80 o 120 e la ”vox populi vox dei”
Leggendo gli argomenti pro e contro l’iniziativa ”80 sono abbastanza” mi viene in mente il politico che ama invocare la cosiddetta vox populi a sostegno della sua azione. Questo fenomeno, banale in regime totalitario, imperversa anche nei regimi democratici e pluripartitici che funzionano su base di concordanza. Quale politico non si richiamerebbe mai alla vox populi per dare maggior peso alle sue iniziative! Avviene persino che il politico, usurpando la totalità della fatidica e miracolosa vox populi, creda caparbiamente di poter imporre al corpo elettorale non soltanto il suo punto di vista e i suoi progetti, ma anche i suoi candidati…
Il problema di primo piano con il fenomeno della vox populi è che appartiene alle scienze inesatte. Difficile accertarne la validità e valutarne il significato per l’azione politica. Sarebbe più facile se si potesse riconoscere la vox populi validamente quando si esprime tramite sondaggi d’opinione con risultati sostanziali assai affidabili. In campo politico tuttavia l’unica espressione della vox populi riconosciuta valida è quella tramite elezione, il risultato della quale consiste esclusivamente nella quantità di voti purtroppo non qualificati. Ciò lascia ampio spazio alla sua interpretazione da chi vuol servirsene per i suoi propri fini e interessi.
Chi non si ricorda il caso di quel partito che, nelle elezioni per il Consiglio nazionale, ottenne il sostegno di quasi il 30% dei votanti? Benché non avesse raggiunto nemmeno un terzo completo dei voti, pretendeva di aver vinto le elezioni. Ma ciò non gli bastava. Voleva anche imporre la sua politica e il suo candidato, richiamandosi appunto alla vox populi come da lui interpretata. Abusivamente, poiché con una partecipazione popolare al voto di 48,3% i suoi scarsi 30% dei votanti equivalevano soltanto a poco più del 15% degli aventi diritto di voto. Una vox populi assai fioca e davvero troppo debole alla quale voler richiamarsi per legittimare rivendicazioni smisurate!
Orbene, qui da noi appare che la Giunta comunale si trovi in situazione similmente delicata. I suoi sedici membri sono sì stati eletti superando la loro rispettiva maggioranza assoluta di voti calcolata appositamente con un’aritmetica-labirinto, conforme all’arcaico sistema elettorale. Le cifre crude rivelano tuttavia che il deputato con il miglior risultato è stato appoggiato da poco più del 17,1% dei votanti, il deputato dal peggior risultato ne ha contabilizzati appena il 5,5%. Le cifre crude stupiscono inoltre mostrando che in media i deputati hanno riunito un risicato 10% dei votanti del Comune, e meno del 7% degli aventi diritto di voto. Con un appoggio talmente dubbioso sembra inammissibile che la Giunta, o la sua maggioranza, possa ancora richiamarsi alla vox populi comunale per sostenere le sue iniziative e legittimare il suo operato!
Ma veniamo all’iniziativa ”80 sono abbastanza”. Anche lei evoca la vox populi da prendere in considerazione nelle deliberazioni in Gran Consiglio. Tutti sono d’accordo che la vox populi dovrebbe poter farsi sentire pienamente, con le tre lingue, le innumerevoli faccette culturali, le varietà regionali (150 valli), le particolarità urbane e rurali, le tendenze politiche, specificità sociali, costrizioni economiche, e via dicendo. Gli opponenti argomentano che una rappresentazione adeguata di questa molteplice e complessa vox populi sarebbe impossibile se si riducesse di un terzo il numero dei granconsiglieri. I sostenitori sostengono che 80 deputati, selezionati fra i migliori candidati e accuratamente sostenuti dal loro elettorato, riusciranno senz’altro a produrre una legislazione all’altezza delle aspettative della vox populi. La controversia tra i 120 e gli 80 va infiammandosi come atteso. Comunque non senza lasciarci perplessi nel constatare che la disputa ruota esclusivamente intorno ai numeri, alla quantità di deputati. Ognuno si dice convinto che la sua cifra è l’ottimale, servendosi di eruditi calcoli e dotte perizie per provarne la giustezza. Nulla si sente invece sulle qualità provate dei deputati da eleggere (profilo, esperienze, conoscenze, capacità, disponibilità, ecc.), né sulle condizioni logistiche e finanziarie delle quali dovrebbero disporre per poter fornire prestazioni all’altezza del loro esigente mandato. Più che del numero dei seggi da accaparrare, dovremmo davvero preoccuparci delle caratteristiche di quelli chiamati ad occuparli, formando così un Gran Consiglio che sappia creare una legislazione capillarmente modulata per tener conto di tutte le aspirazioni della vox populi.
Redatto da Dino Beti di Panìsc – dino.beti@bluewin.ch











