Da molte parti si levano voci a sostegno della necessità di difendere i valori. Lo dicono molti politici, lo sostengono educatori, lo chiedono commentatori ed esperti di vari settori, lo ripetono psicologi e terapeuti, ne parlano esponenti religiosi. Tutti sono d’accordo nel dire che i valori devono essere difesi. Non c’è però, o non mi risulta che ci sia, un accordo altrettanto ampio su quali siano i valori che dovrebbero essere difesi.
Situazione opaca
Visto che non c’è accordo su quali siano i valori che tutti vogliamo difendere, dobbiamo dedurre che il discorso sui valori è inutile? E che ognuno si tenga i suoi, e Dio, o chi per esso, ce la mandi buona? Direi di no. Anche perché credo che il discorso sui valori e gli appelli a difenderli emergano da un clima particolare che è quello di una diffusa sensazione di mancanza di riferimenti sicuri e di regole valide per tutti che tante persone oggi percepiscono.
Ricerca di sicurezze
In un clima di incertezza, di rapidi cambiamenti, di profonde trasformazioni sociali, ciò che chiamiamo valori rappresenta allora qualcosa di permanente, di non transitorio, di sicuro, di solido a cui pensiamo di poterci appoggiare. Avere dei valori ai quali riferirsi equivale ad affermare di non essere fuscelli trascinati dalla corrente della storia, dai suoi mutamenti e dai suoi capricci. Avere dei valori significa poter guardare oltre i limiti della propria esistenza e dire: c’è una realtà forte che ci precede, che ci accompagna, che ci unisce e ci porta. Fare riferimento a dei valori significa affermare la propria identità e autonomia, affrancarsi dalle contingenze e dai condizionamenti del contesto in cui viviamo.
Legami di umanità
Lo scrittore francese Albert Camus, nel romanzo “L’uomo in rivolta”, ha parlato di valori che tracciano il profilo di “un’invisibile complicità tra gli uomini, di una comune struttura di riferimento, di una catena di solidarietà, di una comunicazione tra gli esseri che rende gli uomini simili gli uni agli altri e legati tra di loro”.
Valori che dividono
Bisogna tuttavia anche ammettere che la difesa dei valori può essere invocata, ed è spesso invocata, con intenzioni reazionarie. In quel caso si tratta di un appello a recuperare tradizioni perdute: quelle di un clan, di una confessione, di una nazione. Può trattarsi ad esempio dei valori dell’Occidente cristiano, difesi con l’orgoglio e la fierezza derivanti dalla convinzione di appartenere alla parte migliore, più progredita, superiore dell’umanità. Può trattarsi di valori sbandierati nel nome della chiusura nei confronti del diverso, del marginale, dell’immigrato, dello straniero. Valori di questo genere non hanno nessun carattere universale, sebbene chi li onora e difende ritenga il contrario e cerchi di imporlo, con le maniere forti, se necessario, all’intera società. Si tratta di valori che portano spesso a esiti aggressivi e intolleranti.
Valori imposti
E c’è chi difende i valori per trasformarli in ideali da realizzare a tutti i costi. In nome dell’idea astratta della libertà si soffocano allora tutte le libertà, in nome dell’ideale astratto di giustizia si commettono ingiustizie di ogni sorta. L’elenco dei valori ideali resi assoluti e ai quali sono state sacrificate, e ancora siamo disposti a sacrificare, delle vite, non è purtroppo breve: il progresso, la verità, lo stato, la nazione, l’etnia, il colore della pelle, la chiesa… In questo processo di assolutizzazione, che apre la strada al fanatismo, al fondamentalismo e all’intolleranza, una certa idea di che cosa dovrebbe essere l’uomo prende il posto degli esseri umani in carne ed ossa: contano solo più gli ideali, certi modelli di riferimento, mentre l’essere umano reale, che vive, mangia, dorme, sogna, patisce dolore, conosce tristezza e gioia, perde ogni valore e tragicamente scompare.
Consenso e condivisione
Qual è lo scopo della vita? Consiste nel tendere verso valori irraggiungibili, o nell’imporre a tutti convinzioni particolari, o nell’affermare con la forza il proprio diritto all’esistenza, se non addirittura i propri privilegi, a scapito di quelli di altri? O consiste piuttosto nel tentativo di instaurare e mantenere dei rapporti giusti con il prossimo, con le persone che mi vivono accanto? E per noi, intesi come consorzio umano, non dovrebbe consistere nel dare vita a una società che mette in pratica la solidarietà con i più deboli, elabora soluzioni politiche frutto della ricerca del bene comune, e si oppone con tutto il rigore necessario a ogni sopruso o deriva violenta, da qualunque parte essi provengano?















