La Scariza: che cos’era e cosa ha significato per la Valposchiavo?
A metà Anni Ottanta in Valposchiavo La Scariza squarciò l’oscurità del “pensiero unico” e illuminò idee e pensieri diversi da quelli della maggioranza.
IL BERNINA ha intrapreso un breve viaggio – accompagnato da Andrea Tognina – fra le pagine del periodico valposchiavino scomparso quasi 20 anni fa, ma la cui eco si sente ancor oggi.
“Volevamo dire cose che fino ad allora non si potevano dire e le volevamo dire in modo libero, col nostro linguaggio di giovani.” Andrea Tognina, giornalista e storico cresciuto a Brusio, è stata una delle voci de La Scariza (in italiano “scintilla”, ndr). Fondatore fu però un gruppo di studenti valposchiavini di alcuni anni più vecchi fra cui – solo per ricordarne alcuni – Gerardo Crameri, Arno Lanfranchi e Paolo Tognina. L’idea era nata alla mensa del Politecnico di Zurigo.
“La scena politica e il modo di pensare allora erano dominati dal Partito Popolare Democratico (PPD) e secondo noi mancavano altri punti di vista”, prosegue Tognina: ”Non volevamo essere ideologici, anche se fin dall’inizio siamo stati etichettati come di sinistra. Volevamo aprire un dibattito, un dialogo a più voci.” È così che a metà Anni Ottanta in Valposchiavo – in pieno spirito innovatore dell’epoca – nasce La Scariza, per illuminare idee diverse da quelle della maggioranza. Un periodico che usciva dalle 6 alle 8 volte l’anno, redatto da un gruppo di giovani nel loro tempo libero e stampato dalla Tipografia Menghini, che arrivò ad avere più di 700 abbonati (almeno all’inizio con una prevalenza di abbonati fuori valle) e ad aggiudicarsi nel 1987 il premio per la stampa culturale nel Canton Grigioni, conferito dal Museo cantonale d’Arte (guarda la pagina di giornale che riportava la notizia).

Uno strumento di dibattito. Uno strumento di formazione.
La Scariza si occupava di temi di carattere locale – famosa la serie di articoli sul progetto di ampliamento del Lago Bianco e del Lago Palü ad opera delle allora Forze Motrici Brusio (ora Repower) – proponeva pagine culturali e satiriche, interviste ai candidati in occasione di elezioni nei due comuni valligiani e altro ancora. Aveva una funzione di informazione alternativa ed era seguita in particolar modo da valposchiavini residenti fuori Valle. Si apriva inoltre a sud, in anni che vedevano la frontiera di Piattamala ancora chiusa durante la notte, e aveva fra i suoi collaboratori il valtellinese Padre Camillo De Piaz.
Secondo Tognina, uno dei grandi meriti del giornale – oltre a quello di aver aperto uno spazio di discussione e rotto la monotonia del “pensiero unico” – è stato quello di aver dato la possibilità ad un folto gruppo di giovani di vivere un’esperienza formativa. “In una decina di anni oltre 30 giovani sono ruotati attorno a La Scariza. Hanno imparato a ricercare informazioni, a cercare i fondi per finanziare il giornale e le altre attività del gruppo, a dire la loro e credere in ciò che facevano.”

Fine di una generazione. Fine di un giornale.
Il gruppo – parte di una generazione davvero numerosa in Valposchiavo – cresce, si disperde per la Svizzera e altrove e il legame al suo interno si sfalda. “A metà Anni Novanta internet era solo agli albori; mantenere il contatto era più difficile rispetto ad oggi”, spiega Tognina, che aggiunge: “Inoltre abbiamo mancato l’occasione di tramandare alla generazione successiva la gestione del periodico. Solo anni dopo ho scoperto che c’era chi aspettava di diventare grande per poter collaborare.” Così, nel 1995, La Scariza si spegne. I suoi numeri, insieme a una parte della documentazione sulle attività del gruppo, sono ora archiviati nel centro di documentazione della Società Storica Val Poschiavo in Casa Besta a Brusio e sono consultabili su richiesta.
“Coincidenza vuole che abbiamo cessato di esistere nello stesso momento in cui il PPD a Poschiavo perdeva la maggioranza assoluta. Si può dunque dire che La Scariza ha accompagnato il cambiamento politico valligiano”, commenta lo storico brusiese.
Alla Valposchiavo manca La Scariza?
“Oggi La Scariza, così come la facevamo noi, non avrebbe probabilmente un gran senso in Valposchiavo. Il pluralismo sui due giornali di Valle è garantito e si rischierebbe soltanto di rubarsi abbonati a vicenda.” Tuttavia: “Alle volte mi sembra che sui media locali manchi un vero dibattito. Talvolta si sfocia nella polemica, ma più spesso a dominare il discorso è una sorta di tacito consenso di stampo conservatore. Mi mancano le voci critiche, le voci fuori dal coro. Voci che magari esprimono le opinioni di una minoranza, ma non temono di farsi sentire.” Così Tognina, che non nasconde: “A noi spesso rinfacciavano il fatto di criticare duramente e di essere però via dalla Valle. E credo che questa lontananza geografica sia stato un punto debole de La Scariza. D’altra parte però, senza contrapposizioni e critiche è difficile pensare di poter sviluppare soluzioni positive per il territorio e la sua gente.”












