Gisela Horat incanta Poschiavo in un viaggio sonoro tra le corde del pianoforte

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Nella suggestiva cornice di Casa Console nel Borgo di Poschiavo, il pubblico venerdì sera ha vissuto un’esperienza musicale unica e irripetibile. A regalare magia è stata Gisela Horat, pianista e compositrice originaria di un piccolo villaggio di montagna nel Canton Uri, che ha portato sul palco tutta la potenza evocativa della sua musica fatta di ricordi, emozioni e libertà creativa.

Horat, classe 1969, ha incantato gli spettatori con un uso sorprendente e sperimentale dello strumento. Lontana dall’essere convenzionale, ha trasformato il pianoforte in una vera e propria “macchina delle meraviglie”, inserendo tra le corde oggetti insoliti – tamburelli, palline da ping-pong, piccoli piatti – capaci di generare suoni evocativi e profondamente visivi.

I suoni prodotti durante l’esibizione non erano solo musica, ma vere e proprie immagini sonore. In un brano, le palline da ping-pong hanno evocato la dolcezza di una pioggia leggera che cade su un tetto di lamiera; in un altro, l’uso sapiente dei piatti ha creato il rombo lontano di un temporale estivo. L’impressione è stata quella di assistere ad una narrazione senza parole.

Pur muovendosi tra suggestioni jazz, minimal e pop, ogni brano è stato frutto dell’improvvisazione del momento. E proprio in questa libertà compositiva risiedeva la forza del concerto: nessun pezzo era identico all’altro, nessuna interpretazione poteva dirsi definitiva. Il pubblico si è quindi lasciato trasportare da un flusso sonoro che oscillava tra calma e tensione, ironia e profondità.

Il concerto ha anche confermato l’unicità della cifra stilistica di Horat: una fusione tra tecnica classica – evidente nell’eleganza del fraseggio e nella cura dell’armonia – e spirito jazzistico, alimentato da anni di studio con maestri del genere e dalla curiosità di esplorare nuovi mondi sonori. Le influenze di Eric Satie, Bill Evans, Esbjörn Svensson e Sylvie Courvoisier si intrecciano nella sua musica senza mai sovrastare la sua voce personale, sempre chiara.

Al termine, il pubblico ha fatto un lungo applauso, omaggiando l’artista con un caloroso bouquet di fiori.

Chi ha assistito all’esibizione di Gisela Horat a Poschiavo ha partecipato a un viaggio interiore, ha rivissuto ricordi, ha immaginato storie e ha sicuramente ascoltato della musica fuori dall’ordinario. La sua musica è stata un invito a rallentare, ad ascoltare con attenzione e – perché no – a lasciarsi sorprendere da ciò che può nascere da una corda di pianoforte e dei semplici oggetti.