I vaccini ci proteggono con grande efficacia
(di R. Weitnauer)
Siamo in periodo di vaccinazioni stagionali e, puntuali, spuntano le polemiche dei movimenti anti-vaccini (Mav) che demonizzano ogni sorta di vaccino.
Secondo il calendario vaccinale dell’Ufficio della sanità svizzera, nei primi due anni di vita un bambino dovrebbe sottoporsi a diciotto trattamenti, solo per quanto riguarda la profilassi di base. Sono però sempre più numerosi i genitori che sottraggono i figli alla terapia raccomandata per timore di danneggiarli biologicamente. La propaganda battente dei Mav fa proseliti nell’opinione pubblica. Diciamolo fin da ora: quei genitori rischiano in alcuni casi di esporre i figli persino a pericolo di morte.
Ecco in sintesi il succo delle argomentazioni dei Mav: è meglio lasciare fare alla natura, evitando di nuocere all’organismo con l’inserimento reiterato di composti tossici. I Mav stilano lunghi elenchi di danni causati dai vaccini: neuropatie, diabete, autismo, meningite, shock anafilattico e morte, solo per citarne alcuni. Essi additano Big Pharma (il cartello delle multinazionali farmaceutiche) come responsabile morale di profitti ottenuti sulla pelle della gente con la pratica della vaccinazione.
Fin dove arrivano le pressioni delle lobby farmaceutiche? Nel 2009 l’Oms lanciava l’allarme per la pandemia di ‘febbre suina’. Ne è conseguita una produzione massiva di vaccini ed enormi incassi per Big Pharma. Tuttavia, il rischio di decesso relativo a quell’influenza è risultato a posteriori 70 volte minore di quello attribuibile a una comune influenza stagionale. La Commissione Sanità del Consiglio d’Europa ha dichiarato che in quell’occasione c’erano dei conflitti d’interesse. Vicende come questa rinfoltiscono purtroppo le file dei Mav.
Le informazioni sull’episodio sono a tutt’oggi poco chiare. Consideriamo che fare previsioni epidemiologiche è molto difficile. Il rischio di pandemie letali ai nostri giorni non è comunque una fantasia. Prova ne sia la circostanza che dopo l’influenza aviaria del 2005 e la febbre suina del 2009 la vaccinazione stagionale è raccomandata a chi alleva pollame e uccelli o maiali. Si vuole evitare che i virus umani possano combinarsi con quelli degli animali, generando un temibile ibrido infettivo.
Al di là delle evenienze straordinarie, teniamo presente che i vaccini routinari devono passare per rigorosi test di efficacia, sicurezza e tollerabilità. A questi standard di controllo seguono monitoraggi obbligatori durante l’utilizzo da parte della popolazione. Ad esempio, il vaccino trivalente Mmr (morbillo, orecchioni, rosolia) è stato somministrato nel mondo in un miliardo di dosi. È dunque enorme l’esperienza compiuta dalle autorità sanitarie: ministeri della Sanità, Oms, reti di sorveglianza epidemiologica, associazioni mediche. Nessun Mav può disporre di una simile base documentale.
Sfortunatamente, i media presentano un quadro informativo confuso sui rischi delle vaccinazioni. Alcuni giornalisti cercano il sensazionalismo, mentre i divulgatori scientifici sono in numero ridotto e hanno un compito arduo; è senz’altro più facile e redditizio incutere paura. Non meraviglia che il comune cittadino si senta disorientato.
La soluzione per lui non può essere che una sola, per quanto scomoda: documentarsi con obiettività, a maggior ragione perché lo Stato (almeno quello svizzero) demanda la responsabilità della scelta finale a lui. Un passo fondamentale per muoversi nella direzione corretta consiste nel fare propri almeno alcuni concetti di fondo.

Per inquadrare la problematica consideriamo due risposte scientifiche a due domande secche. Prima domanda: possono i vaccini risultare dannosi? Risposta: sì, accade che lo siano. Sugli effetti avversi dei vaccini esistono precipue statistiche. Per esempio, negli Usa c’è il Vaers. Analoga istituzione europea è il Venice III, ancora in fase di progetto (la Svizzera non vi partecipa). Ogni nazione sviluppa comunque propri rigorosi criteri di farmacosorveglianza. La Svizzera ha un sistema gestito da Swissmedic.
Seconda domanda: i vaccini ci proteggono da gravi malattie infettive? Risposta: con estrema efficacia. Proviamo semplicemente a immaginare come sarebbe il nostro mondo se dovessimo ancora fare i conti col vaiolo o la polio, ad esempio.
Si tratta a questo punto di mettere i due responsi opposti sui piatti di una bilancia. Ed ecco che il secondo piatto scende di scatto. Insomma, qualunque analisi rischio/beneficio seria ci comunica che per pochi vaccinati sfortunati che accusano un insulto biologico si contano milioni di persone che non si ammalano di patologie gravi.
E’ una convinzione tipica di chi segue i Mav che tutto ciò che risulta artificiale sia dannoso e che tutto ciò che proviene dalla natura sia benefico. Ma è proprio la natura ad aver generato flagelli come la peste o il colera. Per altri versi, un vaccino non è altro che un agente infettivo naturale (virus o batterio) che viene attenuato o inattivato in laboratorio, in modo che il sistema immunitario abbia il tempo d’imparare a prendergli le misure senza soccombere sotto la sua proliferazione.
Così, quando l’agente patogeno attacca effettivamente l’organismo gli anticorpi lo fronteggiano con armi ormai affilate (in realtà, un vaccino può essere anche una porzione di microrganismo o una proteina da esso sintetizzata, ma non è qui il caso di scendere nei dettagli).
Ribadiamo quale sia la ratio di una vaccinazione: i benefici di un’inoculazione devono superare i suoi rischi. Facciamo un esempio col morbillo. Se il bambino non viene vaccinato in un caso su 20 prende la polmonite, in uno su 1500 l’encefalite e in uno su 2500 muore. Il morbillo è dunque una malattia da temere più di quanto non si creda. Usando invece il vaccino Mpr (morbillo, parotite, rosolia), si ha l’immunizzazione e solo un bambino su un milione accusa una reazione allergica severa al farmaco. Questo è il confronto da stabilire. Non c’è una terza via.
Nei paesi industrializzati muore ogni anno circa una persona su un milione per incidenti domestici mentre fa il bagno o la doccia. Eppure, non per questo riteniamo che lavarci sia un’attività pericolosa. Perché allora dovremmo ritenere inaccettabile lo stesso livello di rischio quando ci riferiamo al massimo evento avverso di una somministrazione di Mpr? Il fatto è che quando prevale il condizionamento psicologico, come quello esercitato dai Mav, il rischio non viene correttamente inquadrato…
(Domani segue la seconda parte)
Roberto Weitnauer
Nota: Per questo articolo divulgativo l’autore si è rifatto a documentazione specialistica e a un precedente lavoro sviluppato col supporto di personale operativo in campo medico, biologico ed epidemiologico.
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