Jochum: “Non rimpiango un’ora del tempo trascorso a Repower”

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La scelta di lasciare l’azienda si è concretizzata nelle ultime settimane (di M. Travaglia)
E’ notizia di martedì scorso la decisione di Giovanni Jochum, Responsabile Mercato e Membro della Direzione, di lasciare Repower alla fine di agosto, dopo 23 anni di lavoro. Fra i motivi che l’hanno spinto a questa scelta la volontà di cambiare esperienza. IL BERNINA lo ha intervistato.

 

Signor Jochum, qual è il motivo che l’ha spinta a lasciare Repower?
Il motivo è basato sui 23 anni di lavoro che ho alle spalle; una fase iniziale interessante durata 20 anni nella quale abbiamo potuto fare molto e raggiungere risultati di tutto rispetto e una fase forse ancora più impegnativa negli ultimi 2-3 anni, nella quale ci siamo impegnati a concentrare le attività in Svizzera e Italia con la conseguente dismissione delle attività di vendita al cliente finale in Germania, di quelle di commercio energetico nei paesi dell’est e la vendita della società in Romania. Il mio reparto, in particolare, è stato toccato in modo molto forte da queste decisioni. Nel complesso il mio campo di responsabilità si è ridotto. Inoltre, con l’aumento del capitale, anche la situazione finanziaria di Repower si è stabilizzata. Considerando tutto ciò, questo è il momento per cambiare.

Quindi non le piaceva più fare quel tipo di lavoro?
Non esattamente. Nel mio lavoro, in questi anni mi sono sempre rinnovato. Con i miei colleghi e i collaboratori abbiamo affrontato sempre nuove sfide e con esse il lavoro è cambiato spesso ed è rimasto interessante. Le condizioni attuali favorevoli a Repower, come il già menzionato aumento di capitale, hanno contribuito alla mia scelta; se l’avessi fatto un anno fa non sarei stato bene: la fase in cui eravamo, con la dismissione delle varie attività all’estero e le trattative con i nuovi azionisti, era molto complessa.

Quando ha deciso di lasciare Repower?
La decisione si è concretizzata nelle ultime settimane.

Non si sente quindi un capitano che lascia la barca mentre sta affondando?
Se l’avessi fatto un anno fa sì, così invece no; ora le basi sono buone e si sta attuando il nuovo posizionamento dell’azienda sul mercato. C’è spazio per nuove leve. Tengo a precisare di non rimpiangere nemmeno un’ora del tempo trascorso in Repower.

Repower è quindi sulla strada giusta per riprendersi?
Penso di sì: se il nuovo posizionamento riesce, darà una bella spinta, una base nuova per conseguire risultati più soddisfacenti in un mercato totalmente cambiato. Con il nuovo assetto, Repower sarà meno dipendente dal prezzo assoluto del chilowattora: puntando sulla prestazione di servizi e prodotti innovativi, i margini possono essere sì inferiori, ma appunto non più legati al prezzo del chilowattora.

Secondo lei sono stati fatti degli errori strategici nel passato?
Secondo me, al momento delle decisioni, con le informazioni a disposizione sono state fatte le scelte giuste e quale membro della direzione le ho supportate al 100%.

La scelta del Cantone di diventare azionista di maggioranza è stata una scelta giusta? E ora che è in minoranza?
Non sta a me giudicare le decisioni del Cantone dei Grigioni. Dal mio personale punto di vista, la mano pubblica non deve avere la maggioranza in una società condotta secondo le regole del libero mercato, perché la discussione aziendale viene politicizzata. Tale rischio è molto inferiore se il Cantone detiene una partecipazione minoritaria (tra l’altro il Cantone stesso, al momento dell’acquisto delle azioni allora detenute da Alpiq, aveva dichiarato di voler rivendere il pacchetto e ritornare in minoranza). Nel complesso, credo che avere il Cantone in minoranza sia una scelta che faccia bene all’azienda.

Abbandonare il Progetto Lago Bianco è stata la scelta giusta?
Bisogna precisare che il progetto è nel cassetto e che ci si sta ancora lavorando per ottenere le licenze ancora mancanti. Oggi non ci sono i dati economici per fare l’investimento: a causa degli incentivi per le rinnovabili, il mercato non rispecchia più il vero costo dell’energia elettrica.

Secondo lei, Poschiavo e la sua sede rimarranno importanti per Repower?
Personalmente ritengo di sì, Repower ha radici a Poschiavo. Certo, tutto dipenderà dal nuovo posizionamento ed è possibile che ci saranno dei cambiamenti. Credo che i centri più importanti rimarranno Poschiavo e Landquart. La direzione dell’azienda ha dichiarato ancora ultimamente che è cosciente dell’importanza della sede di Poschiavo.

Lei era l’unico poschiavino in Direzione: pensa che venga scelta un’altra persona di qui?
Non lo so e non decido io [sorride], anche se reputo Felix Vontobel un poschiavino d’adozione, visto che in azienda ha un’anzianità superiore alla mia.

Cosa farà adesso?
Adesso mi guardo in giro; ho delle idee, che concretizzerò nei prossimi mesi.