No al carbone, di Cornelia Müller

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Saline Joniche – Calabria [GALLERIA FOTOGRAFICA]
Il territorio acquistato da Repower per costruire una centrale a carbone a Saline Joniche si trova sul Mare Jonico che scintilla in verde turchese e azzurro. L’autrice si assume la responsabilità dei contenuti. La Redazione. 

È un territorio che una volta – si parla di quaranta anni fa – era ricco di giardini, soprattutto dove oggi si trova il porto insabbiato cresceva il gelsomino che veniva raccolto dalle donne di notte per la produzione dei profumi. Che odore dolce che si mescolava con il vento salato delle onde e il calore del sole!

Su questo territorio spunta il camino più alto d’Europa (174 m) circondato da edifici e contenitori, tubi e bacini per le sostanze chimiche, oggi ridotti a rovine arrugginite. L’ex fabbrica Liquichimica Biosintesi doveva servire per la produzione di bioproteine estratte dal petrolio per mangimi animali. È stata costruita quaranta anni fa, due giorni venne messa in funzione per prova e poi mai più. Che spreco di soldi e che fortuna! La zona sarebbe stata avvelenata completamente e avrebbe distrutto ogni forma di vita. Ancora oggi intorno ad alcuni contenitori non cresce più niente, tutto seccato.

 

Per approfondire:

 

 

Il porto è continuamente insabbiato, malgrado milioni di euro per dragare – un lavoro di Sisifo ben pagato. La sua costruzione era errata perché il molo non protegge contro le correnti, ma lascia entrare mucchi di sabbia dal mare potente. Le poche barche dondolano sulla palude, sono rinchiuse e non possono uscire. Un’assurdità idilliaca…

In più la Calabria meridionale e l’area dello Stretto di Messina sono zone a elevata sismicità, l’ultimo forte terremoto era nel 1908 e ha distrutto Messina (Sicilia). Negli anni ‘70 l’allora direttore del Genio civile di Reggio di Calabria sconsigliò l’uso di quel terreno a Saline Joniche a base di una perizia sismica perché è “altamente instabile”. Poco dopo morì in uno strano incidente stradale (sospetto omicidio)…

Ho sentito tante voci che dicono la stessa cosa: su questo areale della Liquichimica e anche nelle fiumare vicine ci sono non solo le scorie dell’ex fabbrica ma probabilmente anche varie scorie tossiche in parte altamente radioattive che potrebbero essere state seppellite decenni di anni fa. Infatti, una piccola ricerca in internet rivela che negli anni 1986 – 2003 ci furono almeno trentadue navi piene di scorie chimiche e altamente radioattive sprofondate nello Jonio davanti alla costa calabrese, e anche nel Tirreno e nell’Adriatico. Una o due di queste navi erano state recuperate, altre sei sono state individuate a profondità di 500 m, le altre non si sono potute trovare a causa delle correnti o della sabbia che ha steso un velo dell’oblio.

 

Per approfondire:

 

 

Si può desumere che la radioattività sia entrata nella catena alimentare. Una dottoressa che lavora all’ospedale di Melito di Porto Salvo anzi conferma che ci sono tante incidenze di tumori e di leucemia che non possono essere spiegate dalle statistiche internazionali che attestano per il sud d’Italia una bassa incidenza di cancro, 2 – 5 volte di meno che al nord dell’Europa.

Tutto questo è il capolavoro della ‘Ndrangheta, la mafia più potente del mondo. Come ho potuto apprendere in una presentazione pubblica del loro ultimo libro dire e non dire di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, a Reggio di Calabria la ‘Ndrangheta non è più un fenomeno italiano ma mondiale. Tocca anche la Svizzera considerevolmente.

 

Per approfondire:

 

NO CARBONE è un movimento ambientalista nell’Area Grecanica della Calabria contro il progetto della Repower di costruire una centrale a carbone a Saline Joniche. Gode di un supporto vasto nella popolazione locale. Nella città di Melito di Porto Salvo dove ho trascorso due settimane, si vede ogni tanto un pezzo di lenzuolo con il testo NO AL CARBONE. La gente teme che i residui della centrale provochino un inquinamento dell’ambiente e minaccino la salute degli abitanti – giustamente: gli impianti a carbone ENEL in Italia provocano una morte prematura al giorno e 1,8 miliardi di euro l’anno di danni alla salute, all’economia e all’ambiente (Manifesto 9.11.2012).

