I discorsi del primo di agosto a Poschiavo

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Il discorso del podestà Giovanni Jochum

Onorevole Consigliere Nazionale Roman Hug
Gentili signore, stimati signori
Care concittadine e cari concittadini

A nome del Consiglio comunale e mio vi dò il più cordiale benvenuto a questa serata di festa durante la quale si ricorda il compleanno della patria.

Liebe Gäste, liebe Freunde della Valposchiavo, ich heisse Sie ganz herzlich willkommen. Es ist mir eine grosse Ehre hier sein zu dürfen und insbesondere Nationalrat Roman Hug in Poschiavo als Gastredner begrüssen zu dürfen.

Il 1° agosto la Svizzera commemora il Patto federale del 1291, in cui i Cantoni di Uri, Svitto e Untervaldo si promisero solennemente reciproca assistenza in caso di minaccia esterna. Dal 1899 il 1° agosto è ufficialmente dichiarato festa nazionale svizzera.

Ma è solo dal 1994 che è legalmente giorno festivo, a seguito di un’iniziativa popolare lanciata nel 1991 in occasione del 700° anniversario della Confederazione e alla relativa votazione popolare nel 1993.

Siamo quindi invitati a ripensare a quanto è stato in passato e a dove ci troviamo oggi: una nazione fondata sulla volontà di stare insieme. Comunità diverse tra di loro, se pensiamo ai cantoni di lingua francese, a quelli tedescofoni o italofoni o al cantone dei Grigioni con le sue 150 vallate e le tre lingue ufficiali o a altre fondamentali differenze, stupisce il fatto, che comunità così diverse tra di loro abbiano deciso di voler stare insieme. Il tedesco parla di “Willensnation”. Sehr unterschiedliche Gemeinschaften haben entschieden gemeinsam eine Nation zu bilden.

Anche il comune si fonda sulla volontà dei vari membri di unire le proprie forze per il bene collettivo. Chiaramente oggi non stiamo insieme principalmente per questioni di sicurezza, ma lavoriamo insieme per lo sviluppo del nostro territorio e per migliorarne la qualità di vita. Per fare questo abbiamo a disposizione il nostro sistema democratico: la democrazia diretta che ci differenzia da molti altri paesi. Una scelta fatta a suo tempo che mette al centro il cittadino e non i suoi rappresentanti politici.

Gustav Heinemann, presidente della repubblica federale di Germania dal 1969 al 1974, disse: “Die Grundlage der Demokratie ist die Volkssouveränität und nicht die Herrschaftsgewalt eines obrigkeitlichen Staates». E ancora «Der Bürger hat das Recht und die Pflicht, die Regierung zur Ordnung zu rufen, wenn er glaubt, dass sie demokratische Rechte missachtet».

Sacrosanti principi che in Svizzera viviamo da centinaia di anni. La democrazia diretta come la viviamo noi ci dà la possibilità di contribuire alla qualità di vita del nostro paese e di influenzarla direttamente tramite lo strumento dell’iniziativa e del referendum. Dunque, noi come cittadini comunali siamo alla base del sistema democratico svizzero, in quanto siamo parte dell’organizzazione più minuta del nostro sistema politico.

I diritti conferitici dalla democrazia diretta comportano, però, anche degli oneri. Se vogliamo mantenere il nostro sistema politico abbiamo l’obbligo di interessarci a quanto succede nel nostro paese, di essere vigili, ma anche di fare proposte per come migliorarlo, dunque, di essere attori di quanto succede nella nostra comunità.

Da diversi anni si nota una certa disaffezione alla politica, alla causa pubblica. La partecipazione alle votazioni è altalenante, in particolare se le tematiche non ci toccano troppo da vicino, essa non raggiunge i 30%. Si passa, dunque, da circa un 30% per quei temi che interessano poco a circa il 50% per i tempi più sentiti. Letto al contrario questo significa che la metà fino al 70% degli aventi diritto di voto decide di non decidere o che va bene quello che preferiscono gli altri.

Non possiamo essere solo consumatori di quanto ci viene proposto dagli altri o addirittura lasciare che siano gli altri a scegliere per noi. Se deleghiamo le nostre responsabilità non possiamo poi criticare o lamentarci di quanto determina chi ha fatto uso del proprio diritto di voto o di quanto stabilisce, sulla base delle leggi in vigore, chi è chiamato a governare e amministrare l’ente pubblico.

