Così è (se al PDC pare) …

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Lettera aperta
La risposta dell’architetto Mario A. Tempini alla lettera del PDC, a lui riferita, dal titolo “I due pesi e le due misure di Mario Angelo Tempini” e pubblicata il 12 ottobre sulle pagine del nostro giornale.

 

 

Quali argomenti porta il PDC? Ben pochi: gli errori sono stati commessi in buonafede per aiutare una giovane famiglia; i responsabili (Della Vedova, Heiz, Menghini, Castelli e Beti) sono persone d’indubbia integrità morale che hanno dovuto gestire una situazione difficile; la licenza edilizia è stata annullata unicamente per un vizio di forma (in realtà erano due); il Servizio monumenti aveva sostenuto la demolizione e il progetto; il prof. Märkli non aveva elaborato il progetto, ma aveva soltanto aiutato l’architetto del committente. Poi il PDC passa alla parte personale: la problematica non ha peso, perché sarebbe una mia montatura a scopi politici; non mi sono mai lamentato, quando l’autorità comunale decideva a mio favore; anch’io ho commesso degli errori (chi è senza peccato scagli la prima pietra …) e i ricorrenti hanno usato tutti i mezzi per impedire la costruzione, che avrebbe tolto la visuale e il sole. Quasi dimenticavo: ho taciuto il fatto che il Tribunale amministrativo aveva dato ragione al Comune.

L’ultima affermazione è interessante, perché mette in evidenza le capacità logiche del PDC. Se ho segnalato la sconfitta del Tribunale amministrativo nel primo articolo e in quello di poche settimane fa ho riportato le citazioni della Corte grigionese, sezionate e smontate dal Tribunale federale, come avrei potuto nascondere l’esito della sentenza cantonale? Siccome il ricorso alla Corte federale dimostra palesemente che il verdetto del tribunale precedente ha sostenuto il Comune? Oppure avete già sentito che qualcuno ha impugnato a Losanna un verdetto favorevole? Tuttavia, al PDC deve mancare un minimo di coerenza civica, se ripropone (naturalmente a scopo informativo…) le tesi del Tribunale amministrativo. Infatti, i membri del Partito, che assumono persino le più importanti cariche comunali, dovrebbero sapere che il Tribunale federale (fra l’altro, il giudice istruttore federale è iscritto al PDC) è l’ultima e decisiva istanza giudiziaria svizzera. Quindi, anche se si avvinghiano a ogni parola per giustificare l’ingiustificabile, la sentenza prodotta dai giudici di Coira (maggioranza assoluta PDC) è ormai soltanto cartastraccia!

La distorsione dei fatti

La disinformazione ha raggiunto il suo scopo, se qualcuno ritiene che l’articolo del PDC abbia contribuito al chiarimento di una situazione neanche tanto complessa. L’intenzione è palese: la sistematica diffusione di notizie false e infondate relativizza il tutto, aggiungete un pizzico di discredito e ogni interpretazione è ammessa. Niente di nuovo. Basta distorcere i fatti, creando un po’ di confusione, e i responsabili comunali diventano dei martiri, delle persone dall’indubbia integrità morale e che, indistintamente, si sono messe a disposizione per spirito di servizio nei confronti del bene pubblico. Da una parte i buoni, i benemeriti politici, che si sono impegnati in buonafede per una giovane famiglia, dall’altra il cattivo, che (naturalmente) in malafede li confronta con l’accusa di parzialità.

Per rendere più drammatiche le sue dichiarazioni il PDC poteva almeno aggiungere che i “perseguitati” hanno giurato davanti a Dio o almeno promesso solennemente di adempiere, secondo la Costituzione e le leggi, tutti i doveri del loro ufficio senza riguardo alcuno ed al solo ed unico scopo del bene comune. Infatti, il “vizio di forma”, in questo caso il conflitto d’interessi, non è un’insignificante negligenza, come lascia supporre il PDC. Lo Stato di diritto distingue gli elementi formali e materiali: una procedura edilizia sottostà al senso formale e dovrebbe garantire a tutti i cittadini il rispetto del principio di uguaglianza, mentre con l’applicazione diretta di specifici articoli della Legge edilizia (distanze, lunghezze e altezze degli edifici ecc.) si attua il senso materiale. In questo caso la procedura in questione ha violato l’art. 29 prescritto dalla Costituzione federale, dove viene stabilito che in procedimenti dinanzi ad autorità giudiziarie o amministrative, ognuno ha diritto alla parità ed equità di trattamento, inoltre, al secondo capoverso fissa che le parti hanno diritto d’essere sentite. Il Tribunale federale ha appunto rilevato queste due sostanziali irregolarità, annullando sia la sentenza del Tribunale amministrativo, che le aveva valutate in senso “pratico”, sia la licenza edilizia comunale, che le aveva manifestamente infrante.

