Le orme dell’orso [3]

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Le orme dell’orso [3]

Terza e ultima puntata

Dopo qualche giorno di inquietudine i tre burloni si tranquillizzano.

Hanno portato un soffio di novità  allo scorrere monotono della loro esistenza, hanno fatto parlare delle loro montagne dentro e fuori i confini, grazie a due assicelle di pino cembro…

C’é chi ha gridato al ritorno dell’orso e chi ha riso della dabbenaggine di certa gente…I nostri tornano ai loro passatempi…

Terza puntata

Gli unici che non fiatavano erano i tre autori della burla. Il primo ad essere informato del polverone che avevano sollevato fu Rodolfo. Si spaventò, immaginò chissà quali nefaste conseguenze. Corse dai compagni e impose loro assoluto silenzio. Avevano sbagliato destinatario. Invece di Arturo ne erano rimasti vittima persone, istituzioni ed enti vicini e lontani che non avrebbero mai voluto colpire. Meglio che la cosa rimanesse segreta il più a lungo possibile.

Dopo qualche settimana comunque qualcosa cominciò a trapelare. Qualcuno prese a speculare sulla comicità della situazione e a ricamarci sopra qualche storiella. Il 17 marzo 1954 su Il Grigione Italiano, sotto Cronaca della Valle, apparve il seguente trafiletto:

”Stando al ‘si dice’, un orso bianco sarebbe stato avvistato ieri sul dorso est del massiccio del Bernina. Già tre settimane fa erano state scoperte sopra Cavaglia le grandi orme di un orso. C’è chi le volle persino aver misurate e ne diede le relative dimensioni. Maggior spavento deve aver provato chi vide veramente l’orso a pochi metri, e… buon per lui che aveva prontezza di spirito da mettersi in salvo… tanto da poter raccontare, sempre sotto l’incubo d’indicibile paura, la storia dell’orso del Bernina. Il peggio si è che ora gli orsi son due: uno bianco sulla parete est del Bernina ed uno bruno nei dintorni di Cavaglia. Il primo aprile, se ci sarà possibile daremo nuovi ragguagli…!”.

La promessa non fu mantenuta dall’articolista, ma la burla divenne così di dominio pubblico e finalmente la gente fece un gran ridere alle spalle di quei pezzi grossi e di quegli scienziati che ci erano cascati. Ai più rimase l’uzzolo di sapere chi fossero gli autori. Tuttavia i tre amici mantennero il segreto e così anche Arturo, che però negò loro ogni soddisfazione, fosse anche solo di un breve commento. Da quel cacciatore consumato che era, fu ovviamente il primo a mangiare la foglia e a intuire la dinamica della vicenda, ma fece lo gnorri con tutti. Continuò a occuparsi di camosci, martore e lepri, ridendosela sotto i baffi dei burlati e dei burlatori. I quali, per ammazzare il tempo, tornarono alle solite occupazioni. Finché furono addetti alla centrale di Palü, Rodolfo continuò a leggere e a fare riparazioni, Augusto a dipingere e intagliare, Aldo a costruire appartamenti in miniatura.

(Fine del racconto)

Redatto da Massimo Lardi – lardimassimo@bluewin.ch