Al ferr bà tal intant ca l’è cald!

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Al ferr bà tal intant ca l’è cald!

Una lezione di economia

È così difficile discutere d’economia e metterla in pratica?
È un argomento per soli addetti ai lavori, oppure lo facciamo tutti i giorni?
I principi sono sempre gli stessi o ci sono situazioni nelle quali si adottano nuove regole? Quali sono le deduzioni per affrontare le sfide della nostra comunità  regionale ?

Parte I: Un terreno sano per raccogliere bene e a lungo

Intendo iniziare con degli esempi pratici che tutti conoscono per ragionamento, per educazione e per intuito.

In primavera preparo il mio campo per mettere le patate, i pomodori, le verdure e le bacche: perciò devo pur smuovere la terra. Qui mi si aprono già varie strade. Bene! Mi decido di farlo a mano, se ho tempo a disposizione, oltre a spendere poco, faccio pure dello sport.

In questo caso opero in modo economico e faccio qualche cosa per la mia salute.

Nell’ipotesi dovessi fare in fretta, ho la necessità di scegliere: o investo in un piccolo trattore, con un prezzo d’acquisto, il mantenimento dello stesso ecc. ecc., oppure, se l’investimento non è in relazione al guadagno che lo stesso mi procura, chiamo un conoscente che possiede un simile mezzo agricolo, gli faccio fare il lavoro, lo pago, io sono contento e lui pure, in quanto ammortizza il suo investimento.

Nel linguaggio dell’economia si chiama “outsourcing”: appaltare.
Nel caso questo mio amico non vuole niente ed io, per ricambiargli il favore, lo aiuto nelle sue decisioni su come investire i suoi soldi, in questo caso creo quello che in gergo si chiama collaborazione con “sinergie”.

Prima di decidermi per questo passo, avrò definito come voler migliorare la mia produzione. A questo punto devo fare delle scelte: se uso stallatico avrò un buon raccolto, se impiego dei prodotti chimici, forse di più. L’ esperienza mi suggerisce che se voglio aver patate e verdura per molto tempo, devo tenere conto di una risorsa che si chiama “terra del mio orto”. Mi conviene quindi concimare con dei sistemi che non rovinano il mio terreno. Ascolto vari suggerimenti da parte di chi, in questo campo, ne sa più di me ed infine deciderò tenendo di sicuro un buon margine di sicurezza.

Questa si chiama “persistenza efficace” Nachhaltikheit. Allo stesso tempo è però un principio che mi sono dato nell’ambito della mia economia famigliare. Di sicuro quest’atteggiamento non lo cambierò nel caso in cui chi lavora per me fosse di altro avviso: è la mia direttiva. Un’altra mia disposizione sarà quella di produrre tutto ciò che non comporta un grande uso di prodotti chimici ecc., poiché, questi beni, a pari risultato nutritivo, e a equivalente danno alla mia salute, li posso acquistare sul mercato. Saranno queste dunque delle direttive persistenti e, in gergo, strategiche.
Cercherò infine di piantare quel tanto che intendo usare in famiglia e regalare agli amici. Saranno queste dunque delle direttive tattiche da stabilire a secondo del bisogno.
È lo stesso atteggiamento che ognuno deve adottare trattando i suoi clienti: strategico è fare in modo che l’equilibrio del dare e dell’avere rimanga tale tra le due parti il più lungo possibile, tattico è sfruttare un dato momento nel modo giusto.

Dovrò inoltre acquistare le patate di semina. Se ne uso poche, (una volta si tenevano da parte le sementi per motivi economici di risparmio), magari compro quanto mi occorre alla minuta. La differenza tra il prezzo al dettaglio e quello all’ingrosso, in questo caso è poco rilevante. Nel caso in cui io fossi in ristrettezza, o meglio ancora se prevedessi di aver bisogno, o amministrassi del denaro pubblico, di sicuro cercherei di acquistare la merce con i vicini di casa per spuntare dei prezzi migliori. Gradirei commercianti validi, possibilmente della zona per motivi di praticità e di ritorno economico, che sanno far bene il loro mestiere e che sono credibili da tempo.

In questo modo tutti ne hanno un vantaggio e s’installa un regime di collaborazione.

Do ut des, do affinché riceva, se non vedo la faccenda con l’ottica dell’amicizia.

Questo atteggiamento è la base d’ogni miglioramento in una microeconomia. Più uno è accorto, sui tempi lunghi, più ricorre a questa regola. (A Campocologno, durante il periodo del cioccolato, delle sigarette, dello zucchero, marmellate, dadi e caffè, dei commercianti accorti avevano creato una cooperativa d’acquisto. Spuntavano dei prezzi favolosi e ripartivano i guadagni in funzione al valore della merce ritirata durante l’anno. Guadagnavano di più che prima con il “fai da te”).

In economia si parla d’uso razionale delle risorse.

Ci siamo capiti, sono cose facili e comprensive e corrispondono, anche se in modo frammentario, alla definizione d’economia.

La scienza che si propone il soddisfacimento dei bisogni umani con un uso razionale dei mezzi e il minor spreco possibile.

Ora mi chiedo: se le cose stanno in questo modo e sono semplici da capire, perché vengono usate così poche volte, usate al di fuori dell’ambito famigliare? Forse per dimostrarsi indipendenti? a quale costo? per mantenere certi privilegi personali? oppure perché le risorse delle quali si dispone sono tali che ci si può permettere ogni genere di “lusso”?

Certo, mi ricorderete che in Valle ci sono varie ditte che lavorano secondo queste leggi in pratica da sempre!

Giusto! Queste sono altamente da lodare.

In questo modo rimangono snelle e possono usare i propri mezzi finanziari per rimodernamenti della propria azienda o per riuscire a farsi valere nel mercato.

Probabilmente saranno tra quelle che ci saranno anche un domani!

Che fare ora?

Ce lo spiega ancora Roberto Nussio nel suo articolo correlato:


Redatto da Roberto Nussio – roberto@nussio.ch