Favorire una famiglia a scapito delle altre

Pertanto, l’incarico d’elaborare il progetto e di presentare parallelamente una perizia sul rispetto delle norme di strutturazione architettonica e urbanistica, affidato illecitamente al prof. Märkli dalla Commissione edilizia, tollerato dal presidente Castelli e dai tre membri del Consiglio comunale Della Vedova, Heiz e Menghini, è un palese conflitto d’interessi. Aiutare una famiglia è lodevole, ma in questo modo hanno favorito una famiglia a scapito delle altre. Eppure, leggendo l’articolo del “Partito delle famiglie”, il tutto si riduce a un’irrilevante questione di forma, come se l’autorità comunale avesse dimenticato di mettere una virgola nella licenza edilizia o avesse indossato dei calzini di diverso colore. Per il Partito Democratico Cristiano violare il diritto di essere sentiti o il principio della parità di trattamento non è gran cosa, anche se viene meno persino ai fondamentali principi cristiani sulla reciprocità che ritiene di rappresentare (ricordate il Vangelo di Luca: fa’ agli altri quello che vorresti fosse fatto a te?).

Ma non c’era il modo di aiutare la famiglia, di favorire la creazione del loro nido famigliare, applicando una procedura imparziale? Eppoi, se gli errori sono stati commessi in buonafede, perché divulgano delle notizie false? Se la sentenza del Tribunale amministrativo era ineccepibile, come il PDC vuole dare ad intendere, perché è stata annullata? Perché negare ostinatamente i fatti accertati dai giudici federali? Questi giudici avevano forse dei motivi politici? Volevano impedire a una famiglia di costruire la propria casa? Oppure il caso si riduce al semplice fatto che la procedura edilizia ha violato le leggi, che i tre membri del Consiglio avevano giurato solennemente di osservare?

La raccomandazione del servizio monumenti

Strano modo di fare chiarezza e ristabilire un minimo d’obiettività. Mi sta bene che il PDC si erga a garante dell’integrità morale, ma almeno si informi correttamente. Ci sarà almeno un alto funzionario in grado di fornire dei dati obiettivi. Invece, parafrasa il Tribunale amministrativo in relazione alla presa di posizione del Servizio monumenti. Se il PDC intendeva veramente informare la popolazione, “riequilibrando i pesi e le misure”, doveva prima sfogliare il testo originale, poiché la Corte di Coira non ha tematizza alcuni contenuti, che probabilmente riteneva marginali o compromettenti. Infatti, nel suo testo originale il Servizio monumenti raccomandava anche l’elaborazione del progetto alternativo (non mio, tanto per evitare ulteriori ambiguità), prodotto dai ricorrenti nel corso della procedura d’opposizione, riconoscendogli il merito di rispettare la struttura del quartiere. Dunque, i ricorrenti non hanno impedito con tutti i mezzi la realizzazione di un nido famigliare. Nel limite del possibile hanno persino cercato di contribuire e, alla fine, hanno fatto soltanto uso dei loro diritti (siccome anche loro hanno dei diritti…), affinché venga ristabilita la legalità. Fra l’altro, la presa di posizione del Servizio monumenti pronosticava anche la probabilità di una lunga controversia legale, tuttavia, Della Vedova, Heiz, Menghini e Castelli non hanno recepito l’avvertimento.

L’affermazione del PDC, riallacciandosi al Tribunale amministrativo, che l’errore procedurale (relativo alle modifiche del tetto successive alla pubblicazione!) è stato fatto proprio per cercare di tutelare i ricorrenti, non è una beffa, come ha sottolineato, ma un insulto all’intelligenza dei lettori. Poiché questa affermazione dimostra che il progetto pubblicato e l’anomalia del tetto non aveva il minimo scopo di tutelare il vicinato. Tantopiù che la modifica è stata apportata soltanto dopo l’inoltro dell’opposizione. La Corte federale ha anche rilevato, nonostante la ripetuta determinazione comunale d’approvare un progetto d’alta qualità architettonica e d’ineccepibile inserimento urbano, che i responsabili comunali non hanno ritenuto necessario di richiedere l’approvazione del Servizio monumenti. Si sono invece basati unicamente sulla raccomandazione del factotum, dell’architetto-consulente Märkli, e senza perdere troppo tempo hanno corretto i piani del consulente con una penna. A quanti richiedenti è stata concessa una licenza edilizia, basata su piani modificati in una seduta del Consiglio comunale? Quanti hanno dovuto rielaborare i loro piani, perché la Commissione edilizia non li ha ritenuti corretti o disegnati male? Eppoi ci si sorprende che il Tribunale federale ha identificato gli estremi della parzialità, del conflitto d’interessi e della violazione del diritto di essere sentiti.