Abbiamo la responsabilità di proteggere e valorizzare la nostra democrazia.

A pari passo va anche la questione della partecipazione attiva alle nostre istituzioni. Chi si mette a disposizione per assumere un ruolo in un consesso politico? Quanti comuni si trovano nella difficile situazione di non trovare persone pronte a mettersi in gioco? Le strutture sono ancora adeguate a svolgere i compiti a loro attribuiti? Dobbiamo portare avanti la fusione dei comuni per riuscire ad adempiere a tali compiti? Ma con questo non ci allontaniamo dalla popolazione?

Molte sono le domande che sorgono in questo contesto e sicuramente non sono facili da rispondere. Sono però convito che la nostra volontà di stare insieme e di collaborare per migliorare sempre di più il nostro paese ci darà la forza di aggiornare il nostro sistema di democrazia diretta al passo con i tempi. La nostra tradizione nel trovare compromessi ci porterà a trovare le soluzioni ideali per i comuni in base alle loro necessità concrete.

Questa mia convinzione presuppone che la Confederazione lasci sufficiente spazio di manovra ai cantoni e i cantoni a loro volta ai comuni. Il margine di manovra concesso ai comuni diventa sempre più esiguo. Siamo sempre più spesso confrontati con leggi superiori che restringono le competenze dei comuni. Ciò nasce spesso dal fatto che dobbiamo affrontare temi complessi per i quali le organizzazioni e le strutture comunali non sono più adeguate. Sono perciò la Confederazione e i cantoni ad assumere compiti, costi ed elargire contributi e sono perciò loro a stabilire le regole del gioco. In questo senso, in futuro, quando come comuni riceveremo o andremo a chiedere sostengo, dovremmo anche chiederci a quali competenze rinunciamo?

L’anno prossimo sarà un anno di rinnovo delle nostre istituzioni comunali. Proprio nell’ottica della responsabilità che abbiamo di proteggere e valorizzare la nostra democrazia, rivolgo un caloroso invito a tutte le cittadine e i cittadini del comune di valutare una propria candidatura e a tutti gli aventi diritto di voto di partecipare alle chiamate alle urne.

Viva Poschiavo, viva i Grigioni, viva la Svizzera

Grazie a tutti e buon primo d’agosto.

Il discorso del Consigliere Nazionale Roman Hug

Stimato Podestà e stimadi autorità comunali
Cari ospiti dala Svizzera e dall’estero
Beinvnü als engiadinais
E specialment cari Pusc’ciavini e car Pusc’ciavin

L’è par mi un grand unur, pudé fa al discors par la nossa festa nazionale. Pusc’ciaf l’è par mi sinonimo da tücc i valur dala nossa cunfederazion. Incö parli miga dali strüttüri politichi cantonali. Ma par i nos ospiti l’è impurtant savé ca al nos vast Canton l’é cumpost da ündas region cun tre lingui ufficiali. In totale al ké cent cumün chi sa occupa dali nossi cittadini e dai nos cittadin. Segond mi l’è un grand vantagg ca la vossa Val la sias una region propria.

La Svizzera l’é na nazion basada süla volontà. Sie ist es vor allem deshalb, weil sie aus unterschiedlichsten Kulturen und gleichzeitig sogar vier Amtssprachen besteht. Vor 734 Jahren hätten sich die Gründerväter sicher nie vorstellen können, zu welcher Erfolgsgeschichte unsere Nation heranwachsen würde. Und um dies möglich zu machen, stehen für mich zwei Begriffe zentral im Mittelpunkt; Stolz und Dankbarkeit.

Die Schweiz ist nicht «fertig» auf die Welt gekommen. Sie ist nicht gradlinig, fehlerlos oder perfekt. Sondern wie ein gewachsener Baum: mit krummen Ästen, etwas knorrig, die Zeit hat ihre Spuren hinterlassen. Aber sie steht da mit starken Wurzeln. Und der 1. August ist der Moment, an dem wir uns wieder bewusstwerden, woher wir kommen und welche Wurzeln wir haben. Wir blicken als Nation auf eine langjährige Erfolgsgeschichte zurück. Gerade deshalb, weil eben nicht alles in unserer Geschichte nur glatt und einfach verlief. Die Schweiz ist eine Erfolgsgeschichte, weil sie gelernt hat, auch mit Schwierigkeiten und Misserfolgen umzugehen. Unser Land ist an den Aufgaben gewachsen.

