”La politica mi ha accompagnato per tutta la vita»
”LE RUGHE DELLA MEMORIA» é un nuovo progetto de IL BERNINA. Un gruppo di giovani, accompagnati da mani esperte, propone una serie di ritratti di persone che raccontano il loro vissuto.
| Luigi Lanfranchi |
| Classe 1923 |
| Podestà (sindaco) al 100%. Non solo per quel che riguarda il suo grado di impiego alla testa del Comune – è stato praticamente l’unico Podestà a tempo pieno – ma anche la sua passione spumeggiante per la politica.|
«Lamponi, fragole selvatiche, ribes e zucchero», sono gli ingredienti dello sciroppo “da munt” fatto da Luigi Lanfranchi e sua moglie. «Tutti, o quasi, ingredienti rigorosamente raccolti qua». È dolce, lo sciroppo, il sapore forte delle fragoline gli dà un tocco speciale. L’ex Podestà (sindaco) di Poschiavo passa qui, a Braita, diverse settimane durante le estati degli ultimi anni, «da quando sono in pensione». E per pensione si intende la fine dell’attività politica, nel suo caso a 70 anni, quando ha rimesso le ultime cariche a livello cantonale.
Da quest’altezza e questa posizione si domina la Valle. La giornata è uggiosa, i banchi di nebbia salgono lungo la montagna accarezzando le cime dei larici. L’insegnamento è stato la prima professione di Luigi Lanfranchi. «Uscito dalla scuola magistrale, nel 1943, non ho trovato lavoro come maestro: durante la seconda Guerra Mondiale la situazione era precaria. Dopo un periodo di supplenze ho ottenuto un impiego fisso a Cavaglia, dove avevo 8-11 scolari ripartiti su nove classi. Ce n’erano uno o due per classe. Era quindi molto importante la programmazione, come si faceva a militare: cinque minuti con uno, poi cinque con l’altro e così via».
Compiti dell’ente pubblico sempre più complicati
«Ci sarei rimasto a Cavaglia, ma mi hanno voluto alle scuole secondarie a Poschiavo, dove c’era bisogno di giovani insegnanti nel ramo scientifico». Con il ritorno al piano è iniziata anche la carriera politica di Luigi Lanfranchi. A 22 anni è stato eletto Consigliere Comunale, prima supplente poi principale, e successivamente anche Luogotenente (vice sindaco) per otto anni. «Così, quando nel 1975 sono stato eletto Podestà, non ho avuto troppe difficoltà ad inserirmi nel nuovo ruolo.
Col tempo la mole di lavoro è aumentata: si sono dovuti costruire acquedotti, fognature, strade, l’impianto di depurazione delle acque e le canalizzazioni, e soprattutto la allora controversa sede della scuola professionale e piscina coperta. Se ci fossero stati più soldi, si sarebbe potuto fare di più. Erano anni magri per il Comune. Io ovviamente, come insegnante, ho promosso la costruzione delle palestre: prima nella squadra di Basso, poi a San Carlo e così via».
Ma Luigi Lanfranchi è ricordato soprattutto come “il Podestà dell’alluvione”. «L’impegno in quel caso è stato enorme. C’era la paura che tutto ciò sarebbe potuto succedere ancora. La solidarietà è stata decisiva: tra i poschiavini, che almeno per un po’ hanno dimenticato i bisticci tra di loro, e l’enorme aiuto da tutta la Svizzera. Di botto una valle periferica era al centro dell’attenzione di tutta la nazione. La valle sperduta è diventata una valle ritrovata».
Malgrado la solidarietà, come detto, questo avvenimento ha logorato Luigi Lanfranchi. «Prima pensavo di rimanere in carica qualche anno in più. Non facevo infatti fatica ad essere eletto», afferma ridendo, ma sicuro di ciò che dice, «ma passato il periodo post-alluvione mi sono detto “basta!” Avevo 65 anni ed era tempo di andare in pensione». Tuttavia per altri cinque anni ha continuato a svolgere varie cariche, come nel consiglio di banca della Banca cantonale o nel consiglio d’amministrazione della Ferrovia Retica. Ed ha proseguito anche nel ruolo di Gran Consigliere al parlamento a Coira, suo da 30 anni, così come di presidente della Cassa Malati Poschiavina. «Per tutti questi impegni mi recavo a Coira regolarmente due volte alla settimana».
L’hanno battezzata “la strada del Podestà”
«Se la politica era una passione per me? Non saprei… certamente mi piaceva molto». Attività impegnativa, perché affiancata al lavoro. Quando, ancora insegnante, Lanfranchi si recava al Gran Consiglio a Coira, doveva pagare un supplente. «Poi, alla prospettiva di fare il Podestà, ho detto, “o insegnante o politico”, e avrei accettato l’incarico solo se fossi stato assunto come sindaco al 100%». Infatti Luigi Lanfranchi è stato l’unico Podestà a tempo pieno; prima non era così e poco dopo il suo ritiro il grado d’impiego è stato riabbassato. «Ero alla direzione di tutti i dipartimenti. Con il Cancelliere formavo l’ufficio comunale, che era l’esecutivo per le decisioni di Giunta (parlamento comunale) e Consiglio Comunale. Poi le cose sono cambiate, il numero di consiglieri si è dimezzato a cinque e ognuno ha assunto un dipartimento».
Oltre agli aspetti più formali riemergono alla memoria anche aneddoti: «Ricordo che una volta un cittadino mi mostrò una strada di montagna», e indica con la mano il bosco sopra Braita, «dicendomi che sarebbe stato utile allungarla ancora un po’. A me sembrò sensato e diedi il permesso, visto che il responsabile comunale era in vacanza. Io non sapevo che lui non era d’accordo, ma a questo punto la strada c’era… ed è stata soprannominata “la strada dal Pudestà”».
«Con la popolazione c’era una relazione diretta. La gente veniva da me. Facevo ancora alcune lezioni alla Scuola Professionale: un buon modo per conoscere i giovani cittadini, futuri elettori e candidati politici». E in questa relazione diretta Luigi Lanfranchi ha anche colto una caratteristica dei poschiavini: «Hanno una sensibilità particolare per l’estetica, per il bello, che è emersa anche nella ricostruzione dopo l’alluvione. E al discorso del 1° agosto 1987, quasi sopra le macerie accumulatesi in piazza, avevo azzardato a pronosticare che “ricostruiremo il nostro paese, e lo ricostruiremo ancora più bello”, e coi miei cittadini ho mantenuto la promessa».
Ora però è tempo della pensione. Luigi Lanfranchi si dedica ai piccoli lavori agricoli e alla cura dei conigli e delle galline. «Seguo la politica locale, cantonale e federale sui giornali. Ma la vera passione che mi è rimasta intatta è la caccia».
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