Riforma del territorio nel Cantone dei Grigioni

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Riforma del territorio nel Cantone dei Grigioni

Contrariamente a quanto affermato dai media, il Gran Consiglio nella sessione della scorsa settimana, non ha deciso la riforma del territorio presentata dal Governo, ma ha semplicemente risposto – in parte vivacemente – a 24 domande sul futuro di Comuni, Patriziati, Corporazioni intercomunali, Regioni, Circoli e Distretti.
Al Gran Consiglio infatti – chiamato a prendere conoscenza del rapporto sulla riforma del territorio presentato dal Governo – si chiedeva di esprimersi su di un questionario allestito in base agli intendimenti dello stesso rapporto. Certo il Governo farà  uso di queste risposte di deputate e deputati per allestire o adeguare le diverse Leggi e per cambiare la Costituzione Cantonale ma tutto ciò dovrà  passare attraverso le diverse procedure di consultazione prima, in Gran Consiglio nuovamente poi – cosa questa prevista per giugno 2012 – e ottenere l’avvallo popolare prima dell’entrata in vigore (obbligatorio per la Costituzione Cantonale, assai probabile per le altre Leggi che sottostanno al Referendum facoltativo).

Nessuna decisione per intanto dunque, ma semplicemente una discussione che ha avuto il pregio di far esprimere le diverse fazioni e di far comprendere – a uomini e donne di buona volontà – cosa si vuol difendere e cosa si vuole, in virtù di moderno e necessità, perdere o cambiare.
Bocciata quindi la proposta dei candidati UDC in Parlamento, che chiedeva la non entrata in materia. E se credo che sia stato giusto discutere e pronunciarsi sulle proposte del Governo credo anche che, prima di riempirci gli occhi e la bocca di ridondante positività – sull’esempio dei media – sarà saggio valutare bene ogni e qualsiasi proposta. Nella convinzione che, se cambiare è opportuno, d’obbligo è riflettere su ciò che vogliamo cambiare; infatti ciò che oggi viene distrutto non potrà più essere domani ricostruito.

Per ciò che riguarda le 24 domande poste dal Governo al Gran Consiglio, queste sono state formulate suddivise in una parte generale che suggerisce la bontà di semplificare la struttura non solo dei Comuni ma di tutto il territorio cantonale, il che può essere in parte giusto se pensiamo ai 180 Comuni politici, ai 115 Comuni patriziali, ai 39 Circoli, agli 11 Distretti, alle 13 Corporazioni regionali ma soprattutto se pensiamo alle più di 400 forme di corporazioni intercomunali.

Di disturbo comunque in questa discussione il continuo sciocco riferimento al Canton Glarona con i suoi 3 Comuni, cantone che non si può in alcun modo accomunare all’ampio cantone dei Grigioni con le sue 150 valli, la sua estensione e diversità territoriale e le tre lingue e culture. Ma anche, sono state formulate, domande sui tempi di riduzione di Istituzioni e sul fatto di promuovere le fusioni dei Comuni “dal basso” e le fusioni delle Regioni “dall’alto”.

In quanto al ministro Martin Schmid, autore delle proposte, non sarà lui a portare a termine questa riforma perché, al momento del dibattito vero e proprio, siederà presumibilmente in una, assai più confortevole, poltrona in quel di Berna.


Redatto da Nicoletta Noi – Togni – nicolettanoi@bluewin.ch