“Se si vede, si capisce che è prezioso”

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Presentato il progetto E.CH.I
La Società Storica Val Poschiavo, su incarico del Polo Poschiavo, ha rilevato e fissato in cinque schede parte del patrimonio culturale immateriale valligiano. Sabato scorso, al Vecchio Monastero di Poschiavo, è stato presentato al pubblico il risultato di questo lavoro.

 

Il lavoro presentato è il frutto di un progetto interreg, a cui hanno aderito la Regione Lombardia, la Regione Piemonte, la Regione autonoma Valle d’Aosta, la Provincia Autonoma di Bolzano, il Cantone Vallese, il Cantone Ticino e il Cantone Grigioni, che ha dato al Polo Poschiavo l’incarico di rappresentarlo. Il Polo Poschiavo ha così potuto realizzare attività in campo formativo e finanziare attività di ricerca della Società Storica Val Poschiavo, incaricata di rilevare il patrimonio culturale immateriale valligiano. Operazione, questa, promossa dalla Convenzione Unesco per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, firmata a Parigi nell’autunno del 2003 e ratificata pure dalla Svizzera.

Cassiano Luminati, coordinatore del Polo Poschiavo, partner grigione del progetto.

 

Presenti alla serata, che ha fatto seguito all’assemblea della Società Storica Val Poschiavo, anche due rappresentanti della Regione Lombardia, capofila italiana del progetto: Renata Meazza, capo progetto per l’Italia, dirigente della Regione Lombardia, e Agostina Lavagnino, coordinatrice della parte operativa e organizzativa del progetto.

Renata Meazza e Agostina Lavagnino. La prima ha spiegato com’è nato il progetto, la seconda il processo di realizzazione dell’inventario nelle sue varie fasi.

 

I beni immateriali si manifestano attraverso le tradizioni orali, le lingue, le arti performative, le pratiche sociali, gli eventi festivi e rituali, i saperi tecnici che, trasmessi attraverso le generazioni, contribuiscono alla costruzione della identità dei popoli. Il progetto, come ci dice il presidente della Società Storica Val Poschiavo Daniele Papacella, ha dunque permesso di mettere in luce cose che fanno parte del quotidiano ma che spesso non si notano. “Attraverso un lavoro di documentazione abbiamo valorizzato parte del patrimonio culturale immateriale locale“, così ancora Papacella, che spiega: “Se si riesce a vederlo, allora si capisce che è prezioso.” 

Fabrizio Lardi ha mostrato tre delle cinque schede, di cui è autore; quelle riguardanti le feste valposchiavine.

 

Il materiale è stato raccolto da Alessandra Jochum-Siccardi, Pierluigi Crameri e Fabrizio Lardi, il quale ha pure allestito le cinque schede. Tre sono incentrate su tradizioni tipiche valposchiavine: il Pupoc da Marz (Poschiavo) rispettivamente la Vegia (Campocologno), la Festa di Selva della comunità riformata di Poschiavo e il Corpus Domini della comunità cattolica. Due si occupano invece di saperi tecnici e hanno come protagoniste la Tessitura di Valposchiavo e il Molino Fisler. Queste schede entrano a far parte dell’inventario legato alla già citata Convenzione Unesco, la quale favorisce in questo modo la salvaguardia dei tratti distintivi di ciascuna comunità.

D.s.: Agostina Lavagnino, Cassiano Luminati, Renata Meazza.

 

Il pubblico presente alla serata ha partecipato alla discussione con entusiasmo, raccontando le proprie esperienze, ponendosi domande, condividendo le proprie riflessioni. A testimonianza di quanto i valposchiavini siano attaccati alle loro tradizioni, ci tengano a salvaguardarle e a tramandarle.

Gritli Olgiati ha fornito diverse importanti informazioni per la stesura delle schede.

 

Ma il progetto, come accennato a inizio articolo, ha pure promosso la creazione di competenze attraverso momenti formativi. Infatti, Alessandra Jochum-SiccardiPierluigi Crameri e Fabrizio Lardi, a partire dalla fine del 2011, si sono recati ad Aosta, Torino, Val Formazza, Milano, nel Cantone Vallese e in altri luoghi ancora, per frequentare dei corsi che hanno permesso loro di imparare a documentare, archiviare e realizzare interviste e raccogliere il materiale in maniera metodologica, scientifica.


Per approfondire: