L’esterno della Casa Mini

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Foto e didascalie
(di I. Falcinella)
IL BERNINA propone un servizio fotografico sugli esterni di Casa Mini, aiutato per le didascalie dal Presidente della Società Storica Val Poschiavo, Daniele Papacella.  


“Facciata simmetrica, cornicioni segnapiano e rilievi intorno alle finestre: la Casa Mini è quanto di più signorile si trovi nel Borgo di Poschiavo. Questa residenza non è opera di un capomastro locale, ma di un vero architetto che ha realizzato i sogni di un facoltoso proprietario”.



“La data sulla facciata ovest ci rivela che l’erezione si era conclusa il 28 giugno del 1793. Curiosa la doppia iscrizione, una in latino e l’altra in italiano e cifre arabe. Da allora la facciata non è più stata rinnovata e i segni del tempo e dell’incuria sono evidenti”.



“L’edificio, il giardino e le case accanto compongono un’unità sviluppatasi nel tempo. Dapprima Paganino Cortesi costruisce intorno al 1760 l’edificio sulla sinistra, oggi casa Steffani. Nel 1793 il figlio omonimo e il cognato Geremia Mini costruiscono la casa accanto. Ultimo elemento del trittico è la casa sulla destra, costruita da un figlio di Geremia, Giacomo, nel 1824. Tutti hanno fatto fortuna come pasticceri in terre lontane, dapprima a Varsavia e poi a Copenhagen”.



“Sotto il vezzoso balconcino del secondo piano c’è un complesso decoro in stucco. Probabilmente in origine ospitava gli stemmi delle due famiglie, come suggeriscono gli elmi sopra gli scudi a forma di cuore. Forse questa forma è un inno a una fortunata armonia fra i costruttori che, lontani da casa, avevano condiviso anni di fatiche, ma anche un’insperata fortuna”.



“Il portale è di un’eleganza fin allora sconosciuta: qui non entrano più sia uomini che animali, come nelle altre case poschiavine, ma solo i signori. La solida pietra permette di giocare con le forme dell’arco; l’inferriata impreziosisce l’immagine e la finestra dà luce all’interno”.



“Il giardino, protetto da alti muri, è il cuore del piccolo quartiere di famiglia. Il suo perimetro rispecchia praticamente quello della casa, anche qui un sentiero segna la simmetria centrale: questo è un orto barocco e il cancello lasciava intravvedere ai passanti la disposizione di aiole e colture. Un piacere di cui, però, non rimane che la memoria”.



“I rilievi in stucco che ornano le finestre del piano nobile sottolineano la signorilità dell’edificio. Vi si scorgono allegorie della musica, classiche per un’epoca in cui, dopo la nobiltà, anche la borghesia scopriva il gusto per la musica profana”.



“Sotto un’altra finestra si vedono un fascio, due frecce e un’arpa. Qui ci avventuriamo negli ideali tratti dalla cultura classicista: l’unità, la capacità di discernere e colpire e la leggiadria, elementi che rendono perfetta la vita”.



“Ma a completare l’immagine che i costruttori vogliono dare di sé ci sono anche i simboli cristiani: le cornucopie incrociate, simbolo della grazia divina, e le colombe, simbolo della purezza dello Spirito Santo. Un’iconografia ricercata, ma adatta ad una casa di pasticceri protestanti che non ricorrono a simboli più espliciti per esprimere la fede”.



Sul retro si vede il vero lusso del palazzotto: mentre a tutti gli altri toccava ancora andare in stalla, gli abitanti di questa casa disponevano non di una, ma di ben due latrine parallele e armoniosamente integrate nell’edificio.



“Guardando proprio i dettagli delle finestre della torretta dei servizi si scoprono i resti di preziose decorazioni. Ornamenti in giallo ocra e verde lasciano intuire che un tempo la casa non era semplicemente grigia, ma festosamente decorata, quasi come una colossale torta, come quelle che i costruttori vendevano nei caffè in città lontane!”



Ma l’incuria ha già gravemente danneggiato la sostanza storica. Da un lato l’assenza di interventi di restauro ci permette di avere una struttura ancora al suo stato originale, anche all’interno; d’altro canto un restauro sarà dispendioso.


Ivan Falcinella
Membro della redazione