Santo Cielo. Che tempo che fa

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Le previsioni del tempo hanno assunto un’importanza crescente. Una volta erano relegate tra le curiosità degli almanacchi. Poi hanno fatto capolino in un breve spazio al termine dei notiziari radiofonici e nei telegiornali. Oggi sono diventate un elemento irrinunciabile: annunciate da una sigla, introdotte da esperti, presentate da annunciatrici di bella presenza e dalla voce curata, precedute e seguite da spot pubblicitari.

Preoccupazione costante

Il tempo che fa, o che farà, costituisce ormai anche una parte non trascurabile delle nostre preoccupazioni. Ne parliamo spesso, con tutti quelli che incontriamo. Al telefono, fisso o portatile, chiediamo immancabilmente: che tempo fa, lì da voi? I commenti sulle condizioni meteo fanno parte integrante anche della nostra corrispondenza elettronica.

Ma perché parliamo tanto della pioggia e del bel tempo? È un fenomeno passeggero, una moda frivola e inutile? Forse no, anzi certamente no.

Un argomento facile

Avviare una conversazione con una persona che non conosciamo, o che conosciamo poco, non è facile. Il tempo che fa è un argomento neutro che permette di rompere il ghiaccio. Parlare della pioggia e del sole, dei temporali e della grandine, del vento e della temperatura è un modo per entrare in relazione con gli altri e stabilire un legame sociale. È un argomento poco impegnativo, che non suscita controversie. Non si potrebbe raggiungere lo stesso obiettivo parlando di politica, di sport, di religione, di denaro o di relazioni amorose: quelli sono temi che suscitano inevitabilmente pareri divergenti, e dunque a volte preferiamo evitarli.

Una valvola di sfogo

Ma c’è anche un altro motivo per cui parliamo spesso del tempo. Abbiamo tutti un profondo bisogno di lamentarci. L’avrete certamente constatato anche voi: non siamo mai contenti del tempo che fa. Se piove, chiediamo il sole; se il tempo è bello, ci lamentiamo perché manca la pioggia; e quando soffia il vento, vorremmo che cessasse. Insomma, il tempo, così com’è, non va mai bene. Forse abbiamo bisogno di lamentarci per sentirci vivi. Se tutto andasse per il verso giusto, la nostra sarebbe una vita di cui non vale la pena parlare. Ma se c’è qualcosa che non va, se troviamo un argomento su cui appuntare le nostre critiche, se possiamo denunciare carenze e difetti, allora ci sentiamo vivi.

Un rischio controllato

E in ogni modo, prendersela con il tempo fa meno danni che criticare il proprio capo, o litigare con i colleghi di lavoro, o prendersela con la moglie o il marito. Ma parlare del tempo è anche un modo per dare un senso alla nostra vita, sfuggire alla piattezza della routine quotidiana, aggiunge un pizzico di brivido alle nostre giornate. Come chi sale sulle montagne russe e grida di paura, così chi si preoccupa del temporale che si avvicina scaccia la noia. E affrontando la paura della burrasca, affrontiamo le paure che circondano e accompagnano la nostra vita.

E se il clima cambia?

È forse per questo che oggi il tema dei cambiamenti climatici occupa tanto spazio nel dibattito pubblico e attira l’attenzione dei mezzi d’informazione. Con una differenza: che il pericolo oggi è reale e scientificamente provato. E la ricerca di soluzioni per contrastare l’innalzamento globale della temperatura non è solo la risposta a una paura primordiale, ma una necessaria reazione per evitare il peggio, modificare la traiettoria del nostro sviluppo, impegnarci per un mondo vivibile. Era l’obiettivo delle antiche profezie religiose. I moderni oracoli della società secolare non hanno una funzione diversa