”Perchè il Governo non ha pensato a una Regione Grigionitaliano?”
Il presidente della Pro Grigioni Italiano Sacha Zala risponde alle domande di Gianluca Olgiati sulla riforma dei comuni e territoriale del Cantone dei Grigioni. Una riforma importante dalla quale il Grigionitaliano rischia di uscire con le ossa rotte.
Presidente Zala, l’anno non sembra essere incominciato bene per l’italiano: il Canton San Gallo vuole abolire l’italiano quale materia di maturità.
Sì, c’è una tendenza sempre più chiara a marginalizzare la componente italofona in Svizzera. Per dei risparmi veramente esigui, il Canton San Gallo vuol far saltare una materia di maturità, malgrado il Cantone, con i suoi 10’000 italofoni, abbia addirittura i presupposti per offrire una maturità bilingue tedesco-italiano. La petizione sostenuta dalla Pgi in favore dell’italiano nei licei sangallesi sta avendo un bel successo: lunedì eravamo già sopra le 4000 firme.
La Pgi è in molti casi l’unica voce a far politica linguistica a livello federale riguardo all’italiano. Come mai?
La nostra forza, paradossalmente, è quella di non essere istituzionalizzati attraverso un Cantone. Il Ticino invece sta molto attento a non calpestare i piedi ai suoi cantoni fratelli. La Pgi ha inoltre la possibilità di far sentire la propria voce a livello internazionale, in quanto in base alla Carta europea delle lingue minoritarie è una rappresentante riconosciuta dell’italofonia svizzera nel Consiglio d’Europa. Ciò ci permette di mettere sull’agenda temi che sono importanti per noi e costringere il Consiglio federale a prendere posizione.
E la Legge federale sulle Lingue, entrata in vigore l’anno scorso, che importanza ha?
È molto importante perché concretizza i nostri diritti linguistici e sancisce la pari dignità dell’italiano rispetto alle altre lingue nazionali: è un grande passo avanti rispetto alla norma declamatoria fissata nella Costituzione federale. Inoltre la Legge federale sulle Lingue dà finalmente alla Confederazione la possibilità di concepire una politica linguistica a livello nazionale che sia ben più coerente della somma degli interessi particolari dei singoli cantoni. L’italiano è minacciato al di fuori della Svizzera italiana come il caso di San Gallo dimostra chiaramente. Sono convinto che la legge sulle lingue possa essere la base giuridica ideale per creare quelle misure di accompagnamento, come p. es. le scuole bilingui, necessarie a promuovere l’italiano fuori dai territori tradizionali. Il principio delle territorialità oggi non basta più per tutelarci; la politica linguistica deve tener conto dei flussi migratori interni alla Svizzera. Ciò è solo possibile se viene concepita a livello nazionale!
A proposito di cantoni: a metà febbraio il Gran Consiglio retico discuterà il messaggio del Governo sulla riforma dei comuni e sulla riforma territoriale. Esso prevede tra l’altro di suddividere il Cantone in 5-8 regioni, che dovrebbero essere create entro il 2013 in sostituzione degli attuali distretti e corporazioni regionali. Quale è la posizione della Pgi?
La Pgi riconosce la necessità di riformare e semplificare la struttura statale del Cantone. Io sono però molto deluso – per non dire scioccato – che in nessuna delle quattro varianti proposte dal Governo si sia pensato alla soluzione più evidente e cioè quella di creare una regione italofona che corrisponda al Grigionitaliano. Il termine «Grigione italiano» esiste da più di 150 anni – basti pensare al settimanale Il Grigione Italiano, fondato nel 1852 -, ma il Governo fino a poco tempo fa si è rifiutato sistematicamente di chiamarci con il nostro nome proprio. Faccio perciò fatica a non vedere dietro a questi piani una tattica del divide et impera, ovvero un chiaro disegno politico della maggioranza di frantumare l’unità degli italofoni del Cantone e aggregarli ad altre regioni, mettendoli così sempre in minoranza.
C’è quindi la rabbia di una parte costitutiva del Cantone che non riesce a far sentire la propria voce…
Certo. Basti pensare che il Canton Appenzello Interno – che ha una popolazione di poco superiore a quella del Grigionitaliano – ha un proprio Governo, un proprio Consigliere agli Stati, un proprio Consigliere nazionale, cioè ha la possibilità di articolare i propri bisogni e interessi a livello federale. Il Grigionitaliano, invece, con una minuscola deputazione è marginalizzato già a livello legislativo nel Cantone ed è scandalosamente assente anche fra i cinque Consiglieri di Stato e fra i sette parlamentari a Palazzo federale. Non mi sembra dunque tanto sviato cominciare a chiedersi se non c’è un disegno mirato per impedire che il Grigionitaliano prenda coscienza della forza che gli spetta per diritto ed equità. Non riesco a spiegarmi in altro modo la proposta strampalata di creare una Regione Arco Sud che si estende dall’Engadina Bassa alla Calanca e di «dimenticarsi» della variante più evidente e normale, quella della Regione Grigionitaliano.
… l’Arco Sud sarebbe una regione di 40’000 abitanti, nella quale i circa 12’000 grigionitaliani sarebbero chiaramente in minoranza…
Sì, tutte le varianti proposte dal Governo mettono i grigionitaliani in schiacciante posizione di minoranza. Non vedo però nessun motivo logico per cui non si possa creare una Regione che corrisponda al Grigionitaliano. La tesi che la Regione Grigionitaliano non si possa creare perché non sta insieme geograficamente è smentita clamorosamente dalla proposta stessa del Governo dell’Arco Sud. Anche la possibile obiezione del numero di abitanti limitato è smentito dalle varianti che prevedono di creare una Regione Moesa (Mesolcina e Calanca) o una Regione Inn (Bassa Engadina e Val Monastero), entrambe con meno di 10’000 abitanti. Inoltre, nel suo messaggio il Governo sostiene che, per quanto riguarda le fusioni comunali, bisogna tenere conto anche degli aspetti linguistici: che lui stesso proponga regioni trilingui mi sorprende non poco.
La riforma dei comuni e del territorio sarà trattata fra pochi giorni dal Gran Consiglio. C’è ancora margine di manovra per modificare la proposta del Governo? Come si muoverà la Pgi?
La Pgi lancia questo chiaro segnale e pone con insistenza queste domande ai politici e confida che chi ci rappresenta colga questo appello e faccia un approfondito ragionamento sul perché in questi piani forgiati dalla maggioranza non si sia pensato alla cosa più ovvia, cioè creare una Regione Grigionitaliano. Per noi è importantissimo che il servizio pubblico nel Grigionitaliano venga garantito in italiano: tutti sanno che in una regione trilingue ciò non sarà mai possibile.
Redatto da Gianluca Olgiati – gianlucaolgiati@hotmail.com











