellinese in sei centri (Albosaggia, Campodolcino, Grosio, Isolaccia, Lanzada, Mello) nell’ambito del progetto AIS (Atlante Italo-Svizzero) – The Digital Turn (la svolta digitale).

Il progetto AIS, come abbiamo già visto, viene da lontano. Infatti tra il 24 e il 26 agosto del 1920, il linguista svizzero Paul Scheuermeier si recò a Albosaggia con l’intento di documentarne il dialetto. L’inchiesta sul campo era parte dell’opera monumentale, 8 volumi pubblicati tra il 1928 e il 1940, concepita dagli studiosi elvetici Karl Jaberg e Jakob Jud, coadiuvati dai tedeschi Max Leopold Wagner e Gehrard Rohlfs. Lo scopo dell’atlante era imprimere su carta la ricchezza delle varietà dialettali e della cultura materiale (furono anche scattate foto) nel periodo compreso tra il 1919 e il 1928, consentendo agli studiosi di osservare, con uno sguardo di insieme, come uno stesso oggetto o concetto fosse denominato e caratterizzato nelle diverse parti del territorio italiano e svizzero meridionale. Per tale motivo, l’AIS ha sempre costituito un punto di riferimento imprescindibile per la ricerca sui dialetti italiani.

Ed ecco una sintesi delle relazione dei ricercatori zurighesi. Due i quesiti posti in premessa: «Come si potrebbe rendere questo patrimonio più facilmente accessibile anche ai non addetti ai lavori? E soprattutto, fino a che punto la testimonianza dell’AIS è ancora attuale?».

Il progetto, finanziato dal Fondo Nazionale Svizzero per la Ricerca scientifica è stato coordinato dal Prof. Michele Loporcaro, presso il Dipartimento di Studi Romanzi dell’Università di Zurigo.

«L’obiettivo del progetto è quello di tornare, a ormai un secolo di distanza, nei medesimi luoghi dell’Atlante linguistico ed etnografico dell’Italia e della Svizzera meridionale, e replicare le inchieste di Scheuermeier, con l’intento di documentare e studiare l’evoluzione di questi dialetti, partendo dal sottogruppo dei dialetti lombardi.

L’AIS offre ben 50 punti di osservazione per tale gruppo linguistico, 42 su territorio lombardo e 8 nel Piemonte orientale».

E dunque tra il 18 e il 20 giugno un gruppo di ricercatori si è mosso tra le province di Sondrio, Lecco e Brescia per documentare l’evoluzione dei dialetti. Sono state condotte interviste lunghe e scrupolose, che hanno portato a registrare, con la moderna strumentazione messa a disposizione dall’Archivio Fonografico dell’Università di Zurigo, più di 1700 parole e frasi in ciascuno dei punti di inchiesta. Per garantire la diretta comparabilità con i dati presenti nell’AIS, l’intervista ha utilizzato lo stesso questionario a cui erano stati sottoposti gli informatori negli anni Venti: un questionario che copre una vasta gamma di campi lessicali, perlopiù legati alla società di quei tempi, all’agricoltura, all’allevamento del bestiame, all’artigianato nonché ai mestieri e ai relativi strumenti di lavoro. Un viaggio a ritroso nel tempo con lo sguardo attento a quanto sia stato conservato e quanto invece è cambiato ed è destinato a cambiare ancora.

Raccolti i dati, il compito dei ricercatori sarà da un lato verificare la percentuale di termini col tempo caduti in disuso, dall’altro rilevare e argomentare eventuali mutamenti fonetici, quindi relativi alla pronuncia dei termini, ma anche morfologici e sintattici, dunque legati alla grammatica del dialetto. Oltre all’analisi dei dati destinata alla pubblicazione in ambito scientifico, il progetto AIS, the digital turn tiene particolarmente a restituire alla comunità i frutti della cooperazione con gli informatori locali. Una volta completato il lavoro di trascrizione dei dati, questi ultimi verranno messi a disposizione di chiunque fosse interessato a consultarli accedendo all’indirizzo. Per mezzo della banca dati digitale sarà possibile non solo confrontare le risposte del 1920 e quelle del 2024, ma si potranno anche ascoltare le tracce audio registrate nel corso delle ultime interviste.