La demolizione dell’edificio storico è un altro caso significativo. Infatti, da un lato emerge che con l’annullamento della licenza edilizia mancano le basi legali per l’abbattimento, dall’altro risulta che parte dell’intervento è stato possibile per la ritardata consegna del fermo lavori. A questo si aggiunge che la demolizione della struttura abitativa è stata completata, sebbene un’ulteriore perizia, affidata dal Servizio monumenti e comunicata al Comune per valutare l’effettivo stato di pericolo e di degrado delle strutture, avesse contestato i risultati del rapporto inoltrato dal richiedente. Prima della consegna della perizia l’edificio è però stato raso al suolo, nonostante il fatto che il Servizio monumenti avesse concordato con il Comune l’interruzione dei lavori. Casualità? Ma queste casualità non sono troppo numerose per un singolo progetto? Troppi errori per poter affermare che ognuno sia accaduto in buonafede. Pertanto, sto forse diffamando i responsabili, se chiedo delle spiegazioni che non si limitino alle convenienti dichiarazioni di buonafede? Se devo segnalare che in questo caso manca la totale trasparenza legale?

Due pesi e due misure?

Già, chi è senza peccato scagli la prima pietra. Dovrei tacere, perché il PDC non trova niente di meglio che elencare tre casi (naturalmente a scopo informativo …), nei quali ho partecipato professionalmente? Il rimprovero non mi infastidisce, sebbene persino al PDC dovrebbe essere evidente la differenza tra una carica pubblica e un incarico professionale privato. Tuttavia, è vero, la procedura della Residenza Ragazzi e dell’Albergo Raselli assomigliano al caso (almeno ai diversi anni precedenti all’incarico del prof. Märkli) che poi si è concluso davanti al Tribunale federale. Principalmente in rapporto agli anni che sono trascorsi, finché la Commissione edilizia ha espresso un parere negativo e il Consiglio comunale ha concesso la licenza edilizia. Fra l’altro, il caso della Residenza è ampiamente descritto nel gravame che ho inoltrato alla Giunta e al Consiglio comunale il 25 novembre 2009 in previsione di intraprendere le ulteriori vie legali. Probabilmente il PDC non sa che la Residenza Ragazzi ha superato due procedure: l’elaborazione del piano di quartiere e la procedura di licenza edilizia. La prima procedura è durata quattro anni ed è stato necessario incaricare un legale, poiché la pratica era finita in uno dei profondi cassetti della Casa comunale, la seconda si è conclusa in sette mesi.

Tuttavia, anche la seconda procedura è stata semplicemente allucinante. La Commissione edile, presieduta dall’avv. Castelli, ha incaricato due consulenti: il consulente ordinario e un suo amico giornalista! Così, ho dovuto rilevare, leggendo la perizia del giornalista, che non aveva nemmeno visto i piani inoltrati e aveva redatto il suo rapporto sulla base di un opuscolo pubblicitario (consegnato dal consulente ordinario) che presentava una fase progettuale di due anni prima. Inoltre, pretendevano, su consiglio del consulente, che non applicassi i vincoli stabiliti dal piano di quartiere in vigore. A quel punto ho chiesto una terza perizia al prof. Luigi Snozzi, un rinomato architetto ticinese (estremamente critico e rigoroso) che ha confermato la qualità del progetto. Il Servizio monumenti è stato interpellato in ambedue le procedure, riconoscendo con un comprensibile rammarico, che il programma previsto non era realizzabile nelle strutture preesistenti. La demolizione di un complesso storico è sempre un passo problematico, tuttavia, il tentativo di affibbiare a me le responsabilità dimostra principalmente l’ipocrisia del PDC. Le autorità comunali e cantonali o il sensibile PDC potevano acquistare il complesso, invece non hanno contribuito minimamente alla sua conservazione.