In keinem anderen Staat verfügen die Bürgerinnen und Bürger über so viel Freiheit, Selbstbestimmung, Sicherheit und Wohlstand wie in der Schweiz. Wir dürfen es mit Stolz sagen: Die Schweiz ist ein grossartiges Land mit einem einmaligen Staatswesen. Nirgendwo sonst auf der Welt haben die Bürgerinnen und Bürger so viel zu sagen. Das verdanken wir unserer direkten Demokratie. Al popul l’é al sovrano. L’é al capo.

Wir haben einen Staatsaufbau von unten – und nicht von oben herab. Wir sind seit Jahrhunderten freie Bürger – und keine Untertanen. Das bewahrt uns vor dem gröbsten Machtmissbrauch der Eliten und garantiert Freiheit und Selbstbestimmung. Libertà e autodeterminazion sind auch heute die entscheidenden Werte. Denken wir auch bei den anstehenden Verträgen mit der EU an diese Grundsätze unserer Vorfahren.

Die grössten Dummheiten in der Geschichte kamen und kommen immer von den Mächtigen, nicht vom Volk. Doch vieles, was heute in der Welt und in unserem Land passiert, bereitet Sorge. Das Erfolgsmodell Schweiz ist in Gefahr. Unsere Freiheit und unsere Unabhängigkeit sind gefährdet. Wir müssen dringend Gegensteuer geben. Was unsere Vorfahren in Jahrhunderten aufgebaut haben, ist schnell wieder zerstört, wenn wir weiter eine fahrlässige Politik betreiben. Die Zeit der ideologischen Experimente ist vorbei. Realismus und Vernunft werden stärker denn je gefragt sein. Und genau diese Werte sind in einer Randregion wie dem Puschlav sicher stärker verbreitet als in anderen Regionen der Schweiz.

Sa po essa urguglius dala propria nazion? Für mich ist die Antwort klar. Selbstverständlich darf man auf die Schweiz stolz sein. In einer Zeit, in welcher dies immer mehr hinterfragt wird, erscheint es mir wichtig, dies mit aller Klarheit so sagen zu dürfen. Insbesondere mit Blick auf die jüngere Generation hier im Saal muss daran festgehalten werden. Liebe Kinder und Jugendliche: Auch ihr dürft stolz sein auf dieses wunderbare Land, in dem wir das Glück haben zu leben. Aber eines dürft ihr nicht; nämlich den Begriff Stolz mit Hochmut verwechseln. Jede Generation hat immer wieder von Neuem an den Werten unserer Vorfahren festzuhalten. Denken wir nur an den zentralsten Punkt unserer politischen Organisation; die grösstmögliche Freiheit für jeden Einzelnen. Ist es unserer Generation – und jetzt schaue ich bewusst in die Reihen der 40-50ig Jährigen – gelungen, die Schweiz, die wir von unseren Vorfahren so übernommen haben, in gleicher Qualität weiterzugeben?

Wer das mit Ja beantworten kann, der darf eben stolz auch auf seine Generation sein. Wer aber kritisch wirkt, ist genau dann verpflichtet, seine Stimme beispielsweise gegen die Einschränkung unserer Freiheit zu erheben. Und wenn in heutigen Zeiten immer wieder der Stolz auf die Schweiz kleingeredet wird, möchte ich folgendes festhalten. Jede Einwohnerin und jeder Einwohner unseres Landes kann seinen Beitrag für die Zukunft der Erfolgsgeschichte Schweiz leisten. Auch Sie alle haben die Möglichkeit dazu auf kommunaler, kantonaler und nationaler Ebene. Seien wir also gemeinsam stolz darauf, dass die persönliche Meinungsfreiheit hierzulande noch vehement verteidigt wird. In Svizzera podum essa fieri ca la libertà d’espression la ven difesa in modo determinant.

Es ist auch eine grosse Leistung, aus einem Land ohne nennenswerte natürliche Ressourcen eine derart wirtschaftlich erfolgreiche Nation zu gestalten. Ein Binnenland mit topografisch herausfordernden Verhältnissen muss sich immer wieder neu erfinden, um gegen Nationen mit viel Bodenschätzen bestehen zu können. Und genau das gleiche Kunststück hat bis heute auch eure Talschaft Poschiavo erbracht. Um hier an einem verkehrstechnisch abgelegenen Punkt der Schweiz erfolgreich wirtschaften zu können, braucht es viel.

