Il traffico di transito che affligge la Valposchiavo, soprattutto a causa di Livigno: la lettera di Roberto Weitnauer indirizzata a Cassiano Luminati. [Lascia un COMMENTO]
Stimato Presidente Cassiano Luminati,
vorrei sottoporre alla sua attenzione un tema senz’altro annoso e che lei ben conosce, ma che credo stia davvero esacerbandosi, premendo ormai per una soluzione rapida: il traffico di transito che affligge la Valposchiavo, soprattutto a causa di Livigno.
Temo che, oltre al disagio acustico e viabilistico, sussista a lungo andare il rischio di qualche danno agli ecosistemi locali e alla salute dei residenti. Lei saprà certamente che tutti gli studi di settore hanno mostrato inequivocabilmente che le polveri sottili possono diventare un problema molto serio nelle Alpi, per l’effetto di accumulo nelle valli strette; problema che riguarda peraltro anche i mesi invernali, specie in presenza d’inversione termica. L’incrementato flusso del frontalierato engadinese (laddove il rapporto auto-persone è spesso pari a 1:1) e il gravame dei lavori prossimi venturi della Repower non promettono in questo senso nulla di buono.
Come si prospettano dunque gli anni futuri? Nel modo auspicato dai ragazzi che si sono espressi in occasione di “Alpweek”? Oppure, dobbiamo pensare che all’infausta trasformazione di Poschiavo da borgo caratteristico a corridoio di transito (una perdita questa che non è solo commerciale, ma anche culturale) andrà ad aggiungersi un preoccupante peggioramento della qualità dell’aria?
Lungi dal voler sfiorare il principio della libera circolazione, mi domando se non sia plausibile considerare qualche forma di eco-tassazione per i conducenti di passaggio. Un simile provvedimento, oltre a determinare una ricaduta positiva sul contenimento del traffico (specie quello “mordi e fuggi”, sempre più intenso per via della crisi), potrebbe generare una risorsa da impiegare per interventi ambientali. Non è inoltre escluso che un viaggiatore occasionale sia più invogliato a considerare l’attrattiva della valle se deve corrispondere un piccolo tributo per la sua tutela.
Se un giorno il vantaggio fiscale di Livigno dovesse venire meno, tanto meglio per la Valposchiavo. Sarà altrettanto positivo se qualche opera infrastrutturale (traforo) permetterà di alleggerire la pressione viabilistica sulla valle. Tuttavia, di promesse e pronostici in tempi di crisi internazionale non mi fiderei più di tanto. Mi sembra che una eco-tassa, imposta secondo modalità da studiarsi eventualmente con gli stessi amici livignaschi, sia nel frattempo una soluzione più a portata di mano.
La Valposchiavo merita una simile tutela, in virtù della sua particolarità storica e naturalistica, nonché della responsabilità che le compete, costituendo parte di quel territorio sano grazie al quale la Ferrovia Retica è diventata patrimonio Unesco, tale volendo rimanere. A Livigno si sostiene che i turisti che soggiornano nella zona franca fanno immancabilmente un giro col trenino rosso. Può anche darsi, ma questo non riguarda i molti che ripartono in giornata. Chi invece s’intrattiene più a lungo non sarà certo mortificato nei suoi propositi da un “green pass”.
Posso immaginare diverse difficoltà politiche nell’applicazione di un simile provvedimento. Che io sappia, ci sono principi di contrappeso, più o meno trasparenti, che riguardano Samnaun, l’invaso del Gallo, la Drossa, l’apertura invernale della Forcola e altro ancora. Credo però che, vista la minaccia incombente, gli esasperati valposchiavini abbiano tutto il diritto di essere esaustivamente informati su quali siano i pesi collocati sui piatti della bilancia, altrimenti la faccenda da politica diventa politichese e quindi poco democratica.
Osservo con l’occasione che “green pass” di questo tipo sono sempre più frequenti. Mi viene in mente, ad esempio, la vignetta obbligatoria dal 2013 per transitare sul vicino Stelvio. Una proposta analoga è inoltre allo studio in Ticino dove si fa giustamente notare che uno svizzero già paga tributi di natura ecologica quando acquista carburanti fossili o paga per immatricolare veicoli. Perché non chiedere un tributo analogo ai conducenti non residenti che usufruiscono della bella strada del Bernina, imponendo alla valle solo oneri?
Per concludere, mi viene in mente per associazione d’idee la comparsa dell’orso M13 durante “Alpweek”. Quell’apparizione selvaggia potrebbe considerarsi simbolica: un pericolo circoscritto e chiaro che ha animato in valle diversi dibattiti sta per essere eclissato da una minaccia straordinariamente superiore, ma subdola e strisciante. I dibattiti attorno ad essa non sono stati altrettanto coinvolgenti di quelli su M13. Ritengo che, oltre ai media, siano proprio le Autorità che dovrebbero favorirli, in vista di una soluzione da trovare a breve termine.
Grazie dell’attenzione e cordiali saluti.
Roberto Weitnauer
Poschiavo, 10.09.2012











