Candidatura UNESCO per la salvaguardia del patrimonio alimentare alpino

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Salendo gli antichi gradini della casa Besta a Brusio mi accoglie l’odore del pane appena sfornato. Il 26 aprile 2025, Cassiano Luminati, direttore del Polo Poschiavo, ha presentato la candidatura di un programma multinazionale per la salvaguardia del patrimonio alimentare alpino.

Tutti conosciamo il patrimonio materiale UNESCO, come per esempio la tratta del Bernina del nostro bel trenino rosso della Ferrovia Retica. Invece, il patrimonio alimentare è un patrimonio immateriale. Esso è stato definito nella Convenzione UNESCO nel 2003. Rappresenta uno strumento nuovo per preservare i saperi tradizionali delle comunità alpine.

Questo patrimonio vivente ha bisogno di essere salvaguardato per preservare la nostra identità culturale e alimentare. Vengono prese in considerazione solo le pratiche sostenibili, sociali e al contempo economiche. Dall’inizio del 2025 il processo di candidatura multinazionale, inizialmente coordinato dalla Lombardia, viene coordianato dalla Svizzera (Ufficio Federale della Cultura con Polo Poschiavo e CREPA). I paesi partecipanti attualmente sono Svizzera, Francia e Slovenia. La candidatura verrà depositata in marzo 2026 e l’iscrizione al Registro è prevista per novembre 2027. Il processo di candidatura è il risultato di una rete di comunità e istituzioni alpine riunite attraverso un lungo lavoro di salvaguardia partecipata, iniziato negli anni 90 e consolidato con il progetto INTERREG AlpFoodway (2016-2019).

I vantaggi per la comunità e i produttori sono innumerevoli. Promuove lo scambio delle conoscenze fra le centinaia di comunità presenti sull’arco alpino, promuove un’industria di piccoli produttori locali, aiuta a riscoprire antiche usanze, tecniche di agricoltura in sintonia con le stagioni, tipi di grano antichi, promuove il ritorno ad un’alimentazione sana non industrializzata, favorisce l’identificazione da parte dei governi, crea nuovi orientamenti politici e sviluppi normativi e una maggiore visibilità, anche mediatica.

In Valposchiavo siamo già molto avvantaggiati al riguardo perché conosciamo già diverse iniziative come ad esempio 100% Valposchiavo, progetto per una Valle completamente biologica con prodotti a chilometro zero.
Fra gli ospiti della serata ci sono Francesca Scarlatti e Maria Anna Bertolino. Francesca è una giovane imprenditrice della Val Camonica che assieme alla famiglia gestisce una panetteria storica con forno in settima generazione. Il loro pane viene prodotto con la pasta madre e utilizza farine locali come orzo, segale, grano saraceno, mais nero spinoso, abbinandoli ad ingredienti innovativi come ad esempio frutti di bosco, per creare nuove ricette di pane e dolci. Francesca fa parte del progetto AlpFoodway e attraverso questa rete di conoscenze intrattiene ottimi rapporti di scambio con panettieri alpini francesi ed austriaci. Lei è molto presente anche sui social network ed è il perfetto esempio per una produzione locale tradizionale, sostenibile. Fra le sue creazioni dal 2020 spicca il Panfrancesca che è molto apprezzato nella regione Camuna.

Maria Anna Bertolino invece è di origine Piemontese e svolge degli studi antropologici sulle popolazioni alpine per il centro di ricerche CREPA a Sion in Vallese. Lei ha spiegato ai presenti che fino ad inizio 900 il Vallese era una palude e l’agricoltura del grano poco praticata. Attualmente in Vallese si pratica soprattutto un’agricoltura dei piccoli frutti e delle vigne, ma grazie anche ai vari progetti del CREPA si inizia a vedere la coltivazione di segale e frumento come opportunità da riscoprire. Per incentivare l’agricoltura alpina si ha dato vita a feste transfrontaliere come Lo Pan Ner che hanno luogo in vari paesi sotto lo stesso logo.

In ambito marketing ci sono poi state le presentazioni da parte di Diego Rinallo, Paola Gioia e Jorrit Kiewik. Diego Rinallo ha fatto notare che in Valposchiavo specialmente in ambito della panetteria manca ancora l’indicazione geografica DOP. Jorrit Kiewik, anche lui cresciuto in una famiglia di agricoltori, attuale direttore esecutivo per la slow food ha rammentato ai presenti come sia importante creare una rete di piccoli produttori per tornare alla produzione di cibi genuini e non industrializzati e promuovere uno stile di vita sano nelle comunità, creando nuove opportunità economiche e anche turistiche.

La serata si è poi conclusa con uno squisito aperitivo all’insegna del grano saraceno, organizzato dalla ditta «Piccoli Frutti».