 

Per approfondire:

 

In più la centrale a carbone contribuisce considerevolmente all’effetto serra e all’aumento della temperatura terrestre. In un recente articolo dello Spiegel Online si parla di una moria dei mari mondiali paragonabile all’estinzione della vita marina 55 milioni di anni fa. Le cause provocate dall’uomo sono fra l’altro l’eccessivo sfruttamento ittico, l’eccessiva concimazione e il cambiamento del clima a causa dei combustibili fossili (carbone, petrolio, gas). I risultati delle indagini sono traumatizzanti. Il riscaldamento globale, l’inacidimento e in conseguenza la mancanza di ossigeno nei mari costituiscono la sintomatologia del disturbo del ciclo dell’anidride carbonica (CO2) che portò alla moria di una volta e ci minaccia oggi.

 

Per approfondire:

 

Ho parlato anche con due pescatori alla spiaggia di Melito P.S. che mi dicono che 50%-90% dei pesci che si trovano normalmente vicino alla superfice sono spariti e circa dal 25% al 50% che vivono in grande profondità – la percentuale varia secondo la specie. Le ragioni possono essere diverse – eccessivo sfruttamento ittico, inquinamento, radioattività, disturbo del ciclo dell’anidride carbonica (CO2)…

Si teme anche che la centrale a carbone progettata a Saline Joniche possa essere sfruttata per bruciare abusivamente dei rifiuti tossici oppure venga costruita ma non messa in funzione come l’ex Liquichimica o l’impianto di depurazione a Melito P.S. oppure le irregolarità e i malfunzionamenti concernenti dei parchi eolici nella Calabria (il web è pieno d’informazioni). Ci sono troppi scandali mafiosi per avere fiducia. A parte, un investimento di 1,5 miliardi di euro per la centrale a carbone della Repower / Sei (l’impresa affiliata in Calabria) sarebbe un’ottima occasione per il lavaggio del denaro di provenienza criminale.

C’è chi vuole creare un mondo migliore. L’archivio Stopndrangheta.it nasce con l’obiettivo di recuperare le radici storiche della Calabria e del Sud e di contribuire a costruire una nuova identità meridionale, formando un network creativo di giovani capaci di raccontare con le diverse forme espressive il volto migliore del Mezzogiorno. E’ nato su iniziativa dell’associazione SUD. La redazione è composta da attivisti e giovani professionisti del mondo della comunicazione e delle scienze sociali con esperienza nel mondo del movimento antimafia e, più in generale, nel campo dei diritti civili e del sociale. Vanta al proprio interno competenze specifiche nel giornalismo, esperienze nel campo dell’associazionismo e strutturate relazioni con pezzi importanti della società civile calabrese più impegnata sul terreno dell’antimafia e dei diritti.

 

Per approfondire:

 

La Repower affronterebbe parecchi problemi se vorrà realizzare il progetto centrale a carbone a Saline Joniche. Fra l’altro decontaminare l’inquinamento del territorio dell’ex Liquichimica che potrebbe essere molto costoso, assicurare degli investimenti puliti per evitare il lavaggio di denaro e conseguentemente il sequestro statale dell’impianto, trovare delle ditte affidabili non-mafiose per costruire l’impianto e per non rischiare di finire come l’ex Liquichimica, e negare la resistenza nazionale e internazionale contro un impianto che è percepito non-realizzabile a causa dell’emissione CO2 e dell’inquinamento che avvelenerebbe gli abitanti della zona. La centrale a carbone non è un progetto da realizzare e la Repower avrebbe più successo mettendo il focus sulle nuove tecnologie non inquinanti e soprattutto assumendosi una vera e propria responsabilità verso l’ambiente e la gente calabrese.

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Cornelia Müller

Poschiavo, 3 dicembre 2012