Attuazione zone palustri: protezione del paesaggio e continuità rurale

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Le zone palustri sono ambienti rari e di significativa rilevanza geostorica e geomorfologica. Questi ambienti sono caratterizzati dalla capacità di trattenere l’acqua, assorbire CO2, di ospitare specie minacciate e di proteggere il suolo dall’erosione. In Svizzera sono tutelati da precise normative federali e cantonali e, in Valposchiavo, due di queste aree – Plan da San Franzesch e Campasc/Pas da Bernina – sono state oggetto di un processo di delimitazione e pianificazione vincolante. La loro gestione, però, non riguarda unicamente la conservazione ecologica.

Per questo Franziska Andres, biologa intervenuta a Poschiavo giovedì primo maggio, ha presentato un’approfondita analisi delle zone palustri d’importanza nazionale situate nel Comune per conto dell’Ufficio per la natura e l’ambiente, con particolare attenzione alle due zone Plan da San Franzesch (n. 369) e Campasc/Pas da Bernina (n. 421), ponendo l’attenzione sull’interrelazione tra conservazione ambientale, pianificazione territoriale e attività umane tradizionali.

La presentazione di Franziska Andres ha offerto al pubblico interessato la possibilità di partire dal primo ruolo del Cantone nel merito dell’attuazione dell’iniziativa Rothenthurm, (in vigore il 6 dicembre 1987). L’articolo 23c della Legge sulla protezione della natura e del paesaggio (LPN) stabilisce la protezione delle zone palustri, con l’obiettivo generale di salvaguardare gli elementi naturali e culturali che conferiscono a queste zone particolare bellezza e importanza nazionale. Il Consiglio federale, ha spiegato Franziska Andres, definisce gli obiettivi di protezione, mentre i Cantoni sono responsabili della concretizzazione e dell’esecuzione di tali obiettivi.

Le zone palustri, dal 1991, sono registrate in un inventario federale indipendente il quale include un elenco delle zone di interesse, una cartina e una descrizione dettagliata di ciascuna zona. In tutto il territorio della Confederazioni si trovano 89 zone palustri. E nel solo Cantone dei Grigioni si trovano 18 zone palustri d’importanza nazionale, un quinto del totale.

Il Valposchiavo

La zona palustre di Plan da San Franzesch si estende su un altopiano di origine glaciale a circa 2.000 m s.l.m., in prossimità dell’imbocco della Val da Camp. Qui si incontra un mosaico ecologico particolarmente raro: torbiere alte e basse, sorgenti, paludi fluttuanti, brughiere alpine e lariceti radi si alternano in uno spazio sorprendentemente integro. Gli obiettivi di protezione formulati per Plan da San Franzesch includono la conservazione dell’equilibrio idrico, il mantenimento delle attività agricole tradizionali, la salvaguardia degli insediamenti storici in pietra e la regolazione del turismo – in particolare per quanto riguarda la pressione delle e-bike e l’ampliamento dei sentieri. L’area è anche parte della Rete Ecologica Nazionale, confermando la sua funzione di corridoio naturale per la fauna e la flora alpina.

La zona palustre Campasc/Pas da Bernina, invece, più frammentata e situata a quote leggermente più alt, è situata sul versante meridionale del Passo del Bernina e si estende a gradoni verso la Valposchiavo. Questa zona è caratterizzata da un pendio piuttosto ripido e con un rilievo marcatamente strutturato, che volge a digradare verso due bacini con spianamenti più ampi e pendii più dolci. Le rocce montonate, levigate dai ghiacciai dell’era glaciale, si alternano a depressioni e terrazzi torbosi, creando un mosaico di paludi, lariceti e affioramenti rocciosi. Questa zona palustre ospita una varietà di habitat, dalle paludi acidofile a piccole carici ai prati da sfalcio, e presenta elementi di paesaggio culturale tradizionale come fossi d’irrigazione e muri di pietra. Campasc si distingue per la presenza di una torbiera a cuscinetti in ambiente forestale, poco disturbata e ricca di muschi di sfagno. Pas da Bernina, al contrario, è più aperta e soggetta a pressioni dovute al pascolo bovino diretto e all’escursionismo.

Anche in questo caso, il piano di protezione mira a mantenere un uso agricolo estensivo, ma in forme compatibili e fortemente regolate: esclusione del pascolo diretto sulle torbiere, chiusura di fossi di drenaggio, manutenzione manuale, divieto di nuove edificazioni. Entrambe le aree devono essere oggetto di un’integrazione nei piani di utilizzazione locale, con contratti specifici tra autorità e proprietari fondiari. Gli obiettivi di protezione della ML Val da Campasc includono il mantenimento del carattere dei lariceti pascolati e mirano a un equilibrio tra ricchezza di strutture (alberi vecchi, cespugli, arbusti nani, mucchi di sassi) e l’idoneità come pascolo per il bestiame.

Agricoltura, turismo e conservazione

Questo processo di delimitazione e pianificazione delle zone palustri non rimane confinato alla sfera tecnica o normativa: ha ricadute concrete sulla popolazione della Valposchiavo. Innanzitutto, coinvolge direttamente il Comune, chiamato a integrare nei propri strumenti di pianificazione territoriale vincoli precisi per la protezione di queste aree. Per gli agricoltori, la gestione delle torbiere e delle paludi implica un adeguamento delle pratiche tradizionali. Il pascolamento diretto sui suoli torbosi non è più consentito, mentre lo sfalcio ritardato è una misura raccomandata. I proprietari di terreni che includono queste zone protette, possono accedere a contratti di gestione con sostegni finanziari e tecnici. Anche il settore turistico è coinvolto: l’accesso ai percorsi escursionistici potrebbe essere regolato per evitare di disturbare habitat sensibili sviluppando un’offerta turistica più attenta al valore ambientale del paesaggio.