Dopo 10 anni, sul finire del mese di aprile dello scorso anno, Kaspar Howald ha lasciato il suo ruolo di direttore di Valposchiavo Turismo per dedicarsi a un nuovo capitolo della sua vita. Il Bernina, curioso, fra le altre cose, di capire quanto sia ancora legato Howald alla Valposchiavo, lo ha raggiunto a pochi mesi dall’inizio di questa nuova avventura alla direzione della neonata graubünden Cultura.
Kaspar, come sta andando la tua avventura a graubünden Cultura?
Il lavoro per il progetto graubünden Cultura è stimolante perché riguarda un campo molto ampio: il cantone si estende su 150 valli e tante di queste hanno mantenuto la loro particolarità culturale (in tutti i sensi). Anche la cultura stessa è un concetto molto vasto: dalle visite guidate nei diversi comuni al Kirchner Museum a Davos, dal concerto-aperitivo après sci a spettacoli di danza contemporanea. Mantenere il focus con questi presupposti a volte risulta arduo. Allo stesso tempo in questi pochi mesi ho visto e conosciuto luoghi e persone di cui non sapevo nulla prima, pieni di energia ed entusiasmo da cui mi faccio contagiare volentieri.
Di che progetti ti occupi attualmente?
Uno dei compiti principali di graubünden Cultura è mettere in rete le attrici e gli attori del mondo della cultura e del turismo, portarli allo stesso tavolo e sostenerli nella creazione di nuove offerte. Per questo scopo stiamo lanciando una serie di workshop sotto il titolo “Spazi avert & Ufficinas – Da la Punderaziun a l’Acziun”. Questi workshop si rivolgono a tutti gli operatori artistici e turistici attivi nel cantone dei grigioni. Il programma vuole permettere ai professionisti della cultura e del turismo di scambiarsi idee per sviluppare progetti comuni che combinino cultura e turismo. Con questi presupposti mettere in atto dei progetti e allo stesso tempo creare una rete di collaborazione e innovazione che lavora insieme per migliorare le condizioni quadro della produzione culturale (turistica) nel Cantone e sviluppare offerte specifiche. Invito qui tutti gli attori turistici e culturali della Valposchiavo a prendere parte attivamente a questa avventura. Tutte le informazioni e il modulo d’iscrizione si trovano su cultura.graubuenden.ch/spazi-avert.
Hai mantenuto comunque l’ufficio a Poschiavo: questo ti permette di avere ancora un occhio di riguardo sulle questioni in Valle?
Certo, la Valposchiavo per me rimane un punto di riferimento e mi sta a cuore lo sviluppo futuro di questa Valle particolare. In questo senso, continuo a seguire gli sviluppi soprattutto nell’ambito culturale e sociale, anche se ormai da una prospettiva più esterna e meno coinvolta.
Alla luce di questo tuo nuovo punto di vista da esterno, cosa ne pensi della questione Punto Rosso?
La questione del Punto Rosso è spinosa e stimolante allo stesso tempo. È molto bello che abbiamo la possibilità di immaginarci come usare al meglio una struttura unica come il Punto Rosso e trovo molto interessante l’uso che ne è stato fatto negli ultimi anni. Allo stesso tempo è un peccato che il Comune non abbia potuto giocare un ruolo più attivo nella vicenda. Sono contento però che con gli ultimi sviluppi non si sono chiuse le porte di questo spazio affascinante, anzi, dal mio punto di vista l’acquisto della struttura effettuato da un unico proprietario potrebbe anche essere una specie di liberazione (Befreiungschlag) che permette uno sviluppo interessante per il futuro. Continuerò a sognare uno spazio aperto a vari usi e progetti in una situazione strategica per il Comune di Poschiavo.
E del premio Wakker? Più frutto degli investimenti pubblici o privati?
Il premio Wakker, almeno per me, è stato una grandissima sorpresa. Dopo Soglio e Origen non pensavo che il premio potesse andare un’altra volta ad una località dei Grigioni almeno per un paio d’anni. Se sia più frutto di investimenti pubblici o privati non saprei dire. È chiaro che in Valle c’è una società civile molto attiva e molto intraprendente. Questo mi ha colpito sin da subito quando sono arrivato a Poschiavo. Ho capito che qui – se ti piace una cosa – la devi organizzare o mettere in piedi tu stesso. Nel senso: Ti piace la musica? Allora organizza un concerto. Ti piacciono i film? Allora fonda un cineclub. Ti piace la letteratura? Allora organizza un Festival letterario. E funzionerà così anche nello sport o in altri ambiti della vita sociale. Non si può contare su qualche istituzione pubblica o privata per soddisfare le proprie esigenze, come magari accade nei centri urbani, bisogna impegnarsi in prima persona. E questo fatto responsabilizza la gente, che è una cosa positiva. Il lato negativo della medaglia magari è che il Comune ogni tanto si ritrae un po’ troppo sui compiti strettamente necessari.
Faccio un esempio pratico: il mercatino in piazza. Di solito le bancarelle dei mercatini sono proprietà dei comuni ed è il comune che si occupa dell’organizzazione e dell’allestimento del mercatino. È cosi in località turistiche come Pontresina e come in località non turistiche della svizzera interna. A Poschiavo non è così. Esiste un’associazione privata che se ne occupa, che finanzia e mantiene le bancarelle, organizza e allestisce il mercatino. Di per se può essere una bella cosa perché così si responsabilizzano i commercianti e c’è la garanzia che il mercatino è una vera esigenze dei negozianti locali. Allo stesso tempo però si corre il rischio che magari un giorno non si trova più gente disposta a formare il comitato e a prendersi cura di tutto il lavoro che questo comporta. In questo caso secondo me il Comune o i comuni dovrebbero sempre avere un occhio attento per capire dove possono o devono intervenire per facilitare la vita alle persone e alle associazioni molto impegnate di cui per fortuna disponiamo.
Recentemente si è discusso anche dei troppi eventi in Valle e della necessità di strategie per gestirli in modo diverso, una questione che non ti suonerà nuova… Cosa ne pensi?
Ma questo, secondo me, è un problema di lusso, se poi veramente è un problema. Tra l’altro è una preoccupazione che ho sentito in quasi tutte le destinazioni del Cantone, dove ci muoviamo in situazioni abbastanza rurali. Chi ha vissuto in una grande città invece conosce la (felice) situazione in cui ci si deve dividere tra una scelta ricchissima di offerte culturali e non ho mai sentito dire a uno zurighese che ci sono troppi eventi culturali. Capisco che non è sempre facile scegliere, ma considero il fatto che ogni tanto (e qui penso che stiamo parlando soprattutto di 2/3 mesi in estate) non si possono seguire tutti gli eventi, piuttosto che un problema direi un segno di una vita culturale ricca e viva. Chiaro, quando gli eventi cominciano a cannibalizzarsi a vicenda e non c’è più il pubblico necessario per i singoli eventi, può diventare un problema. Ma io questa mancanza di pubblico non l’ho mai vista negli eventi culturali che ho organizzato o seguito in questi anni.
Alla fine sta a chi organizza un evento capire quali altre offerte ci sono allo stesso tempo e se è intelligente o conveniente organizzare una propria attività contemporaneamente. Ma tutto sommato ho l’impressione che il coordinamento molto spontaneo e autogestito (vedi sopra) ha funzionato per lo più abbastanza bene in questi anni. Non ho ancora mai visto, durante la mia esperienza, un sistema di coordinamento imposto dall’alto che funzioni veramente. Credo che servano più gentilezza e flessibilità che regolamenti e imposizioni.















