Un verbo fuori moda

0
199

Luca 2, 1.3-6.8-11 e Matteo 26, 36-43
Sermone del 12 dicembre 2021

I culti domenicali vengono registrati e si possono riascoltare al seguente nuovo indirizzo:

https://diretta.riformati-valposchiavo.ch

Quando descrive la scena dei pastori nelle campagne nei dintorni di Betlemme, l’evangelista Luca non dice nulla di quelle persone, se non che si trovavano là con le loro pecore, a vegliare.

Poco prima della fine della sua vita, Gesù chiede ai suoi discepoli, che lo hanno accompagnato nell’orto del Getsemani, di vegliare con lui.

All’inizio e alla fine della vita di Gesù ci sono persone che vegliano e risuona l’appello a vegliare. E in entrambi i casi il vegliare si rivela un atteggiamento indispensabile per poter cogliere e accogliere l’evangelo.

Vegliare oggi non è più di moda: non è più utilizzato da nessuno, nemmeno dalle chiese, perché sembra troppo debole. Preferiamo, anche nelle chiese, i verbi credere, amare, agire, fare.

In un mondo caratterizzato dall’azione, dalla rapidità, dall’efficienza, pensiamo che vegliare sia sinonimo di immobilismo, di incapacità, di impotenza, di rassegnazione. Chi veglia, pensiamo, è un perditempo. E così non facciamo i conti con l’invito di Gesù che chiede, a chi vuole seguirlo, a chi vuole diventare suo discepolo, di vegliare.

Ma perché vegliare?

1) In primo luogo, perché vegliare significa attendere. Aspettiamo un Signore che è già nato a Natale, ma che ancora deve nascere e mettere radici dentro di noi, nel nostro cuore e nella nostra esistenza.

Certo, le chiese stesse oggi sono spesso un luogo di gente tranquilla, sazia, magari anche indifferente, e non di gente in attesa…

Attendere vuol dire cercare di capire prima di agire, riflettere prima di giudicare, ricevere prima di pensare di poter dare.

Gesù non ha chiesto ai pastori di mettere sottosopra il mondo, non ha chiesto ai discepoli di respingere combattendo i soldati: ha chiesto di essere presenti.

2) Può sembrare poco, essere presenti. Ma invece è la cosa più difficile. Non è facile stare accanto al letto di un morente, o di fronte alla disperazione di una vita fallita.

Gesù dice che vegliare, essere accanto, essere presente, è l’inizio di ogni vero e profondo cambiamento.

Forse mai come oggi sono state tanto numerose le persone che non attendono una rivoluzione nella propria vita, ma chiedono solo un gesto di umanità, un gesto di ascolto, di presenza, di non abbandono, di tenerezza.

3) Vegliare significa resistere, imparare a perseverare, a tenere duro.

Diventare cristiano, collocarsi in un percorso che porta verso l’essere cristiano, significa imparare a resistere a ogni forma di rassegnazione, in ogni ambito della vita, nella politica come nel lavoro, nella speranza come nella fede.

Resistere alla rassegnazione anche rispetto a noi stessi, alla nostra inconcludenza, al senso di inutilità che aggredisce ogni iniziativa, mina ogni entusiasmo, frustra ogni progetto.

L’appello a vegliare non è l’evangelo, ma è un elemento indispensabile affinché l’evangelo possa essere accolto. Attendere, essere presenti, resistere: perché Dio stesso veglia su di noi.

Pastore Paolo Tognina