“I Segreti del giovedì sera” e “Scusate la polvere”, Elvira Seminara

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«Abbiamo 59 anni, alcuni di noi hanno smesso di tingersi i capelli e di fumare, altri hanno cominciato la dieta e la ‘Recherche’, però dicendo che la rileggono. Facciamo finta di credere a un sacco di cose: che dimostriamo al massimo 48 anni, che non siamo depressi ma disincantati, che quella non è pancia ma colite. Che il vino rosso fa bene, e il caffè allunga la vita. Abbiamo avuto case allagate e idee geniali, spesso contemporaneamente. Alcuni hanno doppie vite, doppio lavoro, doppio mento, doppia sim. A teatro ci addormentiamo, e in tv vediamo lo stesso Montalbano tre volte, convinti che sia la prima. Abbiamo voglia di ridere, ma ci commuoviamo spesso e diamo la colpa al polline. Ci angoscia l’idea di dimenticare le password». Questa citazione della quarta di copertina la dice lunga sul tono ironico e amaro, teneramente autocritico, con cui l’autrice inquadra un’età anagrafica e sociologica, lo stato di una vita benestante e infragilita, perlopiù femminile ma non solo.

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