Es braucht viel Innovationskraft, es braucht viel harte Arbeit und es braucht den unbedingten Willen für eine dezentrale Besiedelung unseres Landes. Die Puschlaver Bevölkerung ist für mich der lebende Beweis, dass mit dieser Willensstärke eben viel möglich ist. Genau darin sehe ich die grosse Parallele von euch zum heutigen Geburtstag unserer Nation. Darauf könnt ihr Puschlaverinnen und Puschlaver stolz sein.

Daneben ist der heutige 1. August aber auch eine gute Gelegenheit, um innezuhalten und dankbar zu sein. Denn neben allen positiven Eigenschaften unserer Vorgänger hatte unser Land auch immer wieder viel Glück. Andere Nationen auf dieser Welt hatten sicher ähnliche Eigenschaft wie wir, lagen dabei geostrategisch einfach auf dem falschen Punkt dieser Erde. Historisch betrachtet gab es schon oft erfolgreiche Kleinstaaten, welche dann leider zum Spielball von Grossmächten wurden und deshalb keine so vielversprechende Zukunft wie wir aufweisen. Dankbar sollten wir aber auch gegenüber früheren Generationen sein, welche mit viel Entbehrungen den heutigen Wohlstand überhaupt erst ermöglicht haben. Sie haben mit ihrer Hände Arbeit den Grundstein für den wirtschaftlichen Erfolg unserer Generation gelegt. Auch dies kann ganz konkret am Beispiel von Poschiavo beobachtet werden. Schauen Sie sich die steilen Hänge um La Rösa, Selva oder Viano einmal genau an. Mit welchen Mühen und ohne maschinelle Unterstützung hier früher Berglandwirtschaft betrieben wurde, können wir uns heute gar nicht mehr vorstellen.

Sicher fragen sich jetzt einige Gäste, was die Berglandwirtschaft mit einem prosperierenden Tourismusort wie Poschiavo zu tun hat. Ohne die Landwirtschaft zu jener Zeit hätte es Orte wie Poschiavo gar nicht mehr gegeben. In solch rauer Natur das wirtschaftliche Leben und Überleben sicherzustellen war der grosse Verdienst dieser Generationen. Es war die Grundlage für die dezentrale Besiedlung bei euch, im Kanton Graubünden aber auch in der gesamten Schweiz. Der spätere wirtschaftliche Aufschwung gründete dann in der ganzen Schweiz auf innovativen Köpfen und risikofreudigen Unternehmern, welche bereit waren, in unserem Land zu investieren. Im Mittelland und der Westschweiz waren dies vorwiegend grosse Pharma- und Industrieunternehmungen. Gesamtschweizerisch benötigte es dazu aber auch zig Tausende von KMUs, welche im Handwerk, der Bauwirtschaft oder auch im Dienstleistungssektor das Wirtschaftswunder Schweiz erst ermöglichten. Und in unseren Breitengraden, den Alpenregionen, florierten Tourismusbetriebe aller Art.

In dal Canton Grigion sem ricunuscent par tücc i ospiti fedeli chi ma visita regularment. Wir sind es gewohnt, den Austausch mit Gästen aus dem In- und Ausland zu pflegen. Gleiches gilt auch für die unzähligen Mitarbeitenden aus den Grenzregionen. Entgegen der oft gehörten Kritik, die Schweiz sei zu konservativ und skeptisch gegenüber fremden Kulturen beweist ja gerade die Tourismusbranche, das dem überhaupt nicht so ist. Wir sind dankbar für den Austausch mit Gästen und Mitarbeitenden. Dabei möchten wir aber eigenständig und selbstbestimmt als Nation in die Zukunft gehen. Und oft höre ich explizit von ausländischen Gästen, dass sie genau diese tiefverwurzelte Haltung in unserer Bevölkerung so zu schätzen wissen.

Pusc’ciaf par mi al rappresenta perfettament quel ca al caratterizza anche la Svizzera cume nazion. Na region da cunfin chi ga scambi regular cun i visin da ca. Una val averta chi cüra al turismo e i sei ospiti. Al stess temp, la Val l’è fiera dali propri origini e la vol essa autonoma anca in futuro. Resté iscì cume ca sef. Resté autonomi.

Va ringrazi da cor par l’invito e va auguri a tücc amò na bela festa nazionale. Viva Pusc’ciaf, viva grischun, es lebe die Schweiz.