Istituzioni retiche da riorganizzare

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Istituzioni retiche da riorganizzare

Numero dei comuni ridotto da cinquanta a cento entro il 2020, mentre la prima tappa, nel 2013, prevede la creazione di regioni, in numero ancora da definire ma compreso tra otto e undici. Questo l’esito di tre giorni intensi di dibattiti parlamentari nella sessione di febbraio del Gran Consiglio. Nessun dubbio, infatti, per la stragrande maggioranza dei deputati: il paesaggio istituzionale retico dev’essere riorganizzato, in particolar modo tutto quanto sta fra i comuni e il cantone. La sessione ha coinciso anche con il debutto in aula di Mario Cavigelli e Martin Jäger nella loro nuova funzione ministeriale. I due consiglieri di Stato sono stati accolti dalla presidente Christina Bucher-Brini con parole di augurio e di incoraggiamento.

I futuri comuni

Nel nostro cantone il paesaggio istituzionale comprende una varietà di livelli strutturali – dai circoli alle attuali regioni, passando per una miriade di corporazioni e cooperazioni intercomunali (addirittura circa quattrocento) – che rende complicato il sistema di gestione e che sembra impedire il formarsi di comuni forti. Già, perché proprio la necessità di avere comuni forti è stato il filo conduttore di numerosi interventi.

Proprio per non impedire il processo aggregativo, il Gran Consiglio ha deciso che i comuni patriziati, laddove esistono, non devono obbligatoriamente essere coinvolti. E per favorire le fusioni ha deciso che nel fondo apposito verranno versati 220 milioni di franchi provenienti dalla Banca Cantonale.

Per il futuro prossimo, che significa orizzonte 2020, si prevede che il numero dei comuni sia situato tra le cinquanta e le cento unità (attualmente sono 178). A più lunga scadenza il loro numero dovrebbe addirittura scendere sotto la cinquantina.

… e le future regioni

del Cantone dei Grigioni

Redatto da Marco Tognola – stampa@rezzonico.ch