Il caso dell’Albergo Raselli è paragonabile a quello di prima. Successivamente alle prime valutazioni progettuali, il 14 luglio 2011 ho inoltrato al Consiglio comunale una richiesta di parere preliminare, poiché avevo rilevato l’impossibilità di realizzare le strutture necessarie nei limiti legali stabiliti dalla Legge edilizia. Sono trascorsi quasi quattro anni, finché ho ricevuto una risposta. Fino al 2015 hanno avuto luogo due incontri con il Podestà Della Vedova e il Consigliere Menghini, soltanto perché ho fatto pressione. Proprio così, altrimenti ancora oggi starei aspettando un minimo cenno. Le dichiarazioni erano sempre positive: certo, bisogna sostenere il turismo e le aziende indigene! Le solite frasi di comodo, intanto gli anni passavano. Poi, quando nel 2015 si trattava di rispondere finalmente alla richiesta del 2011, arriva il cambio di rotta, confermato nella procedura di licenza edilizia. Il fatto che, diversamente dalla maggior parte degli immobili privati, il settore turistico e quindi anche un albergo rientrano nel quadro degli interessi pubblici, non è un’invenzione mia, ma è definita dal Comune stesso. Eppure, Della Vedova e Castelli, che un anno prima non avevano riscontrato il minimo problema legale nella procedura annullata dal Tribunale federale, improvvisamente hanno degli scrupoli. La Commissione edilizia nega il suo sostegno e il Podestà vota contro la concessione della licenza edilizia. E il PDC ritiene che questi due casi, paragonati con quello discusso precedentemente, invalidato per il manifesto conflitto d’interessi, dimostrino l’indubbia predisposizione etica di Della Vedova e Castelli per la parità di trattamento?

In riferimento alle affermazioni sulla pista di ghiaccio sono effettivamente emerse diverse problematiche. Il PDC scriverebbe che si trattava di un progetto tecnicamente complesso, che gli errori sono stati commessi in buona fede. Sta di fatto che non mi sono defilato, poiché ho annunciato il caso alla mia assicurazione per rispondere alle inadempienza che sarebbero risultate a mio carico. In questo senso, avevo anche richiesto una distinta dei costi, che però non mi mai stata consegnata. Tuttavia, se la ditta del tecnico, incaricato dal Comune, è fallita e non è stato possibile distinguere le responsabilità, non è certo colpa mia, come insinua il PDC. Semmai era il Comune a dover verificare la situazione della ditta prima d’incaricarla. Volete sapere se ho commesso degli errori nel corso della mia carriera professionale? Certo, e purtroppo ne commetterò ancora come tutti. E per questo dovrei tacere, mentre i responsabili comunali abusano del loro potere politico?

Alterazione della Legge edilizia

Chi ha scritto l’articolo del PDC ha però dimenticato un quarto caso che ritengo sintomatico per la gestione politica comunale. Infatti, due settimane fa ho inoltrato un reclamo al Consiglio comunale, perché nella Legge edilizia, revisionata nel 2005 in relazione all’introduzione della Legge sulla pianificazione territoriale cantonale, è stato aggiunto un quarto capoverso all’articolo 7, che la legge votata dal Popolo nel 2001 e approvata dal Governo nel 2003 non conteneva! Inoltre, diversi articoli (alcuni dovevano essere applicati anche nel caso finito a Losanna …) e tutto il capitolo relativo alle prescrizioni del piano di quartiere, che secondo l’articolo 107 della legge cantonale sono tuttora in vigore, sono stati semplicemente cancellati. Dopo quasi dieci anni che continuo a segnalare queste illecite alterazioni della Legge edilizia, non mi è restato che inoltrare un formale reclamo. Ma probabilmente anche in questo caso il PDC riterrà che non c’è motivo d’indignarsi. Altri piccoli errori insignificanti. Cosa importa se qualcuno altera a suo piacimento le leggi votate dal Popolo!

Guarda caso, proprio in riferimento all’Albergo Raselli il PDC nota indignato, che l’attuale Consiglio comunale non ha nemmeno fatto pagare il superamento dell’indice di sfruttamento. Posso solo consigliare al “Partito dei chiarimenti” di informarsi sulle leggi in vigore prima di blaterare. In quel modo si sarebbe accorto che non esistono le basi legali. Fra l’altro, la Commissione di gestione ha anche stigmatizzato le mancate riscossioni della tassa compensativa per il rilascio delle deroghe, riferendosi appunto al quarto capoverso dell’articolo 7, che è stato inserito abusivamente nella Legge edilizia. Magari, il PDC dovrebbe spiegare alla popolazione il motivo per cui non conosce le nostre leggi … E illustrare come mai sia possibile alterare una legge. Ciononostante, in un comune gestito con trasparenza e nel rispetto della legalità, dove per tutti i cittadini vale il principio di uguaglianza, non serve “un paladino della moralità e della legalità”, tantomeno “un giudice supremo che usa due pesi e due misure in base alle convenienze del momento”. Per evitare gli scandali basta che i politici individuino le irregolarità (non sono poche) e s’impegnino ad eliminarle, invece di distorcere i fatti per occultarle.

Mario A. Tempini

 


 

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